Colossi occhiali: ripresa c’è, ma politica ci aiuti

Uno studio realizzato dall’agenzia di comunicazione Klaus Davi & Co. su oltre 150 grandi e piccole imprese dell’occhialeria è emerso come i più grandi operatori del settore occhiali e del lusso non hanno dubbi: la politica deve impegnarsi molto di più per sostenere la ripresa. Il giudizio sulla classe dirigente del Paese è positivo per il 25% degli intervistati, sufficiente per il 19%, appena sufficiente per il 18%, insufficiente per il 34%.

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I venti di ripresa però ci sono, come confermano i dati dell’ultimo MIDO, salone internazionale dell’occhialeria svoltosi a Milano dal 24 al 26 febbraio, che attestano la produzione italiana a 3.697 milioni di euro (+3,7% rispetto al 2015), con 17.250 addetti e l’export a un valore di 3,579 miliardi di euro (+3,6% sul 2015).

“Noi lavoriamo in circa 77 Paesi, ce ne sono alcuni che vanno bene, altri che vanno male: Golfo Arabo, Turchia e Nordafrica stanno soffrendo. Per fortuna riusciamo a compensare in Europa, dove abbiamo circa il 70% del fatturato. L’immagine dell’Italia, soprattutto nei Paesi emergenti, è molto alta. Il nostro problema è il costo del lavoro, che è ancora molto alto e per questo motivo facciamo fatica a competere con le produzioni all’estero. Il Governo deve aiutarci a dare più soldi ai nostri dipendenti”, ha commentato Michele Aracri, Managing Director De Rigo.

Più severo il giudizio di Gianni Zoppas, AD di Marcolin S.p.A.: “La parola magica è ascoltare. La vicinanza delle istituzioni, soprattutto ai livelli più alti, al territorio è necessaria per dare risposte alle esigenze, secondo le priorità. Abbiamo bisogno di procedure snellite: sia per quanto riguarda la costituzione di una società sia per i tempi della giustizia. A livello mondiale abbiamo 1750 dipendenti diretti, di cui 900 solo in Italia e il doppio delle persone lavora attraverso il nostro indotto”.

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Per Antonella Leoni, responsabile comunicazione worldwide di Safilo Group, è fondamentale il ruolo delle Istituzioni: “Per noi l’Italia è molto importante perché stiamo perseguendo l’obiettivo di riportare a casa le produzioni e tutto quanto le Istituzioni possono fare, per agevolare il raggiungimento di questo obiettivo, per riportare il made in Italy e il made in Safilo nei nostri stabilimenti, ben venga”.

“Dopo molti anni di buio, si comincia a vedere un po’ di luce. Il problema è un altro, il sistema italiano è fatto per far vivere le banche, le aziende non hanno più possibilità di sostenersi: pagano più tasse di quello che incassano”, ha dichiarato Per Egidio Schintu, CEO di Mondottica Italia.

Serve più partecipazione da parte delle Istituzioni per Massimiliano Zegna Baruffa, Direttore Creativo AVM 1959: “Le Istituzioni dovrebbero fare il loro lavoro e farlo in maniera decorosa, sostenendo le aziende che contribuiscono a una buona reputazione del Paese”.

E Riccardo Piazza, CEO Thema Optical: “Il problema è il lavoro. Si parla di fuga di cervelli, che è dovuta agli stipendi italiani, inferiori rispetto all’estero per questioni di peso fiscale. Noi crediamo ad esempio nella formazione interna, ci piace prendere gente giovane con poca esperienza e ci piace formare le persone al nostro interno”.

Occorre tutelare l’Italia all’estero per Alberto Cotognini, General Manager Jet Set Group: “Ci vorrebbero una legge di tutela per l’Italia e agevolazioni per la produzione italiana, per tutelare il Made in Italy”.

Secondo Elvio Reolon, Presidente Revert (Polar Sunglasses), occorre puntare all’estero: “Dobbiamo dare più forza all’ICE, che è l’organismo che ci aiuta all’estero. La burocrazia dovrebbe agevolarci, semplicemente lasciandoci lavorare. Se ci fosse maggior coordinazione, ci sarebbero più risultati”.

Paolo Polzotto, AD Ital-Lenti: “Non è facile fare impresa in questo Paese. La prima cosa sarebbe di detassare il lavoro: quello che arriva nelle tasche di chi lavora è poco, la maggior parte se ne va in tasse. Per fortuna ci sono parecchi giovani motivati, con voglia di fare”.

Chiude la galleria di testimonianze Cirillo Marcolin, Presidente del Mido e di Anfao, l’associazione nazionale del settore: “Non possiamo chiedere al Governo di fare delle cose, se non siamo noi a fare il primo passo. Come associazione promuoviamo la formazione, nel territorio. La velocità e la facilità nel creare impresa, ancora non ci sono state. Se vogliamo cambiare e togliere ciò che di negativo c'era in passato, ancora c’è da fare. Quando qualcuno mette in campo la propria capacità imprenditoriale, deve trovare qualcun altro che creda in lui e investa nel suo rischio d’impresa. Per ora dobbiamo abituarci a una crescita contenuta, ma che sia costante nel tempo”.

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