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Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
3 nov 2020
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Durante la pandemia si moltiplicano i progetti di moda riciclabile

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
3 nov 2020

La pandemia di coronavirus sta paralizzando ancora oggi il settore della moda e molti brand ne approfittano per ripensare le loro strategie, al fine di rispondere al meglio alle richieste dei consumatori, che reclamano prodotti più rispettosi dell’ambiente e più facilmente riciclabili.

Le sneaker UltraBoost DNA Loop di Adidas - DR


Secondo GlobalData, i brand di moda stanno cercando di ritrovare il loro posto sul mercato e molti di essi vogliono semplificare il loro processo di approvvigionamento di materie prime. La tendenza è anche quella di sviluppare processi di design e di produzione che consentano di riciclare in modo più semplice abiti e calzature.
 
“La crisi causata dal Covid-19 ha obbligato tutto il settore a rivalutare le proprie strategie. I consumatori si aspettano più responsabilità da parte dei marchi del fashion”, ha dichiarato Beth Wright, specialista del settore tessile di GlobalData. “Chi sta cercando di passare dal modello lineare tradizionale che consiste nel ‘prendere-produrre-buttare’ a un processo circolare deve spingersi oltre. Perché un prodotto sia veramente circolare, deve poter essere disassemblato alla fine del suo ciclo di vita, in modo da poter riciclare o riutilizzare tutti i suoi componenti per produrre nuovi materiali, utilizzati per realizzare un nuovo prodotto”.

Tra le ultime innovazioni in termini di riciclo nella moda, GlobalData sottolinea quella del brand tedesco Adidas con la calzatura UltraBoost DNA Loop, un prodotto ultra performante sviluppato nell’ambito del progetto “Made to be Remade”. La sneaker è realizzata con un solo materiale e assemblata senza colla, può quindi essere smontata, fusa e riassemblata in una nuova calzatura alla fine del suo ciclo vitale.
 
Sempre in Europa, il colosso svedese del fast fashion H&M ha recentemente lanciato il suo primo sistema di riciclo capo per capo, denominato Loop, in una delle sue boutique in Svezia. I clienti possono vedere i loro abiti trasformati sotto i loro occhi in fibre e fili utilizzati per creare nuovi capi, grazie a una tecnologia sviluppata dal Hong Kong Research Institue of Textiles and Appareil.
 
Alcuni brand stanno invece puntando sulla formazione. PVH Corp, il gruppo newyorchese a cui fanno capo Calvin Klein e Tommy Hilfiger, ha recentemente lanciato un programma di formazione denominato “Circularity 101” e destinato ai suoi dipendenti; una tappa definita essenziale nell’ultimo rapporto CSR dell’azienda.
 
L’e-tailer londinese Asos, da parte sua, propone un programma di formazione per i suoi designer in collaborazione con il Centro per la Moda Sostenibile al London College of Fashion. Più di 200 membri del team di design della piattaforma hanno seguito il programma, in seguito al quale Asos ha lanciato la sua prima collezione di moda circolare, nella quale ogni prodotto è stato confezionato con un solo materiale. Il colosso dell’e-commerce si è inoltre impegnato a creare prodotti sempre più semplici da riciclare.

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