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23 dic 2009
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Colle Val D'Elsa, capitale italiana del cristallo, vuole uscire dall'anonimato

Pubblicato il
23 dic 2009

COLLE VAL D'ELSA 23 dic 2009 – Bicchiere da degustazione o vaso di design? Molti europei riceveranno per le feste un regalo fabbricato a Colle Val D'Elsa, in Toscana, senza sapere nulla della capitale italiana del cristallo, che ha fatto appello al gotha dei creatori per uscire dall'anonimato.


Foto: AFP

Questa cittadina di 21.000 abitanti dove la tradizione vetriera risale al XIV secolo concentra il 95% del cristallo prodotto in Italia e il 15% della produzione mondiale, che esporta in 96 paesi.

"Il nostro principale concorrente è la Francia (marchi Baccarat, Lalique...) ora che la Gran Bretagna e l'Irlanda (Waterford) conoscono grosse difficoltà, come la Bohême", racconta all'AFP Giampiero Brogi, presidente del consorzio del cristallo.
Per colmare il suo deficit di notorietà, il consorzio e l'amministrazione comunale hanno interpellato l'architetto francese Jean Nouvel per un ambiziosa operazione di restyling (da 30 milioni di euro), destinato ad attirare a Colle i turisti che conoscono solo le città vicine di San Gimignano e Volterra.

Un ascensore in vetro unisce ormai la bella città medievale alla parte bassa industriale dove sei facciate di Piazza Arnolfo rifatte da Daniel Buren saranno presto decorate con imposte di cristallo da 300 kg, riproduzione di persiane in legno, concepite dall'italiana Alessandra Tesi.
Il cristallo – vetro al quale si aggiunge ossido di piombo per renderlo trasparente e brillante - non scandisce più il ritmo quotidiano di Colle Val D'Elsa come quando una campana segnava l'entrata e l'uscita degli operai-vetrieri. Ma rappresenta un'attività essenziale con 80 milioni di euro di vendite annue, 700 impiegati e una quindicina di fabbriche. Un museo traccia la loro storia.

Lo sguardo concentrato dietro gli occhiali protettivi, Stefano Gennai finisce di assemblare al cannello il pesante corpo e la base di una statuetta africana di cristallo alla quale ha dedicato un'ora di lavoro.
A 37 anni, ha già 20 anni d'anzianità e malgrado il caldo d'estate e le levatacce mattutine, questo maestro vetraio confida: "tutto mi piace di questo mestiere dove l'immaginazione e la creatività sono essenziali. Non si finisce mai di imparare e di perfezionarsi”.
Non lontano da lui, il veterano Adriano Canocchi, 57 anni di cui 46 nella fabbrica, sottolinea quanto il lavoro si a cambiato: "20 anni fa ci volevano 10-12 persone per fare una caraffa a mano, oggi solo 3 o 4". L'importante, secondo lui, è di avere una capacità d'osservazione molto sviluppata e una grande abilità. Il resto “viene dal cuore”.

Dopo il boom degli anni '60, il settore del cristallo ha conosciuto parecchie crisi. I gusti sono cambiati. "In altri tempi era in testa alle liste di matrimonio, oggi si chiede prima un viaggio, una grande TV e solo per ultimi dei bicchieri”, sottolinea Brogi.
Si è poi aggiunta la crisi economica del 2008/2009, che ha intaccato il budget degli amatori di bei bicchieri ed altri oggetti in cristallo.

I produttori di Colle hanno reagito arricchendo il loro catalogo di artisti contemporanei con firme celebri quali quelle di Le Corbusier, Gio Ponti, C.R Mackintosh, Joe Colombo (bicchieri per fumatori "Smoke") fra quelli di più lungo corso, Cini Boeri o Konstantin Grcic per i designer in attività.
"Lavoriamo anche nel settore dell'illuminazione (Ettore Sotsass per la fabbrica Arnolfo di Cambio, ndr) o degli accessori per pompe funebri", sottolinea Brogi.

E grazie alla tendenza dell'energia pulita, un'altra via di diversificazione si è aperta, attraverso la progettazione di pannelli solari capaci di prendere la forma degli oggetti su cui sono installati.

Di Gianluca Bolelli (Fonte: AFP)

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