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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
5 set 2022
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7 minuti
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Copenaghen vuole posizionarsi come capitale della moda ecologica e comunitaria

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
5 set 2022

A Copenaghen la moda è ovunque. Conosciuti per il loro stile originale e agli antipodi dei codici classici solitamente preferiti dai loro vicini europei, gli abitanti della capitale danese sfilano in bicicletta in look di studiata nonchalance, combinando colori fluo, abiti voluttuosi e bucolici e materiali tecnici rispettosi dell'ambiente. Questo ritratto composito e idealizzato del tipico danese minimalista seguace della filosofia "hygge" non è certo esagerato: a Copenaghen, gli impermeabili funzionali di Rains e i loghi di Ganni si incrociano ad ogni angolo di strada. Dal 10 al 12 agosto, la capitale ha organizzato contemporaneamente due eventi di moda: la fiera CIFF (Copenhagen International Fashion Fair) e le sfilate della Copenhagen Fashion Week. Carrellata su una città che si distingue per la sua strategia unica, incentrata su innovazione e tutela dell'ambiente.

L'interno del salone CIFF al Bella Center - FNW


Più di 700 brand internazionali si sono dati appuntamento alla 59a edizione del CIFF, a metà agosto, a poche settimane dal tradizionale ritorno delle fiere e delle Fashion Week di settembre. L'evento si è svolto nella stessa location delle precedenti edizioni, presso il luminoso Bella Center, situato fuori dalla capitale danese. Per celebrare questo ritorno alla normalità, il tema del salone è stato riassunto dallo slogan “Together Again”.

Il CIFF ha cancellato solo un'edizione, nel febbraio 2021, a causa del Covid-19. Gli organizzatori e i visitatori della manifestazione sono stati visibilmente felici di tornare alla normalità, lontani dalle restrizioni sanitarie e in un clima di generale ottimismo. Il numero di brand internazionali, buyer e giornalisti ha superato quello dell'edizione dello scorso febbraio, che aveva visto la partecipazione di 19.800 visitatori e 500 brand. Tra i buyer internazionali, gli inglesi hanno dominato la scena, con rappresentanti di Browns, Harrods, Selfridges e Fenwick.

Christina Neustrup, che ha tenuto le redini del CIFF durante i due anni della pandemia, ha appena lasciato il suo incarico. La professionista definisce il salone un “movimento cooperativo”. Questo appuntamento è stato quello della transizione: la dirigente, che assumerà la guida del marchio di gioielli Kinraden, ha colto l'occasione per passare il testimone all'ex L'Oréal Sofie Dolva.

“È stato un periodo difficile, ma ci siamo concentrati sullo sviluppo del CIFF come piattaforma globale attorno ad obiettivi legati alla comunità. Siamo convinti di fare le cose meglio stando insieme. Americani, asiatici ed europei stanno tornando. Il movimento è ripreso”. assicura Christina Neustrup, valutando la situazione del salone alla sua partenza. La prima edizione pilotata da Sofie Dolva sarà quella del 30° anniversario della manifestazione e si svolgerà dall’1 al 3 febbraio prossimi.

Un look del marchio ucraino TG Botanical - TG Botanical


Innovazione e sostenibilità sono stati il ​​fil rouge di tutta la rassegna, e più precisamente nei corridoi di CIFF Sustain, spazio inaugurato tre stagioni fa e dedicato a marchi leader del settore, come le etichette tedesche Oftt e Black Velvet Circus, l'ungherese Manuela Collage Art e l’ucraina TG Botanical. Fondata durante il lockdown da Tatiana Chumak, l'etichetta impiega 25 donne e si affida a una produzione locale, con tecniche di tintura sperimentali e tecnologie di produzione che utilizzano tessuti ricavati da ortiche, lino o canapa. Dall'invasione russa, il marchio si batte per trovare una nuova sede per la propria attività.

