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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
23 mag 2022
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4 minuti
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Denim: sostenibilità, comfort e diversificazione dei materiali al centro delle sfide del settore

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
23 mag 2022

Il 17 e 18 maggio, la fiera Denim Première Vision si è svolta per la prima volta a Berlino. Ben 83 esperti dell'industria del denim hanno presentato le loro innovazioni all'Arena Berlin. Molti di loro hanno raccontato a FashionNetwork.com le sfide che hanno dovuto affrontare negli ultimi due anni e le tendenze per la prossima stagione, senza dimenticarsi delle trasformazioni che attendono il settore in termini di sostenibilità, materiali e innovazione.

Advance Denim - Isabel Leonhardt


Durante questi primi incontri dell'industria del denim nella capitale tedesca, l'atmosfera era euforica. Gli espositori hanno espresso apertamente la loro soddisfazione per il “ritorno agli affari” in presenza, loro che negli ultimi anni hanno sofferto per le fluttuazioni degli ordini legate ai confinamenti e alle restrizioni sanitarie.
 
“Gli ultimi tre anni sono stati molto rallentati a causa del Covid, ma da quando i saloni hanno ripreso le cose vanno molto meglio. Per noi è importante essere presenti alle fiere. I clienti vogliono vedere e toccare i materiali e noi vogliamo dare loro tutte le informazioni sui tessuti”, afferma Isil Sena Candan, responsabile vendite del produttore turco Kilim Denim.

Nonostante alcune lamentele sul numero di visitatori presentatisi a Berlino rispetto alle edizioni pre-pandemia svoltesi a Parigi, anche il produttore giapponese di denim Kuroki è stato felicissimo di questo ritorno alle fiere fisiche, e di poter tornare a comunicare direttamente con i propri clienti.
 
Non è sorprendente che in questa edizione berlinese il tema onnipresente tra gli espositori sia stato lo sviluppo sostenibile. Ciò è dovuto al fatto che, come ammettono le stesse aziende espositrici, è in questo campo che oggi si concentra la richiesta più forte.
 
“I clienti chiedono prima di tutto sostenibilità, ma anche miscele speciali, non solo 100% cotone. Da parte nostra, quindi, proponiamo, ad esempio, mischie con cashmere o anche mix speciali di Tencel e lino”, spiega Francesca Polato dell'ufficio marketing dell’azienda padovana Berto Industria Tessile.
 
Keith O'Brien, responsabile delle pubbliche relazioni dell'importante produttore turco Isko, conferma questo appetito per le offerte sostenibili. “I clienti sono molto interessati alla maniera in cui noi presentiamo la sostenibilità. Ad esempio, stiamo integrando più filati riciclati nei materiali. Nel 95% delle nostre collezioni, ora utilizziamo almeno il 40% di materie prime riciclate”.
 
Una tendenza in ascesa vista negli stand berlinesi è stata anche quella del denim con fibre di canapa. La domanda di canapa è aumentata in modo significativo negli ultimi due anni e sta dando per esempio il via a una rinascita della filiera della canapa tessile in Francia. Da un lato perché la canapa attrae per le sue proprietà antibatteriche, ma dall’altro perché costituisce un'alternativa naturale per contrastare l’aumento dei prezzi del cotone, sottolinea Junaid Mushtaq, che lavora per il produttore pakistano Kassim Denim.

Isabel Leonhardt


L'aumento dei prezzi del cotone e di altre materie prime, così come gli attuali limiti di alcune catene di approvvigionamento e soluzioni logistiche, rimarrebbero attualmente le maggiori sfide per il settore. Compagnie come Kuroki, che spediscono direttamente dal Giappone, hanno dovuto affrontare negli ultimi anni dei ritardi nelle consegne a causa della chiusura delle frontiere.
 
“I costi dei materiali e i tempi di consegna ritardati sono stati e sono ancora oggi un problema per noi. A volte sono i fornitori di indigo ad essere responsabili. Altre volte è il fornitore che ci consegna i rotoli di carta su cui conserviamo i tessuti ad essere in ritardo. La cosa più importante è essere trasparenti e spiegare chiaramente tali problemi ai nostri clienti”, spiega Francesca Polato, dell'azienda Berto.
 
A causa dell'aumento dei costi delle materie prime, la società con sede a Bovolenta (PD) afferma di aver dovuto adeguare anche i prezzi. La maggior parte dei clienti sarebbe stata comprensiva, “perché sono soprattutto sensibili alla qualità e sanno che Berto produce nel suo Paese d'origine, l'Italia”, spiega Francesca Polato.
 
Il Covid-19, oltre alle persistenti difficoltà del mercato delle fibre, ha portato la domanda a rivolgersi a materiali alternativi, ma anche a tessuti confortevoli. Una tendenza che gli espositori incontrati a Berlino ritengono continuerà nelle prossime stagioni.
 
“Dopo la crisi sanitaria, le persone continueranno a volere tessuti più elastici. Dieci anni fa, i nostri jeans avevano tra il 14 e il 15% di elasticità. Con il coronavirus (e la corsa verso l'homewear e il comfywear), sono diventati articoli elastici al 100%, e questo approccio continuerà ad accompagnarci”, spiega Bossa.
 
Oltre ai tessuti elastici, anche il denim sviluppato e lavorato in modo più organico è destinato ad essere sempre più richiesto. È il parere di Johan Van den Heede, direttore marketing Europa di Advance Denim, che cita il numero crescente di materiali sviluppati a partire da piante o materiali marini, come il nylon riciclato dalle reti da pesca.
 
Un'opinione condivisa in Isko, che ha iniziato dieci anni fa la propria conversione verso processi più sostenibili. L'azienda ritiene che in futuro non solo l’origine delle fibre dovrà essere più eco-sostenibile, ma anche l'indumento stesso dovrà offrire una durata di vita più lunga.

Isabel Leonhardt


“L'intero processo di produzione deve diventare più sostenibile. Con il poliestere riciclato o il cotone riciclato, ci assicuriamo che il capo sia anche resistente e durevole. Altrimenti, ciò non avrebbe senso se il tessuto non regge”, insiste Keith O'Brien.
 
Qualunque sia la direzione presa dalla domanda di denim dopo la pandemia, i brand dovranno reagire e adattarsi rapidamente: un recente studio di Research and Markets stima che il mercato potrebbe crescere da 57,3 miliardi di dollari nel 2020 a 76,1 miliardi di dollari nel 2026.
 
La prossima edizione di Denim Première Vision si svolgerà il 23 e 24 novembre a Milano. Fino ad allora Première Vision Paris terrà la sua primissima edizione anticipata nel calendario: le precedenti sessioni di settembre si svolgeranno ora a luglio, per allinearsi ai calendari degli ordini.

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