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Pubblicato il
2 dic 2021
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Deloitte: Italia prima nazione del lusso mondiale, nonostante la pandemia

Pubblicato il
2 dic 2021

Nonostante la pandemia, le 100 più grandi aziende di beni di lusso al mondo hanno generato vendite per 252 miliardi di dollari nel Financial Year 2020, 29 miliardi in meno rispetto all’anno passato. A tassi di cambio costanti, i primi 100 player hanno complessivamente subito perdite del -12.2%, ma con un margine di profitto positivo del 5.1%. Inoltre, le 15 aziende con vendite di prodotti di lusso superiori a 5 miliardi di dollari hanno contributo al 63% delle vendite totali della Top 100. L’Italia emerge come il primo Paese del lusso mondiale, con ben 26 aziende fra le prime cento (ma solo una nella Top 10), seguita dalla Francia, che ne piazza solo 8 tre le prime 100, ma ben 4 fra le migliori dieci.

Deloitte


È quanto emerge dall’ottava edizione del Global Powers of Luxury Goods, lo studio annuale di Deloitte, che esamina e classifica i 100 Top Player del settore Fashion & Luxury a livello globale, sulla base delle vendite consolidate nell'anno fiscale 2020.
 
La Top 10 dei big del lusso è pressoché stabile rispetto all’anno finanziario 2019, con un principale cambiamento: Hermès vi entra per la prima volta, al nono posto, registrando anche la migliore performance in termini di profitti netti: 21.7%. Per il quarto anno consecutivo, il quartetto dei migliori player del lusso è composto dai colossi LVMH al primo posto, che con le sue 75 maison, tra cui Louis Vuitton, Christian Dior, Fendi e Celine, resta l'indiscusso numero uno mondiale del lusso con un fatturato di quasi 34 miliardi di dollari (30 miliardi di euro), cui seguono l’altra francese Kering, la statunitense Estée Lauder e la svizzera Richemont. Altre due francesi, gruppo L’Oréal Luxe e Chanel, rimangono stabili rispettivamente al quinto e sesto posto, così come l’italiana EssilorLuxottica al settimo posto. Ottava la statunitense PVH, nona appunto Hermès e decima l’azienda cinese di gioielleria Chow Tai Fook.

Le migliori dieci mostrano un leggero miglioramento della quota delle vendite di tutte le aziende nella classifica Deloitte, passando dal 51,2% del FY 2019 al 51,4% del FY 2020. Nonostante tutta la Top 10 abbia registrato una diminuzione delle vendite, eccezion fatta per PVH, tutte le aziende hanno chiuso l’anno con un net profit positivo. Nel suo complesso, la Top 10 mostra un utile netto più alto rispetto alla totalità delle aziende nella Top 100.
 
Comunque, come anticipato, nonostante l’impatto negativo del Covid-19, l'Italia con il suo Made in Italy si conferma Paese leader nel settore, posizionando ben 26 aziende tra le 100 che costituiscono la graduatoria. I nuovi ingressi di questa edizione vedono protagonisti Golden Goose (86°), Morellato (87°), Sportswear Company (Stone Island) (88°), CrisConf (Pinko) (100°). Rientra in classifica anche Damiani, al 99° posto.

La Top 10 del lusso mondiale - Foto: Deloitte


Golden Goose, Sportswear Company e Morellato sono anche entrate direttamente tra le aziende a crescita più rapida, rispettivamente al quarto, quinto e ottavo posto, grazie ai CAGR (Compounded Average Growth Rate – Tasso composto di crescita annuale) a doppia cifra per il periodo FY 2017-2020 (rispettivamente 23%, 17,8% e 15,5%).
 
Delle aziende italiane in classifica, circa due terzi operano nel comparto dell’abbigliamento e calzature, mentre sono cinque quelle che appartengono alla categoria borse e accessori,  costituendo più della metà delle aziende nella categoria stessa (56%). La decrescita delle vendite di beni di lusso delle aziende nostrane su base annua per il FY 2020 è stata del -21,5% con un margine netto di profitto quasi pari a zero (-0,6%).
 
EssilorLuxottica (7°), il gruppo Prada (23°) e Giorgio Armani (29°) sono i tre principali player italiani in classifica e, in forma aggregata, rappresentano quasi la metà (47%) delle vendite di beni di lusso realizzate nel FY 2020 dalle aziende italiane presenti nel ranking.
 