Diversi marchi dall'Ucraina sono venuti a cercare contatti all'estero durante la fiera di Copenaghen, per cercare di sopravvivere al duro colpo della guerra. Il marchio di abbigliamento artigianale Litkovska (ex Litkovskaya) ha presentato abiti realizzati con scarti di tessuto. All'ingresso della sala principale, il brand ha condiviso i riflettori con stand importanti: quelli dell'etichetta locale Han Kjobenhavn, del brand newyorkese Quod e di Labrum London. Quest'ultimo firma dei tailleur inglesi con influenze africane e ha già sfilato alla London Fashion Week. Partecipante al CIFF dal 2017, Labrum sottolinea che prima della pandemia “il salone era enorme, ci si perdeva facilmente”. Oggi “lo spazio è più piccolo, ma molto ordinato”.

“I visitatori cercano l'ispirazione scandinava, ma è importante proporre un universo completo, un panorama del settore capace di sorprendere”, analizza Christina Neustrup. Inoltre, la nuova ala Vintage (l'unica area dedicata al B2C di tutto il salone) unisce le proposte danesi con i marchi di Londra e Los Angeles.

Sul versante del menswear sono state presentate diverse collezioni giapponesi e britanniche, come quelle di Aton e Kaptain Sunshine. Tuttavia, diversi buyer internazionali interpellati hanno definito l'offerta di menswear “insufficiente”.

Il futuro degli eventi in Danimarca: ambiente e innovazione

Le collezioni di moda femminile scandinave e internazionali più commerciali hanno beneficiato di due grandi spazi e di un'area focalizzata sull'economia circolare, con oltre 40 marchi danesi supportati dal Lifestyle & Design Cluster.

In quest'area di divulgazione, la protezione ambientale è stata affrontata dal punto di vista del design circolare da marchi come Andersen-Andersen o KnowledgeCotton Apparel. Copenaghen Cartel e Design Agger si affidano al sourcing responsabile delle materie prime. Lo strumento BrandTag e la società di imballaggi Re-Zip facilitano dal canto loro la produzione e la distribuzione responsabili, mentre i servizi di locazione di Ganni o di riparazione di Aiayu si concentrano sull’allungare la durata di vita di alcuni prodotti. Per non parlare del riciclaggio, rappresentato da aziende come Green Cotton Group e Haack Recycling.

Lo spazio dedicato alla circolarità - FNW


“Dobbiamo tenere ben presente che le fiere sono il nostro business, ma non solo: siamo obbligati a usare la nostra voce per promuovere il cambiamento. Il settore moda deve rispondere imperativamente all'emergenza climatica. Uno dei miei principali obiettivi è stato convertire la nostra piattaforma in uno strumento per la formazione alla sostenibilità e alla circolarità, incoraggiando al contempo le tecnologie che aiutano a preservare l'ambiente”, afferma Christina Neustrup. “È un settore molto specifico, ma possiamo fare la differenza”, aggiunge.

Proprio come la Copenhagen Fashion Week, il CIFF si è prefissato obiettivi di rispetto dell'ambiente e trasparenza entro il 2023, che imporranno criteri da rispettare e un impegno responsabile nei confronti dei marchi partecipanti. “L'ambiente non deve diventare una competizione: è un obiettivo che dobbiamo condividere tutti. Nel nostro settore esistono gruppi di networking in cui tutti i marchi possono condividere le proprie conoscenze e idee sullo sviluppo sostenibile. Poiché la maggior parte delle label affronta sfide comuni generate dagli stessi temi complessi, è importante restare uniti”, ha affermato Cecilie Thorsmark, la CEO della Fashion Week danese. Per lei le sinergie sono indispensabili.

Con l'idea di mantenere una presenza fisica che vada al di là delle sue edizioni semestrali, il CIFF dedica 20.000 metri quadrati su due piani a showroom permanenti. Per Christina Neustrup, le fiere dovrebbero “essere luoghi in cui costruiamo insieme cose nuove, concepiti come spazi di conversazione e ispirazione, non necessariamente orientati al tradizionale scambio commerciale”.

