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Da Centergross e CNA Federmoda il decalogo per la ripartenza

Pubblicato il
10 apr 2020
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2 minuti
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Mentre la ripresa delle attività produttive sembra destinata a slittare di qualche settimana, il polo bolognese di pronto moda Centergross torna a suonare la carica per rimettere in moto la macchina del fashion Made in Italy, ferma da fine marzo per contenere la diffusione del coronavirus. 

La sfilata collettiva di Centergross a Mosca - Foto: Centergross


Questa volta, il centro emiliano da 5 miliardi di giro d’affari (circa 600 aziende per 6.000 occupati) si è mosso insieme a CNA Federmoda, con cui ha pubblicato un documento per la ripartenza in 10 punti rivolto a Governo e Regioni.
 
“La moda non è una filiera di serie B”, si legge nel decalogo, che chiede l’equiparazione del settore a quelli in crisi inseriti nel decreto ‘Cura Italia’, come turismo e trasporti. Il tessile-abbigliamento italiano occupa circa 1 milione di persone per 90 miliardi di euro di fatturato e 80.000 imprese attive.

Le aziende di pronto moda, grazie al modello di business basato su velocità di produzione e distribuzione, “potrebbero configurarsi come un laboratorio locomotiva della ripartenza”, spiega il presidente di Centegross, Piero Scandellari. “Dateci il via, siamo pronti a scattare e tornare più forti di prima”, aggiunge.
 
Alla strategia sanitaria che mira a tutelare la sicurezza dei lavoratori bisogna combinare “una strategia economica per la ripartenza”, gli fa eco Marco Landi, presidente nazionale CNA Federmoda, che suggerisce “un graduale riavvio delle attività per non rischiare di saltare sia la presentazione delle collezioni PE 2021 che la consegna dell’AI 2020/21”.
 
Le misure invocate nel documento vanno dall’estensione della cassa integrazione Covid-19 oltre le nove settimane previste, alla garanzia dei pagamenti lungo l’intera filiera, per evitare blocchi di liquidità che provocherebbero fallimenti.
 
Centergross e CNA Federmoda reclamano anche la concessione del credito di imposta del 60% sul pagamento dell’affitto anche ai contratti d’azienda tipici di tutti i centri outlet, e non solo.
 
Occorre poi sospendere il pagamento per il 2020 di Tasi e IMU su capannoni, depositi e negozi, ma anche dell’imposta IRES sul bilancio 2019. L’intervento sull’IRES servirà a “compensare gli imponibili dei due anni, che può portare a un credito o debito di imposta da dichiarare a maggio 2021”, spiegano. 
 
Il decalogo chiede, infine, condizioni migliorative per le società del settore che hanno sede e producono in Italia; la riduzione o azzeramento delle aliquote IVA sino a fine 2020; la riduzione delle aliquote sui contributi fino a dicembre 2021 per salvaguardare l’occupazione e la concessione di finanziamenti agevolati con bonus fiscali per investimenti sul digitale.

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