D’Amante è in concordato preventivo

La catena padovana di gioiellerie D’Amante, specializzata nel commercio al dettaglio di preziosi, orologi e accessori moda, fondata e tuttora controllata dall’imprenditore Fabio Verdini, dotato di un’esperienza ultraventennale nel settore della gioielleria, ha comunicato di aver presentato già lo scorso 22 dicembre davanti al Tribunale di Padova una domanda di concordato preventivo “in bianco”, volta a preservare la continuità aziendale.

damante.it

Sulla base della procedura concordataria, la D’Amante ha tempo 120 giorni (cioè fino al 22 aprile) per il deposito della domanda di concordato preventivo “pieno” con continuità aziendale.
 
La società veneta ha tenuto a comunicare che l’avvio della procedura non sta comportando alcun effetto sulla prosecuzione dell’attività nella sua rete di 40 negozi, che sta continuando normalmente.
 
Secondo fonti ben informate, le motivazioni alla base di questo crollo del business del marchio padovano risiedono innanzitutto nelle difficoltà del settore dei diamanti, ma soprattutto del venir meno del principale cliente della società, Stroili Oro, dopo il passaggio di proprietà di quest’ultimo. A ciò sarebbe poi seguito un minore supporto delle banche.
 
La D’Amante SpA non è attiva solamente nel retail grazie all’e-commerce e alla sua rete di punti vendita ad insegne D’Amante e Athmosfera, presenti sopratutto nei grandi centri commerciali del centro-nord dell’Italia, ma anche nel commercio all’ingrosso di diamanti, pietre preziose e gioielli, che nel nel 2016 rappresentavano il 35,6% del suo fatturato.
 
Sebbene la procedura di concordato non costituisca necessariamente l’anticamera di un fallimento, sorprende la situazione di difficoltà di “una delle aziende più frizzanti del settore con sede in città”, scrive Il Mattino di Padova, che si avvale di una forza lavoro costituita da “oltre 200 collaboratori, un fatturato netto 2016 di 25 milioni di euro (erano 29,4 milioni di euro nel 2015) e un Ebitda intorno ai 2 milioni di euro (ma con una posizione finanziaria netta negativa per 3,88 milioni di euro)”.
 
Una società che “si presentava come in espansione, pronta per accedere al mercato azionario dell’AIM (quello delle piccole e medie imprese) ancora nella primavera del 2016, (operazione evidentemente non andata a buon fine non risultando a oggi fra i titoli del listino)”, ricorda ulteriormente il quotidiano locale.
 
Lo scorso febbraio, invece, la D’Amante era tornata alla ribalta delle cronache per un contenzioso nato con la concittadina Morellato, che ha ottenuto dai Carabinieri di Cittadella (Padova) il sequestro e la restituzione di monili e preziosi per 430mila euro.
 
I gioielli “sarebbero stati consegnati in conto vendita a D'Amante per la successiva commercializzazione nei suoi punti vendita e non ne sarebbe mai stato pagato il corrispettivo”, ha indicato il sito TgCom24.

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