Un momento della sfilata "Joy Ride" di Ganni - Ganni


Per la dirigente, la digitalizzazione diventerà “l'elemento più dirompente del settore”. “Penso che in futuro non ci sarà bisogno di produrre dei prototipi per i saloni. Negli stand utilizzeremo avatar di cui potremo modificare taglie e colori. Le collezioni saranno presentate grazie all'ausilio di NFT e tecnologie tridimensionali che ricreeranno l'impressione del movimento dei vestiti”, profetizza.
 
La Fashion Week conquista la città

“Nella pratica creativa scandinava, c'è onestà, impegno e autenticità. Il modo in cui i nostri designer traducono questi elementi ha avuto un effetto molto positivo su larga scala, perché si tratta di valori ambiziosi in cui possiamo identificarci”, afferma Cecilie Thorsmark. La Copenhagen Fashion Week attira interesse all'estero e la moda scandinava si esporta bene.

La costruzione di narrazioni identificative sembra essere una delle chiavi del successo danese. Con capi facili da indossare, marchi relativamente accessibili e i cui valori sono in linea con quelli della loro clientela, sfilate modeste e democratiche, modelle e modelli diversificati e inclusivi ed eventi spesso aperti al pubblico, la Copenhagen Fashion Week scommette su un'atmosfera unica, rilassata e informale.
 
Alcuni pesi massimi della moda danese, come Iso.Poetism di Tobias Birk Nielsen o Rotate, hanno optato per sfilate nello spazio industriale Bella Center, dove si svolge anche il CIFF. Invece altri hanno preferito gli spazi aperti della capitale.

Fondato da Ditte e NicolaJ Reffrstrup nel 2000 e da allora diventato un fenomeno globale, il marchio Ganni ha messo in scena la sua sfilata davanti a una folla riunita presso Ofelia Plads. Sul porto, i bagnanti locali sullo sfondo si muovevano in un layout con colori pastello dotato di rampe per salti in bicicletta. Da notare: la presenza dell'influencer Emma Chamberlain, protagonista della nuova campagna di Ganni in collaborazione con Levi's. I look di Ganni sono in sintonia con la città, combinando allegri colori pop, modelle che sfilano in bici e due collaborazioni dedicate all'upcycling con Barbour e 66'North.

StineGoya - Primavera-Estate 2023 - Womenswear - Copenhagen - © PixelFormula


Questa dichiarazione d'amore per Copenaghen si è ripetuta nella piazza centrale di Kongens Nytorv, sotto gli occhi attenti di turisti e passanti, durante lo show del brand del duo formato da Barbara Potts e Cathrine Sans. Una collezione, ispirata alla Principessa Maria di Danimarca, in cui abbondavano lunghi cappotti in pelle, abiti e gonne con paillette fucsia, capi dorati e frange a strati. Tra le modelle c'erano anche alcune ospiti illustri, come l'influencer locale Pernille Teisbaek o la designer Ana Kras.

Stine Goya, uno dei nomi più internazionali di questa Fashion Week, aveva scelto di sfilare al Tap1, uno spazio industriale situato fuori città decorato dal brand con colonne di sabbia. Silhouette fluide dai toni fluo, sovrapposizioni oversize e stampe acquerellate, con tagli fedeli allo stile di questa griffe fondata nel 2006 dall'omonima stilista, che ha in programma di stabilirsi a Londra da settembre.

Lanciato a Nørrebro nel 2022, Wood Wood possiede boutique a Berlino e Londra e ha presentato le sue collezioni unisex sul ponte Lille Langebro, solitamente riservato a ciclisti e pedoni, che contemplavano la sfilata dalle rive del fiume. Celebrando il legame dell'etichetta con la sua città natale in un'atmosfera da rave al tramonto, il défilé ha presentato capi all’avanguardia che avevano come protagoniste le sovrapposizioni di denim, ma anche le stampe mimetiche, le silhouette sportive e le pennellate di arancione o verde fluorescenti.

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