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Dentro l'impero della moda etica di Rahul Mishra

Versione italiana di
Edoardo Meliado
Pubblicato il
today 23 nov 2017
Tempo di lettura
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Il designer Rahul Mishra, che è appena stato nominato brand ambassador dell’Istituto Marangoni, ha un sogno: arrivare ad assumere un giorno un milione di persone mentre, con l'aiuto di Amazon, la sua casa di moda sta già impiegando 700 lavoratori e dà da mangiare fino a 5.000 persone.

Rahul Mishra - DR


"Creo abiti, ma l'obiettivo principale della nostra casa di moda non è il consumo, quanto creare bellezza e fornire lavoro alle persone", insiste Mishra, che ha realizzato una struttura rivoluzionaria con il suo marchio acclamato dalla critica.
 
Indicando un abito con scollo all'americana in un caleidoscopio di ricami audaci all'interno del suo showroom di Parigi, osserva che ci sono volute 2.000 ore per ricamare, "il che significava un sostentamento per 20 giorni e per 10 famiglie".

Dal 2014, quando ha vinto il Woolmark Prize - i cui più famosi ex vincitori includono Yves Saint Laurent e Karl Lagerfeld - Mishra è stato un nome da tenere d'occhio. Il primo vincitore indiano in assoluto di Woolmark, con un premio di 100.000 dollari australiani, che chiama il suo stile 'Impressionist Poetry'. Dai bomber con catene montuose astratte; alle felpe con foreste ricamate in cui marciano tre zebre; a superbi top in seta ricoperti con una tecnica che ricorda il puntinismo di Signac.
 
"Volevo essere un artista nella vita, così non avrei mai dovuto lavorare neanche un solo giorno. Allora, ho sostituito la vernice e il pennello con ago e filo ", dice Mishra, che disegna con grande facilità.
 
Pochi designer attingono la loro stessa cultura tanto quanto Mishra, dagli abiti di cotone del Kerala nei telai reversibili, ai luccicanti cocktail di seta Bhagalpur di seta metallizzata. Tuttavia, il suo modello di business è tutt'altro che tradizionale. Laddove molti marchi occidentali si riforniscono da artigiani che vivono nelle condizioni di “The Millionaire” nelle baraccopoli di Bombay o Delhi, Mishra esternalizza questo lavoro agli artigiani nei loro villaggi nativi.
 
"Ora, l'85% della nostra produzione viene fatto fuori dalla mia fabbrica da persone in questi villaggi. Amazon è altamente efficiente in India e ha cambiato tutto. Mandiamo tessuti e ritagli ai villaggi più grandi in tutta l'India - e posso prendere spazi più grandi nei villaggi e tutti sono più felici. È una migrazione al contrario molto positiva ", sorride il designer di 38 anni, che mostra con orgoglio una foto inviata da sua moglie Duvya di una ricamatrice di mezza età circondata da nonni, moglie e tre figli. "Siamo famiglie come quelle che serviamo", dice Mishra dei suoi artigiani che guadagnano circa 15.000 rupie al mese, e la cui previdenza sociale e assicurazione medica è pagata dalla sua casa di moda, nonostante i suoi modesti introiti di appena due milioni di euro.

Rahul Mishra - Primavera/Estate 2018 Womenswear - Parigi - © PixelFormula


Dopo aver vinto Woolmark, Mishra ha esposto sette collezioni a Parigi e ha ottenuto un seguito fedele in boutique lungimiranti come Harvey Nichols, Canary in Texas, Storm a Copenaghen e Colette, dove è stato protagonista in numerose vetrine.
 
"Moda Operandi ha venduto il mio ultimo ordine. Hanno fatto più di 100.000 euro in una settimana, per 5.000 euro di abiti che saranno consegnati in tre mesi, con il 50% pagato in anticipo ", afferma.
 
Nato in un villaggio rurale, il suo quartier generale si trova a Delhi, dove vanta anche una boutique e uno showroom di punta nella lussuosa meta dello shopping di lusso di Mehrauli.
 
Mishra ha fatto il suo debutto in passerella nel 2006 a Lakme, prima di vincere una borsa di studio di un anno all'Istituto Marangoni nel 2008. "Mi è piaciuto vivere in una città come Milano. Venendo dall'India dove non avevo mai visto letteralmente nessun marchio di moda. Ero così intimorito dall'idea di un marchio di moda. E quando studiavo lo showroom di McQueen che è veramente una grande esposizione. La stessa cosa quando vengo a Parigi - i miei occhi si aprono così bene. Si impregnano del più piccolo dettaglio ", spiega Mishra, che ha una figlia di due anni - si chiama Aarna.
 
Quella mattina ha iniziato la sua ambasceria per Marangoni, tenendo conferenze agli studenti nel suo campus di Parigi sulla sostenibilità.
 
"Hanno avuto ragazzi dall'Australia, dalla Cina, dal Belgio, da Londra, dall'Italia, dal Messico, dalla Spagna, dagli Stati Uniti, dal Canada e, naturalmente, dalla Francia - 25 studenti fantastici e davvero brillanti", dice Mishra, un gentiluomo indiano classico, amichevole e ottimista, il cui bianco perlato dei denti e il cui sorriso pronto si riversano in una grigia giornata a Parigi.

Rahul Mishra - Autunno/Inverno 2017 - Womenswear - Delhi


Fino ad ora ha messo in scena più di 20 collezioni, inclusa la settimana di Indian Couture. E ha collaborato con la catena di negozi indiana di fascia alta Reliance, con un prêt-à-porter usando tecniche artigianali chiamato Rahul Mishra per Project Eve, che descrive come "abbastanza etnico". Accanto a una collezione di scarpe in pelle ricamata Rahul Mishra per OCD.
 
Come un classico imprenditore, lascia raramente l'ufficio prima delle 20:00, accetta inviti agli eventi di moda, ma vi rimane a malapena un minuto, e spesso lavora fino a mezzanotte. In termini di ispirazione, ammira Dries Van Noten. "Le sue collezioni sembrano così semplici e impeccabili, come se toccasse il materiale e producesse un abito." E Azzedine Alaia, che ci ha lasciati di recente: "Ho amato tutto delle sue proporzioni; le sue idee grafiche con taglio laser e occhielli; il suo giocare con la pelle insieme con la maglia o l'opacità con la trasparenza; un fanatico e un mago”.
 
Personalmente, indossa giacche di Troy Costa di Goa e, a Parigi, quando fa freddo, una Zara di cinque anni. La sua collezione vincitrice di Woolmark ha entusiasmato proprio per i suoi notevoli ricami diagrammatici degli artigiani di Kolkata, influenzati dalla leggenda olandese di Maurits Cornelis Escher. Tuttavia, Mishra confessa che la sua più grande ispirazione è l'animazione - dai manga della vecchia scuola a qualche motivo francese, considerando che stiamo pranzando in Avenue Montaigne. Il suo film preferito, Ratatouille.

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