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Adnkronos
Pubblicato il
4 lug 2011
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Da New York la nuova generazione afroamericana detta i trend della moda

Di
Adnkronos
Pubblicato il
4 lug 2011

Una nuova generazione di stilisti afroamericani detta i trend della moda mondiale. E riesce in virtù della forte tradizione del continente subsahariano nella realizzazione di pattern e tessuti e con la volontà di chi desidera il riscatto per una terra troppo spesso massacrata dai genocidi di massa, per dare un futuro alle donne che lì lavorano, riunite in cooperative. Il riconoscimento ufficiale arriva proprio quest'anno perché a New York, dal 11 al 17 luglio, si terrà la 'African fashion Week'.



Ad aprire la kermesse il liberiano Korto Momolu, secondo classificato alla 'Project Runway', quinta stagione, che presenterà le sue collezioni insieme ad altri 21 fashion designer, tra i quali anche Olatide 'Tide' Adenuyi, nigeriano-americano che lavora a Silver Spring.

Una generazione di giovani che è cresciuta sotto la presidenza Obama che vuole rilanciare e ridefinire l'immagine di un continente. La stessa first lady, Michelle Obama ha indossato un abito rosa brillante disegnato da Duro Olowu, stilista nato in Nigeria i cui vestiti sono venduti da Barneys e che mixano i look vintage con i tipici pattern africani.

"E' il nostro momento, ed è solo l'inizio. Giovani designer africani stanno diventando dei very player della moda. Per intere generazioni si è attinto alle risorse africane, ma la nostra generazione, cresciuta in entrambi questi mondi sta cambiando le cose", ha detto la stilista Adiat Disu, 24 anni in occasione di un pre-show a Soho.

L'elenco delle case di moda che utilizzano pattern africani non è mai stato così lungo. La collezione Burberry resort 2012 ha integrato la sua tradizionale fantasia scozzese con i disegni tribali africani. Bottega Veneta ha scelto la tipica stampa azzurro brillante africana per pelle e tela e Diane von Furstenberg ha lanciato un porta iPad con la tipica stampa zebrata nigeriana. E' realizzato con un legno africano il braccialetto firmato Yves Saint Laurent, lui stesso algerino di nascita che ha portato per primo nel 1967 le fantasie africane sulle passerelle. Ma c'è anche H&M che propone una collezione di abiti di ispirazione africana.

Tra coloro che cercano di dare una mano allo sviluppo di questo business è Waris Dirie, top model la cui biografia best-seller 'Desert Flower', è stata la base per l'omonimo film del 2009, che racconta la fuga da un matrimonio forzato in Somalia, gli inizi come modella a Londra e il suo viaggio nel passerelle di New York e Parigi. "Utilizzo di materiali e modelli africani non può essere una tendenza che sarà dimenticata in un paio di stagioni", ha detto Dirie, aggiungendo che la sua Fondazione Desert Flower è al lavoro per garantire ai designer africani e ai produttori di tessuto la giusta esposizione facendo da ponte tra loro e i designer internazionali.

Ci sono poi storie di successo, come Suno, fashion label con sede a New York che oggi vende abiti che costano più di 600 dollari. "Hanno cominciato a creare un laboratorio di sarti in Kenya", ha dichiarato Helen Jennings, direttore di "Arise", rivista londinese sulla moda africana. "E' l'effetto Obama e dei Mondiali del 2010, che hanno avuto la conseguenza di mettere a fuoco l'Africa come fonte creativa e culturale".

Indego Africa, un'organizzazione di sviluppo, è in prima linea nella organizzazione di cooperative profit femminili in Ruanda. Il gruppo ha recentemente stretto una partnership con 300 sopravvissute al genocidio strutturate con 11 cooperative dell'Africa orientale. Producono borse dalla stampa tipica grigio-verde e giallo per il designer Steven Alan e per Anthropologie, oltre ai braccialetti per Nicole Miller.

Emelienne Nyiramana, fondatore della cooperativa ruandese 'Cocoki', andrà New York per la prima volta a lanciare una nuova linea per Nicole Miller per la collezione autunnale. Nyiramana portava acqua per 25 centesimi al giorno dopo aver perso il padre e tre fratelli. Ora lavora con Indego e frequenta il programma per il Ruanda di Goldman Sachs e studia marketing, pubbliche relazioni, risorse umane, gestione organizzativa, finanziaria e contabile. In un video Indego, Emelienne Nyiramana dice che "tutte le donne del Cocoki hanno un sogno: diventare ricche con le loro mani".

Insomma oggi si parla di 'Afropolitans' e la "moda africana non è più percepita come una sorta di 'Portami allo zoo'. Abbiamo modalità espressive più ricche che non la stampa animalier" spiega Washington Roberts, 28 anni. "E' un momento emozionante, perché i nostri tessuti sono così ricchi di colori e modelli", ha detto Dario Wobil, 28 anni. La sua linea Saint Wobil è stata di recente pubblicata sulla edizione italiana di "Vogue".

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