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Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
27 nov 2022
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3 minuti
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Denim Première Vision fa il pieno a Milano

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
27 nov 2022

Dopo Berlino a maggio, il salone dedicato alla tela blu Denim Première Vision è sbarcato a Milano il 23 e 24 novembre, nei grandi spazi del Superstudio Più di via Tortona, mettendo più che mai l’accento sul tema dello sviluppo sostenibile.
 

A Milano, Denim Première Vision ha registrato espositori e visitatori in crescita - © Lucia Sabatelli


A fine pomeriggio del secondo, e ultimo, giorno, i corridoi erano ancora animati e gli stand pieni. Gli espositori non nascondevano la loro soddisfazione. “La prima giornata, in particolare, è stata eccezionale per qualità e quantità, con tanti visitatori internazionali, tra cui tedeschi, francesi e inglesi”, ci conferma lo Show Manager del salone, Fabio Adami Dalla Val, che da sei anni dirige Denim Première Vision. Non sono mancate le maison del lusso, tra cui Hermès, Chanel, Gucci, Prada, Armani, Alexander McQueen, Kering e Zegna, ma anche brand come Lacoste, Hugo Boss, Beaumanoir, Diesel e Guess, oltre ai colossi della mass market come Asos e Zara.
 
In forte crescita anche gli espositori, passati dai 47 dell’edizione milanese dell’ottobre 2021 ai 67 di oggi. Il salone non è ancora tornato ai livelli pre-Covid, quando la sessione milanese ospitava 94 espositori, ma non manca molto. Al di là delle molte aziende italiane e turche presenti, si sta assistendo al ritorno di cinesi e giapponesi, mentre quest'anno sono stati meno numerosi i produttori provenienti da Pakistan e Bangladesh, che stanno affrontano un calo importante dei loro volumi.

Ai 67 espositori si aggiungono 14 brand e designer di jeans, che per la prima volta hanno avuto uno spazio dedicato, proprio all'ingresso del salone, il “Denim Fashion District”, che non ospitava le grandi label del denim, ma player riconosciuti per qualità e creatività, come il brand milanese Blue of a Kind, l'inglese Denzilpatrick e il tedesco Fade Out Label, mentre la Francia era rappresentata dalla piattaforma di upcycling Revibe con il marchio Resap.
 
"Questo spazio specifico è la grande novità della fiera. A Berlino, questi marchi erano solo 10 e sparsi ovunque. Nel denim, la filiera è sempre stata corta e unita. L'idea è di favorire le sinergie e gli incontri, infatti abbiamo iniziato a invitare anche retailer e showroom”, prosegue Fabio Adami Dalla Val. “Siamo ancora in fase esplorativa, ma è un filone sul quale vogliamo investire”, precisa. I brand completano così il percorso di Denim Première Vision, che solitamente accoglie tutti gli attori della filiera a monte, filatori, tessitori, confezionisti (lavaggi, finissaggi), produttori di componenti e accessori, sviluppatori di tecnologia e anche produttori di macchine utensili, come la spagnola Jeanologia.
 

Il denim B210 dell'azien turcada Calik Denimsi dissolve totalmente in assenza di ossigeno - © Lucia Sabatelli


Altra novità, un approccio radicalmente differente all'eco-responsabilità. “Prima lo sviluppo sostenibile era soprattutto un argomento di marketing. Oggi il greenwashing non ha più senso. I produttori sono molto più concreti, propongono soluzioni innovative”, osserva Fabio Adami Dalla Val. In effetti, le novità sono tante, in tutti gli ambiti. Presente per la prima volta a Denim Première Vision, l'azienda italiana Casati Flock, specializzata nella produzione di floccaggio, ha ad esempio sviluppato un sistema per trasformare scarti e sottoprodotti del denim in una polvere tessile di floccaggio utilizzata per realizzare nuovi prodotti, come della carta in denim.
 
Tra le innovazioni che hanno suscitato grande entusiasmo, il tessuto in denim B210 completamente biodegradabile lanciato dalla turca Calik Denim. Grazie ad una sostanza atossica applicata alla fibra e al tessuto in fase di finissaggio, la tela blu giunta a fine vita riesce a dissolversi in 210 giorni quando non è più a contatto con l'ossigeno.
 
Isko ha presentato un'innovazione altrettanto rivoluzionaria con il suo tessuto Ctrl+Z, realizzato interamente con filati di cotone e poliestere riciclati e fibre di cellulosa rigenerate grazie a una tecnologia sviluppata dall'azienda turca, che consente di separare e recuperare le fibre mischiate all'interno di scarti post-industriali, vale a dire tessuti scartati o stock di invenduto.
 
Il tema della sostenibilità è presente anche negli stand speciali di quattro aziende non appartenenti al mondo del denim, ma che hanno portato al salone contenuti stimolanti, come Tessitura La Colombina, che ha riscosso un grande successo con l'esposizione di uno dei suoi antichi telai manuali del 1860, o l'azienda agricola biologica Cotone Organico Sicilia, che con qualche altro agricoltore del sud Italia ha reintrodotto la coltivazione del cotone nel nostro Paese.

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