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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
29 ago 2022
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Crisi energetica: dopo i fallimenti, il tessile europeo teme le delocalizzazioni

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
29 ago 2022

L'industria europea del tessile-abbigliamento sta attraversando da un anno una crisi legata ai prezzi dell'energia, che la guerra in Ucraina ha intensificato sullo sfondo della minaccia russa di interrompere le forniture di gas per questo inverno. Di fronte a costi aggiuntivi che stanno diventando impossibili da riversare sui consumatori, gli industriali chiedono un'azione immediata basata su un'unica strategia. Con in particolare un limite sul gas a 80 euro per megawattora.

Shutterstock


La confederazione europea del tessile Euratex chiede inoltre una revisione del meccanismo di tariffazione del mercato dell’elettricità. Revisione il cui scopo è ridurre “le enormi differenze di prezzo con i nostri concorrenti esteri”, precisa.

Per i rappresentanti del settore è necessario fornire supporto alle imprese durante questa crisi, in modo da evitare fallimenti a cascata, ma anche delocalizzazioni fuori dall'Europa, in un momento in cui il Vecchio Continente sta cercando di riportare gradualmente entro i propri confini la propria produzione di abbigliamento e tessuti. Per i portavoce del settore, infatti, è in gioco una nuova deindustrializzazione tessile e una maggiore dipendenza dalle importazioni.

“Alcuni segmenti specifici del comparto tessile sono particolarmente vulnerabili. L'industria delle fibre artificiali, sintetiche e cellulosiche, ad esempio, è un settore ad alta intensità energetica e un grande consumatore di gas naturale per la produzione delle sue fibre”, afferma Euratex.

“La scomparsa dei prodotti in fibra europei avrebbe conseguenze immediate per l'industria tessile e per la società in generale. Anche le attività di tintura e finissaggio dei tessuti sono relativamente intensive nella richiesta energetica. Queste attività sono essenziali nella catena tessile del valore, in modo da fornire ai prodotti tessili e agli indumenti un valore aggiunto attraverso il colore e delle funzionalità speciali (ad es. per applicazioni mediche)”, aggiunge.

Gli addetti ai lavori sottolineano che la forte concorrenza mondiale nel mercato del tessile-abbigliamento rende impossibile il non poter ripercuotere gli incrementi dei costi sui clienti. Soprattutto in un momento in cui il settore energetico sta rallentando o addirittura chiudendo delle unità di produzione.

Razionamento e disorganizzazione

Al di là del prezzo, stanno diventando più evidenti i timori di razionamenti durante l'inverno. Una soluzione che non dovrebbe nemmeno essere sul tavolo, secondo Euratex. Per i professionisti del settore tessile, i governi devono garantire una fornitura di energia costante e conveniente per consentire al comparto di sopravvivere a questo periodo.

Mentre sono in corso discussioni a livello europeo, Euratex è però allarmata dalla “proliferazione di iniziative nazionali contraddittorie e non coordinate”. Una frammentazione del mercato unico che avrebbe l'effetto di rendere un po' più complesso l'ambiente, e di aumentare la pressione sulle filiere, mettendo in discussione la concorrenza leale tra i settori tessili nazionali.

“Tenuto conto della situazione attuale, non è più da escludere uno scenario in cui interi segmenti dell'industria tessile scomparirebbero”, avverte il presidente di Euratex Alberto Paccanelli. “Ciò comporterebbe la perdita di migliaia di imprese e decine di migliaia di posti di lavoro in Europa e aumenterebbe ulteriormente la dipendenza dell'Europa dalle fonti estere di beni essenziali. Fatto particolarmente vero per le PMI, che necessitano di misure di sostegno temporaneo (ad esempio aiuti di Stato, agevolazioni fiscali, massimali dei prezzi dell'energia) per sopravvivere all'attuale crisi e prepararsi per la transizione ecologica a più lungo termine”.

Euratex rappresenta 154.000 aziende e 1,47 milioni di posti di lavoro, il tutto per 53 miliardi di euro di export. Arrivato due anni fa alla direzione generale dell'organizzazione, Dirk Vantyghem ha confidato a giugno a FashionNetwork.com che il settore deve prepararsi all'idea che i costi non torneranno mai al livello pre-crisi.

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