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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 dic 2020
Tempo di lettura
3 minuti
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Colette: il film

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 dic 2020

Proprio mentre sembrava che Colette stesse sprofondando a poco a poco nell'oblio, dimenticata dalla gente, ecco che esce Colette Mon Amour, un documentario — al limite dell'agiografia - sulla famosa boutique parigina (e non sulla scrittrice, che viveva a due passi da lì).

Illustrazione - Colette Mon Amour - Photo: AFP


L'influenza di Colette è stata tale che un turista giapponese ha persino dato a sua figlia il nome del concept store di rue Saint-Honoré. Vi si trovavano delle capsule collection così esclusive che un cliente belga ha dormito quattro giorni nella sua auto per potersi accaparrare un'edizione speciale delle Adidas “Stan Smith”...
 
Le personalità invitate a dare una loro testimonianza nel documentario (tra le quali Pharrell Williams, Kanye West, Futura 2000, Yoon Ahn o Chitose Abe, insieme a tanti parigini alla moda, come Guillaume Henri, Lucien Pagès, Caroline De Maigret o Marco Giami, il proprietario del leggendario “Water Bar” nel seminterrato) faticano a trattenere l’entusiasmo.

“Ciò che rende questo posto così unico è l'intensità del gusto di Sarah ... Lei inventa i nostri desideri d’acquisto, senza che nemmeno li conosciamo”, canta Pharrell Williams.
 
Colette ha aperto i battenti nel 1997, quando una signora e sua figlia - Colette Roussaux e Sarah Andelman - individuano un grande spazio vuoto all'angolo della strada, a due passi dalle Tuileries. La selezione della boutique combina prodotti di lusso e gadget di tendenza, da Hermès e Chanel a riviste hip hop e indipendenti, e allo stesso tempo reinventa il paradigma dello shopping di moda, prima di chiudere i battenti il ​​20 dicembre 2017.
 
“Secondo me, queste sono le due persone che hanno lavorato di più a Parigi”, si meraviglia il cronista di moda Loic Prigent.
 
Durante questi due decenni, il loro DNA non varia mai: stile, design, arte e moda. Anche se la molteplicità delle collaborazioni e delle edizioni limitate è quasi sconcertante. Il negozio è immediatamente riconoscibile, in parte grazie alle sue shopping bag bianche con puntini blu e alla sua atmosfera molto rilassata — nessuno dei 100 dipendenti indossava uniformi. Da allora, la maggior parte di loro è stata assunta dalla maison Yves Saint Laurent, che ha rilevato l'affitto del negozio.

Una borsa della capsule Colette Mon Amour


Diretto a tutta velocità e con umorismo da Hugues Lawson-Body e prodotto da La Pac e Highsnobiety, Colette Mon Amour è, nonostante un'irritante colonna sonora composta da flauti medievali, un'opera ricca di fascino, che ritrae due donne davvero uniche e il loro approccio inclusivo e rock'n'roll alla vendita al dettaglio. Quelli che si dilettano con le cattiverie e le frecciatine di The September Issue non le troveranno in Colette Mon Amour.
 
Il documentario racconta gli ultimi sei mesi del negozio, quando Sarah Andelman ebbe l'idea originale di affidare il secondo piano a sei brand, tra i quali Balenciaga, Sacai e Thom Browne, che se lo dividevano al ritmo di un mese ciascuno.
 
Il penultimo mese prima della chiusura, la boutique ha invitato la maison Chanel - e quella fu l'ultima volta che l'autore di queste righe ha visitato Colette, per condurre un podcast con Pharrell. Dopo questi ultimi barlumi di un'istituzione la cui fine nessuno immaginava, ci si chiede ancora perché Colette abbia dovuto chiudere i battenti.
 
Il film è stato presentato in anteprima domenica su Colettemonamour.com; si può noleggiarlo o acquistarlo.

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