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Corrado Peraboni (IEG): “Immettere liquidità e creare le condizioni per liberare l’energia repressa delle aziende”

Pubblicato il
6 apr 2020
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L’azienda organizzatrice di manifestazioni fieristiche IEG (Italian Exhibition Group) è reduce dalla decisione di ricorrere al Fondo d'Integrazione Salariale. L'ammortizzatore sociale è attivo dal 6 aprile e si applicherà per le successive nove settimane ai 300 dipendenti di tutte le sedi di IEG, a Rimini, Vicenza, Milano e Arezzo. Nel frattempo, il Presidente Lorenzo Cagnoni, l’AD Corrado Peraboni e i top manager aziendali si sono tagliati lo stipendio. Di questo e delle prospettive del settore, FashionNetwork.com ha parlato proprio col nuovo Amministratore Delegato di IEG, fresco di nomina, avvenuta lo scorso gennaio.

Corrado Peraboni - IEG


“Abbiamo cercato di mettere in campo un’iniziativa solidaristica, oltre che efficiente, mettendo una forchetta massima e minima al provvedimento, quindi non ci sarà nessuno che lavorerà zero ore o per tutto il tempo. Un provvedimento che riteniamo equo e solidale”, precisa Corrado Peraboni.
 
“La vicenda Covid-19 si è innestata nelle nostre vite mentre già si usciva da un periodo piuttosto turbolento per il comparto della gioielleria, per il problema dei prezzi dell’oro”, racconta il manager milanese. “Noi di IEG confidiamo comunque di poter far ripartire la stagione delle fiere con Arezzo in estate e Vicenza a inizio settembre. Una stagione che curiosamente avevamo chiuso noi a gennaio (tra l’altro con un’edizione record come espositori e visitatori), in quanto dopo VicenzaOro sono saltati tutti gli appuntamenti fieristici internazionali. Speriamo che non ci sia bisogno di ulteriori rinvii, ma di avere la ‘piacevole incombenza’ di essere coloro che riapriranno il settore”.

Questa situazione d’emergenza potrebbe dare origine a nuove sinergie di sistema per l’universo della gioielleria, gli chiediamo? Corrado Peraboni risponde di sperare che “non si ripeta quanto sta succedendo in altri settori fieristici, dove, prendendo spunto da questa situazione, invece di cercare di fare sistema, c’è qualcuno che sta creando un po’ di scompiglio sui calendari internazionali, e parlo soprattutto delle manifestazioni che si sono spostate nel secondo semestre dell’anno”, afferma. “Il caso Covid-19 sta rischiando di compromettere equilibri di calendario che si erano consolidati negli anni”, prosegue, “ma nello specifico del settore orafo-gioielliero, noi di IEG non faremo operazioni di questo tipo, cercando sempre di salvaguardare l’interesse delle aziende”.
 
“La vicenda Coronavirus deve invece chiamare gli organizzatori di saloni mondiali alla correttezza”, stigmatizza Peraboni, “e a non creare ulteriori problemi alle aziende, che ne hanno già troppi da risolvere in questo periodo, con sovrapposizioni che cannibalizzino altre fiere degli stessi settori, stravolgendo così i calendari internazionali”.
 
A proposito dei provvedimenti legislativi che dovrebbero essere adottati dal Governo per aiutare il comparto, Peraboni suddivide i contorni delle misure in due termini: “Il primo è risolvere l’emergenza”, ricorda, “che significa liquidità, da mettere presto a disposizione soprattutto delle società più piccole. Il secondo è creare le condizioni perché tutta l’energia delle nostre aziende, repressa e accumulata in questi mesi di forzata inattività, possa essere celermente scaricata nel miglior modo possibile. Mi riferisco a semplificazioni burocratiche, accesso al credito, e simili”, indica l’AD di IEG. “Oggi noi abbiamo migliaia di aziende ferme ai blocchi di partenza, che non vedono l’ora di ripartire. Gli interventi governativi devono consentire di liberare sul terreno della produzione le loro molte energie, sia nel settore della moda, che in quello dell’oro”.
 
IEG non ha ancora chiuso il bilancio del 2019, ma Peraboni anticipa una crescita in double digit del fatturato e dell’Ebitda. “Un’annata eccezionale”, la definisce.
 
Essendo anche ex presidente di UFI, l'Associazione Mondiale delle Fiere, che conta oltre 740 membri di 85 nazioni, Corrado Peraboni si dice molto preoccupato per la situazione delle fiere globali, di tutti i settori. “La cifra complessiva degli affari non conclusi durante le fiere mondiali nel periodo inizio gennaio-fine giugno 2020, secondo i dati di UFI, ammonta a mancati ordini per 134 miliardi di euro worldwide, una cifra 5 volte superiore a quella di 23 miliardi calcolata la scorsa settimana”, puntualizza Peraboni. “In questa prima fase, tanto più le fiere sono internazionali, altrettanto più sono interessate dal rischio di contraccolpi nell’immediato, perché ovvimente quando si riaprirà il mercato sarà molto difficile avere nei padiglioni tanti visitatori internazionali. Nel medio-lungo periodo, prevedo che la situazione accelererà il processo già in atto di concentrazione delle manifestazioni fieristiche”, conclude.

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