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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
10 mag 2017
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Dettaglianti: quali investimenti per quali tecnologie di vendita?

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
10 mag 2017

Definire il ritmo di acquisto delle calzature da parte di un cliente. Questo può essere uno dei vantaggi del "machine learning". Oggi l’82% dei retailer stima che questo apprendimento statistico per mezzo di un'intelligenza artificiale influenzerà in modo permanente il settore. E il 48% lo inserisce nella propria strategia. Tuttavia, il 56% di loro pensa comunque di investire di più nella propria forza lavoro che nella tecnologia.

Qubit


È quanto indica lo studio europeo commissionato dallo specialista nell'analisi dei dati contestuali Qubit, che lavora per Intersport, Topshop, Net-A-Porter e L'Occitane. Una raccolta di informazioni che è stata realizzata interpellando 70 dettaglianti britannici ed europei.
 
Tra questi, l’82% intende investire meno di un milione di sterline nelle nuove tecnologie. Tra i dirigenti interpellati, il 34% dichiara di disporre di una strategia analitica multicanale che definisce la raccolta dei dati e il 34% conserva i propri dati in silos, privandosi di un raggruppamento di dati. Inoltre, il 24% confessa di non avere nessuna strategia relativa ai dati dei clienti e l’8% indica addirittura che questa non è la priorità del momento.

Ma quali sono dunque le tecnologie che per il momento attirano l’attenzione dei dettaglianti? L’Internet delle cose arriva in testa (56%), davanti alle tecnologie di pagamento (48%), agli assistenti virtuali, ai “chatbots” e agli altri commerci conversazionali (42%), a pari merito con il “machine learning”. Seguono i servizi geo-dipendenti (40%) e la realtà virtuale (40%), quindi le tecnologie cross-device (38%), che permettono di tenere traccia dei dati dei clienti su diverse piattaforme, mentre la realtà aumentata arriva molto dopo.

Qubit


“Lo studio mostra che, benché numerosi commercianti riconoscano che le nuove tecnologie influenzino notevolmente l'esperienza del cliente, tali investimenti non rappresentano la priorità per adattarsi a questa nuova realtà nel settore”, precisa l’inchiesta. “Più di quattro retailer su cinque (l’82%) prevedono di spendere meno di un milione di strline per introdurre delle nuove tecnologie avanzate. Alcune delle tecnologie sperimentate d’ora in poi saranno inevitabilmente lasciate alle spalle, come i “Google Glass”. Nonostante tutto, l’approccio “wait and see” potrebbe rivelarsi pericoloso per l'ambiente di vendita del fast retail: le cose evolvono e mutano rapidamente e le aziende rischiano di restare indietro”.
 
Versione italiana di Gianluca Bolelli

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