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Da Colette a 10 Corso Como, la distribuzione moda è in discussione

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 15 lug 2017
Tempo di lettura
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Mentre l’iconico concept store francese Colette annuncia la sua chiusura definitiva per il prossimo 20 dicembre, il suo omologo italiano 10 Corso Como si appresta a vivere dei grandi cambiamenti. Il celebre negozio, fondato nel 1990 da Carla Sozzani a Milano, ha dovuto anch’esso affrontare molte difficoltà negli ultimi anni, rasentando il fallimento nel 2015 e ritrovandosi addirittura minacciato di sfratto in tempi ancor più recenti. Ma il tempio della moda italiana ha appena trovato un salvatore.

10 Corso Como comincia un nuovo capitolo della sua storia - DR


Si tratta dei fondatori del marchio carpigiano Twin-Set, l’imprenditore Tiziano Sgarbi e la stilista Simona Barbieri, che dopo aver ceduto il loro marchio al fondo Carlyle, si lanciano in una nuova avventura. La coppia ha acquisito il controllo, per circa 30 milioni di euro, della società immobiliare che possiede lo spazio di 3.000 m² che ospita 10 Corso Como.
 
“Non abbiamo intenzione di snaturarne la formula. Vogliamo invece modernizzarla, mantenendo, lo speriamo, il nome dell’insegna "10 Corso Como". Per quanto riguarda la Galleria che ospita esposizioni fotografiche, architettoniche e di design e il negozio di culto di accessori e abbigliamento, ci piacerebbe formare una partnership con Carla Sozzani”, ha precisato Tiziano Sgarbi al sito “corriere.it”.

“In compenso, gli spazi occupati dal ristorante, dal bar, dalla libreria e dall’hotel cambieranno completamente gestione”, puntualizza l’imprenditore, il quale oggi guida il gruppo di abbigliamento Abraham Industries, che controlla i marchi Erika Cavallini, Circus Hotel, SemiCouture e Liviana Conti.
 
La formula di questi grandi concept store di moda come è stata concepita una ventina di anni fa, sembra oggi messa in discussione. L'avvento del commercio online ha ribaltato gli equilibri, in particolare con la crescita degli e-shop dei multimarca di lusso. Questi ultimi, come Net-A-Porter e Matchesfashion, stanno diventando sempre più popolari grazie alla loro presenza istantanea e globale che li rende molto più attraenti per i brand rispetto ai tradizionali multimarca.
 
Le griffe, ormai tutte dotate di un proprio sito di e-commerce e di una rete retail fisica, hanno capito bene questa dinamica, e stanno moltiplicando le “collaborazioni esclusive” con queste insegne virtuali che offrono loro una visibilità planetaria. Stessa logica per i giovani stilisti. Questi in precedenza si appoggiavano alle vetrine di Colette o di altre boutique selezionate per farsi conoscere. Oggi invece inanellano collaborazioni di durata temporanea con siti web posizionati nel segmento premium della creazione di ricerca, come Mytheresa o L’Exception.
 
“Stiamo vivendo un momento molto particolare. Più che dalla crisi economica, il sistema della moda in questi ultimi anni è investito dai violenti scossoni che modificano dalle fondamenta la distribuzione classica. La crescita dell’e-commerce, unitamente con le difficoltà attraversate dai grandi magazzini, sta alterando gli equilibri”, analizza il boss di Onward Luxury Group, Franco Pené, che possiede, fra gli altri, il marchio Jil Sander e l’insegna Joseph.
 
Il presidente di Milano Unica, Ercole Botto Poala, ha fatto lo stesso discorso martedì all’inaugurazione del salone italiano del tessile, che quest’anno ha anticipato la sessione estiva a luglio, invece che a settembre, proprio per adattarsi a questi rivoluzionari cambiamenti del mercato. “La distribuzione, in particolare, sta vivendo una trasformazione radicale. Se non facciamo le mosse giuste ora, soprattutto investendo di più in tecnologia, rischiamo di perdere questa battaglia”, ha avvertito.
 
Alcuni, tuttavia, riescono a mantenersi sul mercato con successo, come Dover Street Market, il concept multimarca di tendenza di Comme des Garçons, che si appresta ad inaugurare un nuovo punto vendita a Los Angeles, dopo quelli di Londra, Tokyo e New York. Anch’esso ha optato per la strategia delle collaborazioni, accogliendo al suo interno dei pop-up store. Ultimo in ordine di data quello di Fendi.
 
Altri hanno affrontato molto presto la rivoluzione digitale facendola propria, come la famosa boutique fiorentina Luisaviaroma, che si è diffusa sul web già a partire dal 1999. Oggi, il suo e-commerce rappresenta il 95% del proprio fatturato totale, che ha raggiunto quasi 130 milioni di euro nel 2016. Lo store ha lanciato a sua volta una serie di collaborazioni con dei grandi nomi della moda, da Sergio Rossi a Dolce & Gabbana.

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