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Pubblicato il
14 apr 2015
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Contraffazione: i marchi americani insorgono contro Alibaba

Pubblicato il
14 apr 2015

L'Associazione Americana dell'Abbigliamento e delle Calzature (American Apparel and Footwear Association-AAFA, ndr.) ha inviato una lettera al governo degli Stati Uniti per chiedere un'azione contro le vendite di prodotti contraffatti che appaiono sul portale cinese Taobao. Vi viene stigmatizzata soprattutto la "proliferazione dilagante" di falsi sul portale del gruppo Alibaba.

Taobao.com - Taobao.com


Le autorità commerciali degli Stati Uniti hanno collocato storicamente Taobao nella loro lista nera, dalla quale il sito era infine uscito nel 2013 e 2014. E' a questo periodo che risale il problema, quando contemporaneamente Alibaba si è lanciato alla conquista dei consumatori americani. E successivamente l’AAFA ha additato la mancanza di reattività del sito cinese rispetto a tale questione.

“La sua lentezza ci ha convinto che Alibaba non è in grado, o non è interessato dall'eventualità, di affrontare il problema”, accusa nella sua lettera il CEO dell’associazione, Juanita Duggan. L’AAFA intende ottenere il ritorno di Taobao sulla black list per inviare un messaggio forte ai marketplace.

Richiesta che ha oggi ancor più possibilità di successo se si pensa che persino Pechino ha avanzato delle riserve sulle pratiche adottate dal gruppo cinese. Il 28 gennaio, l'amministrazione statale del commercio e dell'industria del Paese asiatico ha pubblicato sul suo portale un documento che accusa il gruppo di mostrarsi poco attento alla crescente vendita di prodotti contraffatti. I suoi portali sarebbero macchiati addirittura da circa 90 milioni di offerte perlomeno dubbie.

Alibaba, che annuncerà prossimamente le cifre del suo esercizio chiuso a fine marzo, aveva realizzato un fatturato di 8 miliardi di euro (52,5 miliardi di yuan) nell'esercizio precedente. Il suo portale Tmall rappresenterebbe da solo il 57% delle vendite on-line realizzate in Cina, secondo Forrester.

Matthieu Guinebault (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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