Complessivamente, Moncler (33° assoluto) è il brand con la performance migliore nel corso degli anni: per il sesto anno consecutivo rientra tra i Fastest 20, e nel FY 2020 ha ottenuto uno dei margini netti di profitto più alti della Top 100: 20,9%, secondo solo ad Hermès.

Le 26 aziende italiane in classifica - Foto: Deloitte


In un anno particolarmente complesso per l’intero comparto, l’importanza dei grandi conglomerati del lusso si dimostra determinante ai fini di raggiungere buoni risultati finanziari. Testimonianza ne è la Francia, che con solo 8 aziende in classifica (le altre quattro sono Clarins, Nuxe, SMCP e Zadig & Voltaire) è il Paese che ha conseguito performance migliori: a discapito di una decrescita delle vendite dell’11,7%, l’utile netto complessivo delle imprese francesi è stato non solo positivo, ma addirittura a doppia cifra: 13%, il più alto tra tutte le nazioni. Anche il CAGR per il periodo FY 2017-2020 è stato il migliore, al 5,9%), anche se questa cifra è diminuita di quasi il 10% rispetto al precedente anno fiscale 2019.
 
Gli otto gruppi francesi da soli raggiungono il 28,1% del fatturato totale delle 100 aziende nominate. In media, queste aziende hanno un fatturato di 8,9 miliardi di dollari, tre volte la media del ranking. L’Italia, invece, pur avendo ancora una volta il maggior numero di imprese in classifica, registra un loro fatturato medio inferiore. Nel complesso, queste 26 aziende italiane hanno registrato un calo delle vendite del 21,5% nel 2020 e 15 di esse mostrano una perdita netta.
 
Va segnalato comunque che in realtà alle otto società francesi se ne dovrebbero aggiungere tre, anzi quattro, che compaiono sotto un'altra bandiera per motivi legali, ovvero Chanel, la cui holding ha sede a Londra, L'Occitane International (al 28° posto), quotata alla Borsa di Hong Kong e basata in Svizzera e Interparfums (al 64° posto), che ha sede negli Stati Uniti, senza dimenticare la rilevante quota di Francia presente nell’italiana EssilorLuxottica.
 
Nel 2020, tutti i Paesi hanno subito perdite in termini di vendite, ma sono le aziende americane ed inglesi che hanno avuto un calo più contenuto (-7,1%).  La Gran Bretagna è anche il secondo Paese in termini di margine netto di profitto (5,5%), seguita dalla Svizzera e dalla Cina. Ed è proprio la Cina che ottiene il secondo miglior CAGR dopo la Francia.

Le 20 aziende in più rapida crescita - Foto: Deloitte


Guardando alle categorie di prodotto delle 100 aziende analizzate da Deloitte, l’esercizio 2020 è stato un anno negativo per tutte le categorie. I cosmetici hanno avuto le perdite più ridotte, -9,6%, beneficiando in parte della crescente attenzione alla skincare quotidiana, uno dei principali trend affermatisi in pandemia. Abbigliamento e footwear è la seconda categoria con perdite minori, -9,9%. Ancora una volta l’abbigliamento conta il maggior numero di aziende nella top 100, ma il suo contributo in termini di percentuale sulle vendite totali è tra i più contenuti. Gioielleria ed orologeria invece, pur avendo una crescita negativa, ottengono un profitto netto positivo del 4,8%, spiega ancora lo studio.
 
Nel complesso, la categoria delle multiple luxury goods è quella che nel FY 2020 performa meglio, con utili netti in doppia cifra (10,1%) e CAGR del 6,2%.
 
Ma in conclusione, si chiede Deloitte, quali sono le nuove frontiere del lusso? La pandemia ha spinto le aziende a compiere mosse audaci nella creazione di nuove linee di business e nello sviluppo delle proprie strategie digitali, come ad esempio l’ingresso del lusso nel mondo degli NFT, che rappresentano l’opportunità di verificare l'autenticità e la proprietà di un articolo (elemento importantissimo per combattere il problema della contraffazione e nel mercato dell’usato per verificare i propri acquisti) e che consentono l’accesso al mondo del metaverso come nel caso del gaming, dove attraverso la creazione di skin per gli avatar dei videogiochi possono coinvolgere le generazioni più giovani, dalla Gen Z alla nuova Generazione Alpha.

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