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Ansa
Pubblicato il
6 gen 2020
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Cosa resterà della moda del secondo decennio del 2000

Di
Ansa
Pubblicato il
6 gen 2020

La moda del decennio appena finito verrà ricordata per tre grandi rivoluzioni legate indissolubilmente ai cambiamenti che avvengono nella società contemporanea.

Il primo è lo sdoganamento delle sneakers da scarpe sportive tout court a calzature per ogni occasione, anche elegante. Una rivoluzione sancita nientemeno che da Karl Lagerfeld, il grande couturier scomparso nel febbraio 2019, con la collezione di haute couture disegnata per Chanel nel 2014, dove inserì a sorpresa e destando sconcerto tra i purusti dell'alta moda, sneakers preziose, ricche di fiori e di ricami, glitterate e argentate, messe sotto ai tailleur perfetti, ai completi con pantaloni aderenti e corti come tute da jogging, ai tubini da cocktail e perfino sotto ai lunghi abiti da sera in pizzo bianco e nero.

La seconda rivoluzione del decennio riguarda la presa di coscienza delle griffe sulla situazione dell'ambiente con la conseguente volontà di porre fine al degrado generato da una produzione incontrollata e poco rispettosa della natura, scegliendo il riciclo di plastiche e materiali di scarto, la produzione organica di cotone e di altri materiali naturali. Infine, l'abbandono graduale anche da parte d' importanti nomi del fashion system di una moda crudele che utilizzava gli animali da pelliccia e i piumati soltanto per soddisfare la vanità femminile e la voglia di profitto delle aziende.

Da qui le nuove frontiere del denim, che diventa tendenza eco-sostenibile anche nella versione couture e il boom delle fur free, dette eco-pellicce e dei piumini 'vegani', cioè imbottuti con materiali non animali. Hanno sposato il concetto di fur free Gucci, Versace e Miuccia Prada che dopo aver rinunciato alle pellicce ha lanciato le borse in nylon riciclato. Poi c'è Sara Cavazzi Facchini che con Genny ha già cominciato un percorso di moda green dal 2015.

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