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17 mar 2013
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Consumi giù in Europa nel 2012

Pubblicato il
17 mar 2013

Dopo un 2011 caotico, Eurelia mostra i risultati di un anno stagnante per 90 delle sue aziende aderenti in 8 Paesi d’Europa. Il Portogallo e la Spagna terminano l'annata con una profonda crisi dei consumi, nonostante alcuni segnali incoraggianti.



Dopo esser relativamente riuscita a resistere nel 2011, la Spagna è stata duramente colpita nel 2012 dalla contrazione dei salari, dall'aumento del risparmio (e conseguente diminuzione dei consumi), e soprattutto dall'incremento del'IVA. Anche il Nord del Paese, fino a quel momento relativamente risparmiato dal fenomeno, si trova ormai dentro a questa spirale. Il risultato nell'anno è il netto calo delle presenze nei centri commerciali. Tanto più che le aziende hanno constatato un impatto delle nuove aperture sul numero delle unità locali, ponendo una volta in più la questione della gestione del network nazionale. Le aziende intendono mantenere quest'anno il ritmo di aperture attuato l'anno scorso, realizzando contemporaneamente delle ristrutturazioni e delle rinegoziazioni dei canoni di locazione. Ma nessun miglioramento è atteso per il 2013.

Anch'esso pesantemente interessato, il Portogallo può almeno registrare un secondo semestre che ha portato un qualche miglioramento per le aziende. Tendenza che sarebbe confermata dai risultati di gennaio 2013, che vedono soprattutto una stabilizzazione del calo delle presenze nei centri commerciali. Le società portoghesi terminano comunque l'anno con un calo del 6,5% dell'attività rispetto a quanto ottenuto nel 2011. Vale a dire il peggior punteggio della classifica di Eurelia.

La Polonia e l’Italia sono le nazioni che ne escono meglio, registrando nel 2012 dei risultati stabili. Un bilancio che avrebbe potuto essere positivo per la Polonia se il Paese non fosse stato vittima di una forte contrazione delle spese nell'ultimo trimestre. Fra le aziende polacche, si teme un'annata 2013 “tetra” per i consumi, mentre la disoccupazione è in aumento in una popolazione notevolmente indebitata.

In Italia, il bilancio stabile non impedisce ad alcuni specialisti di riscontrare il «peggior anno del dopoguerra». E malgrado una buona fine d'anno, lo Stivale ha iniziato il 2013 con il timore che si possa proporre quest'anno uno «scenario spagnolo» anche in Italia, che porti ad intaccare pesantemente i consumi delle famiglie.

La Francia e il Belgio hanno ottenuto entrambe un calo di circa l'1%. Dopo il suo incoraggiante primo trimestre, l’Esagono ha visto calare le vendite nei mesi seguenti. Il commercio specializzato non è così riuscito a tornare ai livelli di attività del periodo pre-crisi, nel 2009. Il Belgio, nonostante dei buoni mesi di novembre e dicembre, non è stato in grado di compensare il deficit. Tuttavia, la stabilità rilevata su questo mercato “al rallentatore” potrebbe presagire un rallentamento più marcato nel 2013.

Dopo un calo del 2%, la Germania non è riuscita a mantenere i buoni risultati realizzati nel primo semestre sulla seconda difficile parte dell'anno, in particolare negli ultimi mesi. Risultati che s'iscrivono in un calo generale dei livelli di consumo. Al contrario, la Svizzera ha registrato un secondo semestre migliore del primo; risultato forse determinato dall'introduzione del blocco dei tassi di cambio per limitare l'evasione commerciale verso la Francia. Ma questo leggero miglioramento seguito al 2011 non ha permesso al Paese di tornare ai livelli del 2010.

La federazione europea di aziende Eurelia riunisce fra le altre le insegne Fosco, Oro Vivo, Intersport, Sephora, Fnac, Général d'Optique, Kiwoko, Cinesa, Claire’s, Etam lingerie, Ale-Hop e Jysk.

Bruno Joly (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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