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Cucinelli comunica i primi risultati dello studio con Università degli Studi e Usl di Perugia

Pubblicato il
1 giu 2020
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2 minuti
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Brunello Cucinelli ha comunicato i risultati della prima fase di studio di un progetto, annunciato a fine aprile, nell’ambito del quale l’azienda ha aperto le porte della sua sede di Solomeo all’Università degli Studi di Perugia, per un progetto di ricerca finalizzato all’elaborazione di un modello per la ripresa delle attività lavorative nella massima sicurezza per i lavoratori.

Solomeo, il borgo medioevale sede dell'azienda - brunellocucinelli.com

 
Lo studio, guidato dalla Professoressa Antonella Mencacci e che vede coinvolti ricercatori di fama internazionale, prevede due fasi: l’esecuzione di tamponi e test sierologici per tutti i dipendenti, al fine di individuare eventuali portatori asintomatici o pregresse esposizioni al virus, e in seguito il loro monitoraggio periodico, sino al termine della pandemia.
 
“I prelievi vengono fatti in azienda da medici competenti e le analisi nel laboratorio di microbiologia dell’Università. I risultati della prima fase hanno evidenziato che, tra gli oltre 1.200 dipendenti studiati, solo 4 sono risultati positivi al virus, tutti asintomatici e tutti sotto i 35 anni di età”, spiega Antonella Mencacci nel comunicato stampa diramato. “Il loro pronto isolamento ha evitato la trasmissione del virus non solo nell’ambiente di lavoro, ma anche in ambito familiare e nella comunità, in quanto tali soggetti sono rimasti sempre asintomatici, fino alla negativizzazione del tampone. Non si è verificato nessun contagio in ambito lavorativo, verosimilmente grazie al rispetto delle misure di contenimento adottate. Abbiamo anche individuato alcune persone negative al tampone ma positive al test sierologico, indice di un pregresso contatto con il virus”.

La seconda fase di studio, che proseguirà per tutta la durata dell’emergenza, prevede il monitoraggio regolare del titolo anticorpale, al fine di identificare eventuali sieroconversioni e tenere sotto controllo l’efficacia delle misure aziendali di sicurezza.
 
“Nel complesso i risultati finora ottenuti confermano l’importanza di cercare i portatori asintomatici in questa fase dell’epidemia, propongono un modello operativo applicabile in contesti analoghi e sottolineano come la sorveglianza in ambito lavorativo sia utile anche per la comunità”, prosegue Mencacci.
 
Il progetto di ricerca dell'Università degli Studi di Perugia denominato "Valenza delle diverse strategie diagnostiche per il controllo del rischio di infezione dei lavoratori nella fase 2 dell'epidemia da Covid-19" sta contribuendo anche alla ricerca attiva di casi asintomatici in Umbria. L’iniziativa prevede che quando viene riscontrato un esito positivo in un lavoratore sottoposto a tampone, ciò venga subito comunicato al Dipartimento di Prevenzione della USL di Perugia e, attraverso il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica, si attivi il “contact tracing”, l'isolamento dei contatti stretti, sia familiari che lavorativi, e le procedure diagnostiche successive. Il progetto ha già permesso di identificare alcuni casi positivi asintomatici e i loro relativi contatti.

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