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Pubblicato il
4 mag 2020
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Compagnia del Denim, network di aziende per ripartire

Di
Ansa
Pubblicato il
4 mag 2020

L'unione fa la forza anche nell'emergenza coronavirus. Come dimostra in questo caso Alessandro Marchesi, CEO di Compagnia del Denim, che dall'inizio della pandemia si è adoperato per garantire ai suoi laboratori delle Marche una continuità lavorativa. E adesso ha avuto l'idea di creare un network tra gli imprenditori del territorio e in particolare con l'azienda Lordflex. Quest'ultima ha convertito la propria produzione specializzata in tessuti per materassi, in tessuti per mascherine, mentre i laboratori tessili dell'abbigliamento si sono riconvertiti nell'assemblaggio dei pezzi e oggi sono in grado di produrre quasi 10.000 mascherine al giorno. Inoltre, allargando il network è stata avviata anche la produzione dei camici.

Alessandro Marchesi, CEO di Compagnia del Denim


'#UnitiMaDistanti' è la campagna social lanciata da Two Women Two Men, marchio di punta di Compagnia del Denim, per sostenere il distretto tessile marchigiano specializzato nella produzione del jeans.

La moda per le Marche rappresenta un settore d'eccellenza, con la presenza di 5.715 imprese e 40mila addetti ai lavori. Un'impresa manifatturiera su tre lavora nel tessile, nell'abbigliamento e nelle calzature, per un fatturato superiore ai 5 miliardi di euro (dati CNA Federmoda). Da qui l'idea di Alessandro Marchesi di creare una "catena umana del jeans", coinvolgendo con i suoi collaboratori, i fornitori, gli agenti, i negozianti, i clienti, grazie anche al supporto di tanti amici che hanno voluto dare il loro contributo, come il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il compositore Saturnino, Rudy Zerbi, l'artista Roberto Coda Zabetta, il giornalista Gianluigi Nuzzi, l'attrice Camilla Filippi, l'atleta azzurra Manuela Moeelg e il musicista americano Mick Fleetwood.

"La storia dei laboratori tessili marchigiani”, spiega Marchesi, “e più in generale di quelli italiani, è cambiata molto negli ultimi anni. Se prima erano i piccoli artigiani locali ad essere il cuore pulsante del sistema manifatturiero italiano, successivamente lo sono diventati i laboratori cinesi, che per un rapporto qualità/prezzo e per una diffusione massiccia nel territorio hanno preso il sopravvento su molte realtà autoctone, che sono state costrette a chiudere o sono sopravvissute grazie alla collaborazione con le grandi griffe”.

Two Women Two Men


”Per molte PMI”, prosegue, “è diventato fondamentale collaborare con i laboratori cinesi per poter mantenere la produzione in Italia, preservandone cosi l'aspetto artigianale dei capi. Negli anni, non solo queste maestranze hanno acquisito conoscenza e abilità, proprie della nostra cultura tessile, ma si sono anche integrate sempre più nel territorio, molti sono nati e cresciuti proprio qui, sentendosi parte di questo Paese. Per Compagnia del Denim, come per tante PMI, sarebbe impossibile ripartire se queste realtà decidessero di chiudere e di portare le conoscenze acquisite in Cina, dove la vita sta lentamente riprendendo il via. Il loro guadagno di oggi permetterà a noi di ripartire domani. Ma il domani dovrà ridare più valore e dignità a tutto il lavoro artigianale, così che potranno nascere anche nuovi laboratori italiani, perché sono queste realtà, la vera leva competitiva del sistema manifatturiero italiano. Noi siamo fiduciosi e non vediamo l'ora di ripartire".

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