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Coronavirus: i gruppi del lusso mettono mano al portafoglio per aiutare i loro dipendenti

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
3 apr 2020
Tempo di lettura
4 minuti
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Mantenimento di posti di lavoro e stipendi, eliminazione dei dividendi, riduzione del compenso dei dirigenti, iniziative di solidarietà… Il lusso affronta a suo modo la pandemia di Coronavirus. Da Chanel a Hermès, passando per L’Oréal, Tod’s o OTB, alcuni grandi gruppi hanno giocato la carta della solidarietà e hanno scelto di proteggere i propri dipendenti, moltiplicando le iniziative in loro favore.

Chanel è stata la prima azienda di moda ad impegnarsi a favore dei propri dipendenti - © PixelFormula


Mentre diverse aziende del comparto hanno messo una parte dei loro dipendenti in cassa integrazione parziale (CIG), Chanel è stata la prima a rinunciare a questo espediente, non esitando a sacrificare il suo bilancio. Il marchio francese si è impegnato a mantenere al 100% lo stipendio dei suoi 8.500 dipendenti in Francia (e anche di quelli in Italia) per otto settimane, fino all’8 maggio. E questo nonostante la griffe, il cui fatturato sfiora i 10 miliardi di euro, avrebbe potuto pretendere di essere ammessa al sistema attuato dal Ministero dell’Economia francese per preservare i posti di lavoro, quando ha chiuso tutti i suoi negozi in Francia, così come i suoi laboratori francesi, dove impiega 7.500 persone.
 
Questa misura “è un atto civico forte, per non pesare sui conti pubblici e per consentire allo Stato di concentrarsi sull'aiutare le imprese più vulnerabili e il sistema sanitario”, ha spiegato Bruno Pavlovsky, presidente di Chanel, in un’intervista accordata al Point.

Stesso approccio per L’Oréal. Il gruppo di cosmetici ha annunciato a fine marzo l’intenzione di rinunciare alle misure d’aiuto del governo. Anch’esso ha deciso di mantenere “tutti i posti di lavoro”, senza far ricorso “alla CIG in Francia fino alla fine di giugno, nonostante la sospensione parziale o totale dell'attività di diverse categorie di personale in molti settori (forze di vendita e intrattenimento dei negozi, cali degli ordini che incidono su fabbriche e centrali di spedizione, ecc.)".
 
Il gigante del Beauty guidato da Jean-Paul Agon si è inoltre “impegnato sin dall'istituzione delle misure di contenimento”, a mantenere al 100% la “retribuzione fissa” di “tutti i suoi dipendenti in Francia – ovvero 13.400 persone”, delle quali più di 3.000 sono attualmente private di ogni attività. Tra l’altro, l’azienda transalpina ha precisato che non procederà a “nessun rinvio di oneri sociali o fiscali (contributi, tasse ecc.) durante questo periodo”.
 
Non sono previsti licenziamenti nemmeno da Brunello Cucinelli. Come ha affermato il fondatore del marchio umbro di cashmere a Class CNBC, “noi non taglieremo nessun posto di lavoro. Ho detto ai nostri dipendenti: ‘voi non perderete il lavoro, perché noi abbiamo lavoro’. Cercheremo di concentrarci e nel 2021 recupereremo tutto”.
 
Anche Hermès fa parte di quegli attori del lusso mostratisi più generosi in questo periodo di crisi. Il gruppo francese ha fatto sapere che “manterrà lo stipendio base dei suoi 15.500 dipendenti in Francia e nel mondo senza ricorrere ad aiuti pubblici eccezionali di vari Stati, soprattutto in Francia, rinunciando al sistema di sostegno parziale dell'attività”.
 
La maison di rue du Faubourg Saint-Honoré ha chiuso, oltre alle proprie boutique in Francia, anche tutte le sue fabbriche nel territorio, ad eccezione del sito Hermès Parfums di Vaudreuil (dipartimento dell’Eure, in Normandia) mobilitato per produrre gel idroalcolico.  
 
Sul piano finanziario, i dirigenti del sellaio-pellettiere rinunciano all'aumento della loro retribuzione fissa versata nel 2020 e del loro compenso variabile assegnato nel 2020 per il 2019. L'importo totale della loro remunerazione per il 2020 sarà identico a quello ricevuto nel 2019, nonostante un incremento del 9% dell’utile netto aziendale, a 1,528 miliardi di euro. Quanto al dividendo, il suo importo, proposto per l'esercizio finanziario 2019, “sarà ridotto da 5,00 a 4,55 euro per azione”, lo stesso importo di quello distribuito nell'esercizio 2018.
 
I fratelli Diego e Andrea Della Valle, rispettivamente presidente e vicepresidente del gruppo Tod’s, vanno nella stessa direzione. Nel CdA, riunitosi il 30 marzo in procedura d’urgenza, i due imprenditori hanno annunciato che avrebbero rinunciato “alla compensazione che era già stata decisa a loro favore per l'esercizio 2020”. Solitamente, essi percepiscono 1,8 milioni e 1,3 milioni di euro di retribuzione annuale, e la loro famiglia detiene il 71% del capitale dell'azienda.
 
Inoltre, dato il peggioramento dello scenario dell'epidemia globale di Covid-19 e dell'attuale emergenza sanitaria, il Consiglio d’Amministrazione di Tod's ha deciso di non pagare dividendi per l'esercizio 2019, mentre la società italiana aveva già approvato il 12 marzo la distribuzione di un dividendo di 60 centesimi per azione per un controvalore di quasi 20 milioni di euro. Nel 2019, il marchio di calzature di lusso ha registrato un fatturato di 916 milioni di euro e un utile netto di 46,3 milioni, l’1% del quale sarà destinato ad iniziative di solidarietà.
 
Il gruppo veneto di moda OTB (Diesel, Maison Margiela, Marni, ecc.) ha invece istituito il fondo ferie di solidarietà “Brave OTB” a favore dei propri dipendenti. D’accordo con Confindustria Moda e con la confederazione dei dirigenti Federmanager, l'iniziativa prevede che i dirigenti italiani dell'azienda presieduta da Renzo Rosso, donino volontariamente un minimo di cinque giorni delle loro ferie in termini di valore economico al fine di creare un fondo.
 
La somma così raccolta sarà distribuita tra i dipendenti con i redditi più bassi o tra quelli più colpiti dal punto di vista professionale dall'epidemia di coronavirus.

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