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Dsquared2: incontro coi gemelli Caten sui loro 25 anni vestendo stelle dello sport e della musica

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 10 gen 2020
Tempo di lettura
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Dean e Dan Caten, gli stranieri di maggior successo nella moda italiana, hanno festeggiato il 25° anniversario della loro casa di moda venerdì sera a Milano. Insieme abbiamo parlato della loro visione interiore della straordinaria carriera che hanno compiuto come ‘immigrati’ nella moda europea.

Dean e Dan Caten - Inez & Vinoodh


Questo venerdì, la coppia Dean e Dan Caten, meglio noti col nome Dsquared2, ha celebrato il suo 25° anniversario, calcio d’inizio della Settimana della Moda maschile di Milano, con una sfilata maestosa e un fastoso party.
 
La serata ha segnato l’ultimo apice in ordine di tempo della carriera dei due fratelli nati in Canada, i quali, in un quarto di secolo, sono riusciti a imporsi come la maggiore storia di successo in assoluto di due stranieri nella storia della moda italiana.

Difensori dell’idea di una moda accessibile, pop e ottimista, Dean e Dan — come sono universalmente noti — hanno trasformato il loro progetto in un’azienda solida, il cui fatturato ha sfiorato i 250 milioni di euro nell’ultimo esercizio. Il loro stile istantaneamente riconoscibile ha anche portato loro un enorme successo nel Gotha delle star del rock — dal vestire Madonna nel videoclip molto "western" del brano “Don’t tell me”, a Beyoncé nella sua performance a un Super Bowl. Ma il duo non si limita alle dive del pop, bensì si è saputo ritagliare uno spazio particolarmente invidiato nel mondo del calcio — Dsquared2 attualmente veste la squadra del Manchester City nella Premier League inglese.

La boutique di Amsterdam - Dsquared2


E così abbiamo incontrato i gemelli per saperne di più sui loro metodi di lavoro, sui loro rapporti con le celebrità e sulla storia del loro successo.
 
“In effetti, saranno presto 25 anni e siamo ancora qui”, dice Dan: “Qualche volta i sogni si realizzano davvero”, aggiunge Dean, che termina regolarmente le frasi di suo fratello. “Ciò che è certo è che siamo riusciti a mantenere il nostro slancio, fino all'apertura del nostro ristorante, passando per le nostre piscine e ora la palestra”, conferma Dan durante un pranzo al Ceresio 7, un bellissimo edificio milanese che un tempo apparteneva all’ENEL, e che oggi è la sede mondiale di Dsquared2. 
 
Quando gli si chiede di definire il loro DNA, rispondono in coro: “Noi proponiamo dei modelli semplici e onesti. Vestiti veri per persone vere. L’idea è di vestire i clienti dalla A alla Z, dalla prima infanzia alle feste dopo la mezzanotte”.
 
I fratelli Caten sono nati nel dicembre 1964 in Canada, un Paese che ispira continuamente la loro creatività. La loro madre era inglese e il loro padre era originario di Casalvieri, cittadina laziale in provincia di Frosinone sospesa sulla cima di una collina.
 
“Non parlavamo veramente italiano a casa. Abbiamo avuto un po' di problemi durante l’infanzia... a causa del razzismo. Papà non voleva che i suoi figli fossero perseguitati, e allora abbiamo accorciato il nostro cognome, Catenaccio, in Caten”, ricorda Dean. Questa infanzia diversa ha fatto loro desiderare di superare gli altri? “Penso che sia stato soprattutto il fatto di essere poveri a darci quella motivazione in più per avere successo!”, sorride Dan.

Dsquared2 - Primavera-Estate 2020 - Menswear - Milano - © PixelFormula


Se ci pensate, il loro padre si è trasferito in Canada per avere successo nella vita, per essere qualcuno. Loro hanno percorso lo stesso cammino a ritroso con il medesimo obiettivo in mente.
 
A 20 anni esatti d’età, prendono la decisione di creare la loro azienda. Ma prima lavorano per un marchio di moda canadese chiamato Ports. Nel 1991, all’età di 26 anni, cedono la maggior parte dei loro investimenti e volano a Milano all’apogeo dell’era delle top model — Linda, Naomi e Cindy —, facendosi strada con le sfilate nella città italiana.
 
“Sapevamo di dover creare questo progetto insieme. Abbiamo sempre lavorato insieme: nella moda, ma anche come camerieri o caddy di golf. Prendevamo 15 dollari a partita. Non che sapessimo qualcosa di golf. ‘Un sand wedge, è una mazza da golf, imbecilli, non un sandwich!'”, urlò loro una volta un cliente, ricordano con allegria.
 
Dopo qualche anno lavorando come freelance, trovano una piccola fabbrica e lanciano la loro prima collezione nel 1994. Battezzata “Homesick Canada”, la linea propone uomini in mutande e giacche da boscaiolo, una linea sexy presentata in un minuscolo showroom coperto di felci.
 
La loro terza collezione sale finalmente in passerella; la sfilata costituirà la loro prima mega hit. La collezione s’intitola “Back to Napoli”; viene presentata nel giugno del 1997 in una scenografia napoletana, e vi appare il primo look femminile, poco tempo dopo aver vestito Madonna nel suo famoso videoclip “Don't Tell Me"”, realizzato da Jean-Baptiste Mondino.

