Dior Uomo: la civiltà futura trasportata all’oggi

L'arte ha imitato la vita, o meglio la moda ha imitato l’arte, nel memorabile, delicato e inventivo show di menswear di Dior concepito dal direttore creativo della moda maschile della griffe, Kim Jones, visto venerdì sera in una Parigi trafficatissima.

Dior Homme - Primavera-Estate 2020 – Menswear - Parigi - Photo: GoRunway.com

La sua idea inaspettata è stata collaborare con un grande artista moderno, Daniel Arsham, il cui lavoro si concentra su decostruzione, decadenza, demolizione e, almeno in questa stagione, su Dior.
 
Jones aveva prefigurato le proprie intenzioni nell'invito più bello della stagione -- un librettino in un sacchettino di nylon grigio chiaro Dior realizzato come un lavoro di critica d’arte. Intitolato “Je Suis Couturier” (“Io sono un sarto”), con una prefazione di Christian Dior, presentato da Kim Jones e Daniel Arsham.
 
Una delle serie di Arsham si chiamava “Future Relics” (“Reliquie Future”), ma non c’era niente di scartato in questa collezione. Potrà aver giocato con i concetti di obsolescenza e decadenza, ma il risultato è stata una grande espressione di cool moderno.
 
Jones ha anche incluso nella sfilata una sottile maglia in microfibra confezionata in quella che sembrava malta screpolata, mentre la sua tonalità preferita è stata il cemento chiaro – non proprio il grigio scuro di Monsieur Dior. La passerella era in sabbia grigia e sul set apparivano quattro gigantesche lettere fatte di cemento sbrecciato: DIOR.

Dior Homme - Primavera-Estate 2020 – Menswear - Parigi - Photo: GoRunway.com

“La gente dimentica che Monsieur Dior è stato proprietario di una galleria d’arte più a lungo di quanto non sia stato un couturier. Quindi, penso che questo elemento dovevo inserirlo nel mio lavoro”, ha affermato Jones.
 
La sfilata ha anche mostrato un uso molto rispettoso dei vasti archivi della casa. Jones ha persino usato il motivo “Oblique” di Marc Bohan in un eccellente collaborazione con lo specialista delle valigie da viaggio in alluminio Rimowa; dalle valigie ai bagagli a mano, uno dei modelli portava anche una bottiglia di Dom Pérignon. Oggetti davvero must-have.
 
“Un vantaggio di LVMH è che puoi lavorare con il meglio”, ha sorriso il designer inglese.
 
Sebbene frequentemente mescolata con elementi di sportswear, questa è spesso sembrata moda sartoriale maschile, per quanto raffinati ne erano i dettagli. In particolare una piccola serie di tute, magliette e pantaloncini in toile de jouy blu egiziano, realizzata a partire da un modello dipinto a mano da un artista giapponese.
 
“Dior è una casa di alta moda, un fatto che dovrebbe essere evidente nel DNA del nostro prêt-à-porter maschile”, ha aggiunto Kim.

Dior Homme - Primavera-Estate 2020 – Menswear - Parigi -Photo: GoRunway.com

Lo stilista ha rilanciato un'idea vista nel suo ultimo show - la fascia - tagliandola in abiti increspati grigio perla dalla consistenza ‘cremosa’, e non si è mostrato contrario a un po' di quella che i francesi chiamano, provoc (provocazione).Coraggiosamente, ha fatto uscire in passerella una mezza dozzina di hijab da uomo, in combinazioni molto eleganti con copricapo piatti di colore rosa, bianco o anche in una grafica Dior grigia.
 
Messo in scena con leggerezza all'interno di una tenda accanto all'Institut du Monde Arabe sulle rive della Senna, il défilé ha mostrato uno schema di colori che includeva il bianco sporco, il rosa e il grigio chiaro -- proprio come i loghi screpolati delle tute da ginnastica indossate dagli attrezzisti di scena. L'attenzione ai dettagli è stata impressionante. Jones si è mostrato come un designer che ha il pieno controllo dell’atelier stilistico e del team creativo.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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