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Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
6 dic 2019
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3 minuti
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Denim Première Vision Londra: panoramica sulle ultime novità ecologiche

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
6 dic 2019

Considerato uno dei tessuti più inquinanti al mondo, il denim sta cercando di inserirsi in un percorso più sostenibile, come dimostrano le collezioni primavera/estate 2021 presentate dai produttori della tela blu al salone Denim Première Vision, che si è svolto a Londra il 3 e il 4 dicembre.

L'edizione londinese di Denim Première Vision - Photo Sandra Halliday


Di fronte alle critiche sempre più aspre nei confronti del denim, alcuni produttori tessili hanno infatti deciso di puntare tutto sullo sviluppo durevole. E se i sospetti di greenwashing sono più che giustificati, non si può negare che alcuni di loro investano davvero molto tempo, soldi e creatività per dar vita a numerose e differenziate iniziative eco-responsabili.
 
Guglielmo Olearo, Direttore delle edizioni internazionali di Première Vision (PV), ha dichiarato a FashionNetwork.com: "Oggigiorno, lo sviluppo durevole non è più un’opzione, ma è al centro della nostra attività. E di recente il settore ha fatto enormi progressi in tal senso”.

Il Direttore delle edizioni internazionali di Première Vision, Guglielmo Olearo - Photo Sandra Halliday


“Tutti i produttori, anche quelli di denim, devono prepararsi al fatto che in futuro potrebbero vendere meno in termini di volumi. Dovranno quindi trovare un nuovo modello commerciale per dare più valore al prodotto. In concreto, investire in innovazione”, aggiunge Olearo.

Quali sono le principali tendenze emerse dall’appuntamento? Gli organizzatori del salone hanno messo in evidenza i materiali rinnovabili provenienti dalla terra, come il lino e la canapa, il cotone biologico e riciclato, o ancora le fibre di proteine di soia. Queste fibre irregolari “danno carattere” a un denim délavé, sia chiaro che scuro. L’effetto di queste “imperfezioni visive” viene a volte rafforzato da cuciture irregolari oppure occhielli sfilacciati.

Il fondatore di PG Denim, Paolo Gnutti - Photo Sandra Halliday


Il denim ha anche la reputazione di aver bisogno di enormi quantità d’acqua per essere prodotto; in risposta a ciò, il salone ha presentato un tessuto innovativo, per cui viene utilizzato il 92% di acqua piovana. Dal punto di vista stilistico, i visitatori hanno potuto ammirare delle sovra-tinture che ricordano la superficie dell’oceano col bel tempo o una “nuova interpretazione del tie & dye”, che assomiglia a dell’acqua in movimento. Inoltre, alcuni tessuti combinano lyocell, modal e poliestere riciclato con fibre naturali, per creare una sensazione di fluidità.


Lo stand del produttore italiano Berto - Photo Sandra Halliday


Per la società PG Denim, fondata da Paolo Gnutti e fornitrice di brand come Diesel, Closed, Chanel e Louis Vuitton, la stagione primavera/estate 2021 attirerà gli sguardi grazie ai suoi giochi di colore e di texture, ma anche per il suo lato eco-sostenibile. PG Denim, ad esempio, ha sviluppato un sistema di tintura che riduce del 40% la quantità di prodotti chimici utilizzati, del 50% la quantità d’acqua e del 60% le emissioni di CO².

Il produttore pachistano Kassim Denim sta investendo in metodologie di produzione sostenibili - Photo Sandra Halliday


Un’altra azienda italiana, Berto, propone tessuti prodotti con il 65% di fibre riciclate e punta, tra l’altro, su indigo biologici e dalle tonalità dolci.
 
La pakistana Kassim Denim non arriva ancora a tali percentuali, ma sta investendo in una tecnologia che funziona con energia solare e punta a limitare l’utilizzo di prodotti chimici, o ancora in un agente fissatore ecologico che permette una decolorazione più naturale durante il processo di lavaggio.

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