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23 nov 2018
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Dolce & Gabbana, per le istituzioni cinesi “non è un caso diplomatico”

Di
Ansa
Pubblicato il
23 nov 2018

La Cina 'chiude' il caso Dolce & Gabbana, poche ore dopo la messa al bando a tappeto dei prodotti della griffe italiana dalle piattaforme di e-commerce e da numerosi negozi, soprattutto nelle aree turistiche. Con poche e calibrate parole, il ministero degli Esteri ha gettato acqua sul fuoco e, di fatto, suggerito di andare oltre.

Dolce & Gabbana - PE 2019 - Menswear - Milano - © PixelFormula


"Non è una domanda diplomatica e non lascerò che diventi una domanda diplomatica", ha scandito il portavoce Geng Shuang, alla richiesta di un commento sulle polemiche furiose montate contro Dolce & Gabbana su Weibo, il Twitter cinese, per la campagna pubblicitaria social ("razzista e sessista") e i commenti (della maison e di Stefano Gabbana, che hanno denunciato un hackeraggio) seguiti alle prime veementi critiche, ritenuti offensivi dagli internauti.

Un crescendo sfociato nella cancellazione della mega sfilata/evento che si sarebbe dovuta tenere mercoledì scorso a Shanghai. "Dovreste chiedere alle persone comuni come si pongono rispetto a questa domanda", ha aggiunto Geng, lanciando il segnale chiaro che la vicenda, sia pure dubbia, poteva considerarsi chiusa.

Sui social, l'hashtag su D&G ("gli stilisti rispondono") era primo in mattinata tra i trending topic, prendendo di mira la nota diffusa nella serata italiana. E ce n'erano quattro tra le prime cinque. A mezzanotte (le 17:00 in Italia), grazie ai commenti del Ministero degli Esteri, l'hasthag che era primo era scivolato in ottava posizione, tra commenti pur sempre molto critici. Un utente ha strappato 690.000 "like" scrivendo che D&G "amano i nostri soldi, ma non ci rispettano", mentre il netizen "yoyo" ha espresso un plauso per la reazione generale, simbolo di un "Paese che crede in se stesso, nella sua strada e nelle sue tradizioni". Un altro ("aspettiamo ancora le scuse sincere") ha fatto esplodere la "rabbia" per la rappresentazione fatta della Cina: il maldestro uso delle bacchette con il cibo occidentale, proprio quando il Paese spinge per dare una rappresentazione ben diversa, "hi-tech e all'avanguardia". Non a caso una delle parole più ricercate su Weibo è stata kuaizi, che significa proprio bacchette.

Gli effetti della vicenda sono molto pesanti: Dolce & Gabbana è al bando sulle piattaforme di e-commerce già dalla tarda serata di mercoledì, secondo il portale jinronghu. Il boicottaggio si è esteso sui tre colossi del settore cinesi Tmall, JD.com e Suning, su quelli cross-border NetEase Kaola e Ymatou, e su compagnie del luxury e-commerce come Secoo e Vip.com, e Yhd.com. Yoox Net-a-Porter, inoltre, ha sospeso le vendite sui suoi siti in Cina. Uno sbarramento completo che mette a rischio, hanno fatto notare i netizen, i conti della casa di moda. Secondo i dati finanziari rilasciati a settembre, i ricavi sono scesi a 1,290 miliardi di euro nell'anno fiscale al 31 marzo contro gli 1,296 miliardi dei 12 mesi prima. Se l'Italia conta per il 24% delle vendite totali, altre parti d'Europa, delle Americhe, Giappone e Cina e altre regioni pesano, rispettivamente, per il 27, il 13, il 6 e il 30%.

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