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Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
11 feb 2020
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Da Milano a Parigi, gli stilisti cinesi disertano le passerelle

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
11 feb 2020

Dopo le fashion week e i saloni cinesi, rimandati a causa dell’epidemia di coronavirus, è il turno degli stilisti dell’Impero di Mezzo di dichiarare forfait. Numerosi designer cinesi, molti dei quali sono basati in Europa e figurano nei calendari di Milano e Parigi, non potranno infatti sfilare o presentare le loro collezioni durante le imminenti fashion week.

Uma Wang non sfilerà a Parigi questa stagione - © PixelFormula


Per quanto riguarda la settimana milanese, che si svolge dal 18 al 24 febbraio, tre brand cinesi hanno dichiarato che non sono riusciti a completare le loro collezioni in tempo a causa dei ritardi nelle consegne legati ai blocchi attuali causati dal coronavirus. Si tratta di Angel Chen, Ricostru e Hui.
 
A Parigi Masha Ma, Shiatzy Chen, Uma Wang, Jarel Zhan, Calvin Luo e Maison Mai hanno dovuto ritirarsi dal programma delle sfilate e delle presentazioni. “Non saranno in grado di presentare le loro collezioni durante la prossima Paris Fashion Week", ha dichiarato la Fédération de la haute couture et de la mode, la quale “metterà a loro disposizione tutti i suoi network di comunicazione al fine di condividere durante questo periodo, in Francia e a livello internazionale, il lavoro che ci tenevano a presentare”.

Riguardo a tali annullamenti, “dopo profonde riflessioni e considerazioni, abbiamo deciso fosse l’azione più appropriata”, ha dichiarato in un comunicato il CEO di Shiatzy Chen, Harry Wang. "Ora ci concentreremo su un nuovo format di comunicazione per presentare la nostra nuova collezione”.
 
In Italia, la Camera Nazionale della Moda ha voluto testimoniare la propria solidarietà con la Cina, lanciando la campagna "China we are with you", con un evento dedicato in occasione della sua inaugurazione il 18 febbraio. Inoltre, diffonderà numerosi scambi video tra i due Paesi durante tutta la settimana, con in particolare la possibilità per i cinesi rimasti nel loro Paese di vedere alcune sfilate in diretta.
 
In questo contesto, otto marchi emergenti (Xun Ruo, Leaf Xia, Han Wen, Pinhui Zhao, Emma Sweet, Zijue, Dot Minute e Shengyi Liu), selezionati con il supporto del colosso cinese del retail Chic Group tramite la sua piattaforma italo-cinese Fashion Town, potranno presentare il loro lavoro nell’ambito del Fashion Hub Market, lo spazio dedicato ai giovani designer. Una di loro, Han Wen, basata a New York, potrà anche sfilare.
 
Anche a Parigi sarà possibile vedere alcuni marchi cinesi, come Dawei, il brand del designer Dawei Sun, passato dalle Beaux-Arts e dall’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture Parisienne, che si divide tra Beijing e la capitale francese, dove la label sfila da un anno.

La campagne lancée par la Camera nazionale della moda italiana - CNMI


“L’atelier, basato a Beijing, ha ripreso il lavoro lunedì e porta avanti la collezione autunno/inverno 2020-21, che sfilerà a Parigi il prossimo 25 febbraio. Abbiamo dovuto modificare un po’ la pianificazione del lavoro e rivedere il piano iniziale della collezione, ma nulla di troppo importante”, rassicura la maison.  
 
"Beijing è situata molto più a Nord rispetto a Wuhan e Shanghai, per questo motivo abbiamo avuto un impatto minore per quanto riguarda l’epidemia. Purtroppo la produzione ne risentirà, perché le fabbriche hanno riaperto con effettivi ridotti”, conclude la griffe. Anche la maison by Fang ha confermato la presentazione della sua collezione in showroom.
 
Il salone Tranoï, che insieme a DFO porta numerosi brand occidentali in Cina, in seguito alla sospensione della Fashion Week di Shanghai ha dovuto rimandare la sua edizione cinese e si aspetta altresì una diminuzione delle presenze all’edizione parigina, programmata dal 28 febbraio al 2 marzo.
 
“Abbiamo due espositori cinesi e uno di Hong Kong, saranno presenti in quanto non sono coinvolti nell’epidemia. Sappiamo già però che avremo meno visitatori cinesi. Contiamo circa 200 persone tra i buyer cinesi; alcuni non sono tornati in Cina dopo la sessione di gennaio, ma altri non verranno e le grandi aziende manderanno dei team ridotti”, ci hanno confidato gli organizzatori.

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