Dondup presenta il progetto sostenibile D/Zero con Candiani

Dondup porta il segmento premium denim nell'universo green. L'azienda intraprende, infatti, il cammino dell'ecosostenibilità, partendo dal jeans, ma con l'obiettivo di estendere il progetto D/zero a tutta la produzione. Per affrontare questo ambizioso primo passo, la realtà guidata da Matteo Marzotto ha scelto come partner Candiani denim, leader mondiale nello sviluppo di tele denim sostenibili che vanta 80 anni nel settore.

Da sinistra: Simon Giuliani, Matteo Marzotto eChicco Barina

Il denim tradizionale genera, come è noto, un impatto ambientale rilevante, causato dalla coltivazione e produzione della materia prima e dall’importante utilizzo di acqua (90 litri in media per realizzare un pantalone, ndr.), energia e prodotti chimici nelle fasi di finissaggio del tessuto e nel processo dei trattamenti. “Partendo da questa premessa siamo riusciti a ridurre il consumo di acqua del 70%, accanto a un risparmio energetico fino al 60% e riducendo anche del 20% l'uso di prodotti chimici, garantendo però un prodotto finale che mantiene le stesse caratteristiche estetiche, le stesse performance e le stesse fasce prezzo pur col valore aggiunto di essere green", ha spiegato Chicco Barina, responsabile Stile di Dondup.

La prima collezione D/zero, 100% made in Italy, debutta con due modelli di jeans, uno uomo e uno donna, in sei varianti, per dodici pezzi totali, con un prezzo al pubblico che andrà dai 190 ai 260 euro. La distribuzione inizierà a febbraio 2019 in una selezione di 99 punti vendita in tutto il mondo, oltre a quello di Dondup in Via della Spiga, a Milano. "Usciremo sulle stesse fasce prezzo degli altri jeans, anche se per noi D/zero ha costi maggiori che abbiamo però deciso di riassoribire noi per fare 'un omaggio di sostenibilità' al mercato. L’idea è, poi, quella di ampliare questo percorso sia a livello distributivo che produttivo. Vorrei andare su tutta la produzione, avvalendomi del know how di altri partner che siano d'eccellenza nel loro segmento, come lo è Candiani nel suo. Per esempio stiamo pensando al mondo della lana", ha precisato Matteo Marzotto, Presidente di Dondup.

Fino ad oggi, tre parole bastavano a definire il premium denim: fit, lavaggio e performance. Ma per Simon Giuliani, global marketing director di Candiani Denim, c’è un altro aspetto che non può mancare in un prodotto che ambisc oggi a ad essere etichettato come premium denim: la sostenibilità. Il manager si è  soffermato sugli aspetti più tecnici di questo concetto molto caro all’azienda di Robecchetto con Induno, che non a caso si fregia del soprannome di ‘The greenest mill in the blue world’: “La nostra filiera è 100% italiana, dalla produzione alla confezione, fino al lavaggio”, ha spiegato Giuliani. “Oltre al territorio in cui produciamo, sono altrettanto importanti anche gli ‘ingredienti’ che utilizziamo. Nello specifico, per capi della collezione D/zero sono stati usati ingredienti speciali come il kitotex, un derivato dei gusci dei crostacei che viene trasformato in chitosano, impiegato nelle fasi di tintura. Essendo un elemento naturale è biodegradabile, rimpiazza una serie di elementi chimici dannosi e ci permette abbattere i costi energetici perché richiede temperature di lavorazione più basse e idrici (richiede il 50% in meno di acqua per la sua applicazione). Il chitosano è un ingrediente brevettato che solo noi possiamo usare nel denim: è stato introdotto circa un anno fa e genera benefici anche all’infuori del processo produttivo: una volta lavato dalla superficie del pantalone svolge un’azione di purificazione delle acque di scarico, oltre ad essere antistatico e batteriostatico".

I pantaloni della collezioneD/zero

Grandi passi per Dondup, dunque, che vede risultati positivi dopo due anni molto intensi di turnaround. L'azienda, controllata dal 2015 dal fondo internazionale di Private Equity L Catterton, ha chiuso il 2017 con un fatturato di 56,5 milioni di euro, di cui il 52% realizzato con il denim.

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