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21 mar 2022
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Confcommercio vede nero, Pil a marzo giù dell'1,7%

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Ansa
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21 mar 2022

I nuovi ostacoli alla crescita si chiamano guerra, inflazione, incertezza. Il Pil italiano a marzo segnerà un calo dell'1,7% rispetto al mese di febbraio e nel trimestre la contrazione dell'economia sarà attorno al 2,4%. Così, anche utilizzando le risorse del Pnrr, difficilmente quest'anno si raggiungerà una crescita superiore al 3%. Vola invece l'inflazione, toccando il 6,1%, con aggravi di 1.826 euro per una famiglia media. È un quadro a tinte fosche quello che traccia Confcommercio nel nuovo report sulla congiuntura a marzo.

Ansa


Proprio quando sembrava intravedersi una possibile normalizzazione dell'economia, in uscita dalla crisi pandemica, l'avvio del conflitto in Ucraina riacutizza le incertezze e, insieme alle tensioni sui prezzi, pone nuovi freni alla ripresa. "Serve una reazione più rapida, in raccordo con l'Unione Europea come accaduto per la pandemia, per finanziare questa nuova e più grave emergenza e per ridare altro ossigeno al sistema imprenditoriale", avverte il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, sottolineando come la guerra in Ucraina abbia "amplificato la crisi economica, che dura da due anni, e il caro energia".

La crescita mostra un ridimensionamento mese su mese, anche se mantiene un segno positivo rispetto ad un anno fa, che a marzo è dell'1,3% e nel primo trimestre del 3,3%. Ma il confronto, va ricordato, è con mesi davvero difficili. L'andamento del prezzi a marzo, invece, segna una crescita dello 0,6%, che significa un'inflazione del 6,1% su base annua. Una dinamica che, alimentata da forti tensioni sui mercati delle materie prime, energetiche e non, si ripercuote sensibilmente sulla spesa delle famiglie.

Confcommercio rileva come, a parità di consumi obbligati, le famiglie italiane spenderanno in media 1.220 euro in più all'anno per luce e gas, 320 euro per carburanti, 286 euro per alimentari e altri beni essenziali. Preoccupano poi da un lato la natura non transitoria del fenomeno, che potrebbe protrarsi fino ai mesi estivi, anche ipotizzando una distensione inflazionistica e geopolitica, dall'altro la diffusione degli aumenti a molti segmenti dei consumi, primo tra tutti l'alimentare.

Del resto anche Confesercenti guarda con preoccupazione ai prezzi che, calcola, ridurranno di circa 54 miliardi i consumi su altre voci di spesa. Così, in un sondaggio realizzato con Ipsos, valuta che solo il 9% degli intervistati affronterà il caro-bollette senza battere ciglio mentre il restante 91% adotterà qualche strategia di risparmio, arrivando a tagliare in media il 55% del budget previsto per le altre spese, quota che sale al 59% nelle regioni del Sud e delle Isole. A rimetterci sono soprattutto i consumi più legati all'Italian Style: cene e pranzi fuori, moda e persino il rito del caffè. In cima alla classifica della revisione di spesa ci sono le consumazioni nei ristoranti, indicate come voce da tagliare dal 67%. Seguono abbigliamento e accessori (53%) e bar (49%). Ma a soffrire è anche il turismo: il 47% indica la volontà di ridurre il budget per le vacanze, mentre un ulteriore 37% taglierà anche i viaggi brevi.

Un focus sui consumi è contenuto anche nel report di Confcommercio, che indica come restino ancora ben lontani dai livelli pre-pandemia. Rispetto al febbraio 2021 l'indicatore dei consumi di Confcommercio registra una variazione positiva del 5,1% (+27,7% servizi e -0,8% beni), ma emergono segnali di rallentamento e, rispetto al gennaio-febbraio 2020, la domanda è nel complesso ancora inferiore del -10,5% (-24,3% servizi, -5% beni). Tutti segnali di una crescita zavorrata che, avverte Confcommercio, anche con il pieno e ottimale sfruttamento delle risorse del Pnrr, difficilmente andrà oltre il 3% nella media del 2022.

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