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Pubblicato il
16 mar 2015
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Diritti dell'uomo: le fabbriche cambogiane di nuovo al centro di pesanti critiche

Pubblicato il
16 mar 2015

L’ONG Human Right Watch ha pubblicato un rapporto nel quale accusa apertamente i produttori cambogiani di tessile-abbigliamento. Ore di lavoro straordinario forzato, licenziamenti per gravidanza e minacce ai sindacati caratterizzerebbero l’industria della nazione asiatica, senza che i marchi o i politici si battano realmente contro questi problemi.
 

 


In 140 pagine, il rapporto di Human Right Watch elenca gli abusi accertati dall'indagine svolta in loco. In particolare contro le donne, che rappresentano il 90% della manodopera locale. L’occasione prima di tutto per ricordare ai marchi di chiedere conto della situazione ai loro committenti/fornitori. L’ONG si rivolge in particolare ai marchi Adidas, Armani, Gap, H&M, Joe Fresh e Marks&Spencer.

Dal 1° gennaio, il salario minimo degli operai tessili cambogiani è cresciuto del 18%, raggiungendo i 128 dollari. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT) chiama ora i protagonisti della moda che esternalizzano le produzioni e i loro subfornitori a fare la loro parte, garantendo una parte di quest'aumento.

La Cambogia ha realizzato esportazioni di abbigliamento per 5,7 miliardi di dollari nel 2014. Il settore si basa su 1.200 stabilimenti e impiega 700.000 persone.

Matthieu Guinebault (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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