Beyoncé in Dsquared2 al Super Bowl 2016 - DR


I Caten hanno fatto dei video anche con i Black Eyed Peas, e tour con Britney Spears; hanno vestito Jennifer Lopez per gli American Music Awards e, naturalmente, Beyoncé. In occasione della sua performance per il Super Bowl numero 50 nel 2016, la superstar rese coraggiosamente omaggio al movimento delle Pantere Nere. Un’esibizione radicalmente politica in cui lei e il suo corpo di ballo indossavano berretti neri e giacche di pelle.

I due stilisti hanno usato molte di queste immagini iconiche nella loro sfilata-anniversario, che è stata seguita da uno dei loro leggendari party, in cui si è danzato freneticamente fino al cuore della notte.

“Noi amiamo la musica, gli spettacoli e le performance. Ce l’abbiamo nel sangue”, sottolinea Dan: “Inoltre, ciò che è veramente importante per noi sono la forma e la silhouette. A 200 metri di distanza non si distinguono le paillette, ma la forma si vede eccome. È Madonna che ce l’ha insegnato”, racconta Dean.

Inseparabili nelle conversazioni, i fratelli Caten sono legati anche sui social network. Quasi la metà del loro profili su Instagram presenta ritratti fotografici di loro due insieme, un modo ecccellente per connettersi al loro pubblico giovane.

“Ci piace condividere le nostre vite. È la nostra cosa”, spiega Dan. Anche se, come molti marchi milanesi, sono prudenti quando si tratta di lavorare con degli influencer. “Per collaborare con noi, gli influencer devono essere persone vere, clienti reali. Altrimenti, viene visto solo come un fatto commerciale che alla fine può persino risultare dannoso”, afferma Dan.

J. Lo in Dsquared2 - DR


Da buoni canadesi preferiscono la neve al calcio, il che non ha impedito loro di diventare degli esperti nel vestire le leggende del calcio moderno. Cominciarono nel 2006, vestendo la Juventus. 

Poi, quando Pep Guardiola, l’allenatore calcistico più titolato degli anni 2000, è stato assunto dal Manchester City, si sono messi a vestire i campioni d’Inghilterra. Hanno anche creato un guardaroba completo per la prima squadra, visto in molti video in bianco e nero. Robusti jeans neri, gilè di cotone con logo DSquared2 e stivaletti indossati in una clip in cui Pep Guardiola si muoveva circondato dal suo team.

Per il City hanno anche creato dei parka, degli eleganti trench, delle polo impeccabili e persino delle valigie con rotelle super tecnologiche, per le occasioni in cui la squadra gioca in trasferta: “Bisogna essere un giocatore del Manchester City per poter indossare questi vestiti. Ma fa venire voglia ai fan di scoprire il marchio. Il fatto essenziale è che ai giocatori piace indossare i nostri vestiti. E si vede. Soprattutto sui loro profili social”, si rallegra Dean.

Quali altri stilisti ammirano? “Azzedine”, risponodono di concerto, “e Saint Laurent ai vecchi tempi. E Gianfranco Ferré, soprattutto quando era direttore creativo di Dior, nel momento in cui espresse veramente la sua genialità”. E quale consiglio darebbero ai giovani stilisti?  “Mangiate, bevete e dormite moda!”, risponde Dean subitaneo.
 
Un elemento chiave del successo del loro marchio è stato il lavorare da 17 anni con Staff International, la branca manifatturiera di Renzo Rosso, il miliardario veneto che ha fondato Diesel.

Ci sono state voci di alcune turbolenze nel corso degli anni, ma Renzo Rosso e i fratelli Caten oggi mantengono un rapporto sereno e privo di attriti. Dean e Dan sono anche maturati come creatori di moda: le loro ultime sfilate, percorse da influenze etniche e riferimenti sportswear super tecnologici, hanno rappresentato dichiarazioni di moda stilisticamente validissime. I due creatori spesso salutano vestiti in modo identico alla fine delle loro sfilate.

“Lo facciamo perché quando eravamo giovani ci facevano indossare gli stessi vestiti. Questo rafforza il fatto che siamo gemelli”, sottolinea Dan.

I fratelli Caten con Cristiano Ronaldo - Dsquared2


Staff International e i suoi impianti all'avanguardia in Veneto hanno permesso a questi due gran lavoratori di realizzare le loro idee più avanguardiste riuscendo a rimanere appetibili commercialmente. “A mio avviso, noi miglioriamo sempre più quanto più lavoriamo con persone di valore. Oggi, finalmente sappiamo cosa ci piace davvero. È un processo naturale”.

“Collaboriamo con Staff da 17 anni e siamo sempre molto coinvolti nel processo creativo. Andiamo a lavorare in fabbrica per tre giorni ogni due settimane. Adoriamo vedere e fare tutto!”.
 
Quando ci si ricorda che hanno iniziato senza soldi, senza contatti e sapendo solo poche parole di italiano, è straordinario pensare a cosa siano riusciti a fare. Nel 2018, il loro fatturato è salito del 5%, raggiungendo i 240 milioni di euro. Il marchio possiede 85 negozi monomarca in proprio e prevede d’inaugurarne altri 5 nel 2020.
 
Nella sfilata di venerdì hanno proposto un grande mix d’influenze storiche. “Abbiamo celebrato il passato, il presente e il futuro. In altre parole: oggi, domani e oltre”, esclama Dean.

Hanno preso in considerazione la possibilità di vendere il brand? Sì, abbiamo già ricevuto delle offerte... ma il marchio è ancora il nostro figliolo. Non desideriamo che sia adottato da nessuno per il momento. È come se avesse appena superato i 18 anni. Vedremo quando arriverà a 30!”, aggiungono, rispondendo all’unisono.

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