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21 ott 2020
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Dall’e-P Summit, la Moda risponde alla crisi con l’innovazione

Pubblicato il
21 ott 2020

Se il 2020 passerà alla storia come l'annus horribilis della Moda, mai come in questo periodo il sistema è stato in grado di mettersi in discussione per rinnovarsi dalle fondamenta e disegnare nuovi modelli di business al passo coi tempi. “La necessità è madre di innovazione”, ricorda il numero uno di Camera Buyer, Giacomo Santucci, nel suo intervento di apertura dell'ottava edizione di e-P Summit.

La sfilata Prada PE 2021 trasmessa in streaming sul Web


I numeri parlano chiaro: nel 2020, a causa del lockdown e della contrazione economica globale, “la perdita per il fashion italiano sarà di circa il 30% del fatturato per un valore di 30 miliardi di euro”, commenta Carlo Capasa. “La pandemia di Covid-19 ci ha travolto”, prosegue il numero uno di Cnmi, ma dopo la ‘tempesta’, la macchina si è rimessa in moto adottando soluzioni compatibili con le nuove regole del distanziamento sociale.

Dopo il primo esperimento di fashion week digitale a febbraio per sopperire all’impossibilità di spostamento degli operatori cinesi, “abbiamo creato una piattaforma più strutturata, saltando la sessione di giugno e portando a luglio la prima settimana della moda integralmente virtuale”. Fino ad arrivare al successo dell’edizione ‘phygital’ di settembre, “che ha dato grande prova di forza con 43 milioni di utenti e 35 milioni di valore generato sui media”.

La strada è tracciata e non si può tornare indietro. “Quando riprenderanno le sfilate fisiche”, rimarca Capasa, “la modalità digitale rimarrà in parallelo, anche con presentazioni interseason solo digital durante l’anno”. L’online apre nuove porte e porta nuovi consumatori: “Il 24% degli acquirenti di moda durante il lockdown non l’aveva mai fatto prima”, spiega.

“Viviamo in una fase di ‘Test and Learn’. Tutto ciò su cui si è capitalizzato fino ad oggi non scomparirà ma si evolverà”, gli fa eco Santucci. La crisi è diventata l’opportunità per ripensare il modo in cui pensiamo e agiamo. “L’innovazione digitale ha investito tutta la supply chain, dalle tempistiche di produzione, che vanno adeguate al bisogno reale del mercato, al ruolo del wholesale, chiamato insieme ai brand a rispondere al problema delle eccedenze e alle politiche di sconto aggressive e dannose per il sistema”.

Volta pagina anche il retail. Importanti lezioni sul fronte della 'costumer journey’ arrivano dalla Cina con il ‘social selling’. La piattaforma di Weibo, ricorda il presidente di Camera Buyer, con oltre 60 milioni di utenti registrati ha integrato negozio, influencer e consumatori facendo leva sull’entertainment; lo store online Taobao (Alibaba), invece, sta spingendo sul format del live streaming blogger. 

“Il digitale prende il sopravvento sul fisico, che oggi diventa ponte verso l’online, e la cura della digital content creation sarà sempre più importante per un'esperienza di acquisto vincente”, sostiene Santucci, che vede superata la strategia di branding: “i giovani non selezionano il prodotto solo per il brand, ma misurano marchi e aziende in base ad un sistema valoriale”.

Non solo cultura digitale, ma anche sostenibilità e formazione, infatti, si dimostrano leve fondamentali di innovazione. “La partita del futuro si gioca su economia circolare e sostenibilità sociale”, specifica Capasa, che lamenta la carenza figure specializzate nel mondo moda. “Sopperiscono alcune accademie interne delle aziende e qualche istituto tecnico in aree collegate alle filiere, ma rispetto alla Germania rimaniamo ‘principianti’”.

Alla crisi globale serve però una risposta di sistema. E mentre la moda tricolore ancora attende misure reali da parte del Governo, la Francia - ricorda Santucci - ha già nazionalizzato alcune realtà e mira a salvaguardare la diversità distributiva presente nei centri urbani. Occorre anche semplificare l’accesso al capitale e alle ristrutturazioni finanziarie. Infine, l’uscita dalla crisi dipenderà in gran parte dallo scambio di dati e dalle condivisioni di strategie tra le aziende. “Lasciare il mero interesse della singola azienda, aspetto che ha definito le logiche economiche del tessuto italiano, e adottare un approccio sistemico per creare un utile di filiera che venga ridistribuito a livello di generale”.

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