Cosmesi: 2018 a 11,2 miliardi, e-commerce +10%

Il settore cosmetico italiano chiuderà il 2018 a 11,2 miliardi di euro di giro d’affari (+2%) e stima di crescere del 2,6% nel 2019. Lo afferma l’indagine congiunturale di Cosmetica Italia presentata il 7 febbraio presso la Sala Convegni Intesa Sanpaolo, a Milano.

Facebook/Cosmoprof

“La chiusura del 2018 segna per le nostre aziende l’ingresso in una fase di stabilità in cui viene metabolizzato il know-how acquisito durante il periodo post-crisi”, ha commentato il presidente di Cosmetica Italia, Renato Ancorotti. “Anche in questo scenario e a fronte di una contrazione del PIL, si confermano i punti di forza del settore: gli investimenti nell’innovazione, la qualità del prodotto, la qualificazione e la formazione del personale. L’industria cosmetica è infatti un’eccellenza con una sua dignità specifica che auspichiamo possa essere valorizzata e ascoltata dalle istituzioni”.   
 
L’incremento di fatturato è dovuto, in primis, alle esportazioni (+3,5% nel 2018 per un valore di 4,8 miliardi di euro); il mercato interno ha contribuito, invece, in misura minore alla crescita del settore con un trend positivo di poco meno di un punto percentuale.
 
L’evoluzione dell’export incide significativamente sulla bilancia commerciale, che supera i 2.700 milioni di euro.
 
La domanda di cosmetici in Italia a fine 2018 ha registrato un valore poco superiore ai 10,1 miliardi di euro; tengono i canali professionali (saloni di acconciatura e centri estetici) che chiudono l’anno in crescita dello 0,5%. In territorio positivo anche grande grande distribuzione (+0,5%) e profumeria (+1,2%), che rispettivamente si attestano al primo e al secondo posto nelle vendite di cosmetici in Italia. In flessione il canale dell’erboristerie, seppur in aumento dello 0,2% e maglia nera farmacia in calo dell’1%.
 
La produzione cosmetica contoterzi, a monte della filiera produttiva e trasversale rispetto agli altri canali, è in crescita del 4% e stima un ulteriore rialzo del 6% per il primo semestre 2019.
 
L’e-commerce segna un +10%, mentre le vendite dirette (porta a porta e corrispondenza) segnalano invece una contrazione del 2%.

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