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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
23 lug 2022
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CNMI: in un pranzo a New York ha celebrato i Sustainable Fashion Awards e ha promosso i propri obiettivi

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
23 lug 2022

Nella maniera italiana più tradizionale - davanti ad ottimo cibo - la Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI), guidata dal presidente Carlo Capasa, ha accolto la scorsa settimana la stampa di New York a un sontuoso pranzo per promuovere la quinta edizione dei Sustainable Fashion Awards a Milano.

Riccardo Vannetti parla agli ospiti del pranzo organizzato da CNMI a Casa Cipriani - Camera Nazionale della Moda Italiana


L'evento torna in presenza il 25 settembre dopo la pausa fisica dovuta alla pandemia del 2020. L'organizzazione italiana della moda ha colto l'occasione per annunciare i nominati del premio Bicester, rendere nota la celebrità che condurrà la cerimonia, e ribadire la propria missione per stabilire una serie concreta di linee guida cui aderire a livello globale per la comunità della moda.

​Il pranzo, svoltosi a Casa Cipriani, in South Street, nel quartiere di Lower Manhattan, è stato organizzato in collaborazione con l'Ethical Fashion Initiative (EFI) delle Nazioni Unite, un programma dell'International Trade Center, e ha avuto il supporto del Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di ICE e del Comune di Milano.

Desiree Bollier, presidente e Chief Merchant di Value Retail Management e creatrice e direttrice di The Bicester Collection, destinazione per lo shopping multidisciplinare nel lusso, si è unita a Capasa per l'evento. Il gruppo di vendita al dettaglio collabora con CNMI e sponsorizza il Bicester Collection Award for Emerging Designers, uno dei dodici premi da assegnare.

“Parte del nostro DNA e della nostra ragion d'essere è supportare il talento – in moda, arte e musica in generale. Ci impegniamo in questo e uno dei nostri valori è l'innovazione”, ha affermato Bollier prima di annunciare i finalisti di quest'anno: Torlowei, Nkwo Onwuka e Themoiré (il primo e il secondo sono marchi nigeriani, il terzo è il brand di borse green del gruppo milanese Salar).

Bollier ha spiegato che i vincitori esporranno e venderanno la propria collezione negli 11 Bicester Collection Villages in Europa e Cina. Inoltre avranno l'opportunità di progettare una gamma esclusiva di prodotti da vendere presso le proprietà affiliate del gruppo negli Stati Uniti, la boutique The Ozone a San Diego e il concept store Isles Lab presso l'UBS Arena.

I vincitori ricevono anche un anno di tutoraggio per guidarli attraverso gli aspetti aziendali della gestione di una collezione.

“Quando è scoppiata la crisi finanziaria del 2008, ci siamo resi conto che i giovani stilisti non sarebbero sopravvissuti se non fossimo intervenuti per supportarli. Quindi, abbiamo creato il pop-up Creative Spot per consentire ai designer di esporre e vendere le loro collezioni. Nel tempo abbiamo aggiunto un programma di tutoraggio per aiutare i designer in questioni pratiche come contratti, locazioni e altre decisioni non creative”, ha continuato Bollier. I precedenti stilisti di moda che hanno beneficiato del programma includono Richard Quinn, Tiziano Guardini, Mary Katrantzou, Christopher Kane ed Erdem Moralioglu.

Era presente anche Riccardo Vannetti, che ricopre il ruolo di direttore dei progetti strategici di CNMI, il quale ha annunciato la presentatrice della serata, Rossy de Palma, che ha definito una persona poliedrica e multisfaccettata attiva nel cinema, nella moda, nella musica, come modella e nell’universo dello spettacolo e delle arti performative con un impegno personale e una passione per la filantropia nella sostenibilità, nei diritti umani e nella giustizia ambientale. Vannetti ha anche confermato la location del Teatro alla Scala di Milano e altri dettagli per i dodici premi in palio. I vincitori verranno selezionati in base al loro impegno per la sostenibilità nella sua accezione più alta relativa a visione, innovazione, impegno per l'artigianato, riconoscimento delle differenze, economia circolare, diritti umani e giustizia ambientale.

Oltre a Capasa, la giuria comprende in particolare tra i suoi 12 componenti Dame Ellen MacArthur, fondatrice e presidentessa della Ellen MacArthur Foundation; Simone Cipriani, responsabile e fondatore dell'Ethical Fashion Initiative presso l'International Trade Centre e presidente dell'Alleanza delle Nazioni Unite per la Moda Sostenibile; Federica Marchionni, CEO di Global Fashion Agenda; e Kerry Kennedy, presidentessa di Robert F. Kennedy Human Rights.

Il pranzo di New York è stata l'ultima tappa di un tour mondiale organizzato per promuovere i premi, durante il quale si sono svolti incontri con la Fédération de la Haute Couture et de la Mode a Parigi, con la stampa tedesca a Monaco di Baviera e con il British Fashion Council a Londra. L'obiettivo non era solo quello di puntare i riflettori sull’evento (svoltosi dal vivo nel 2017, 2018 e 2019 e poi digitalmente nel 2020) e far sì che la stampa estera familiarizzasse con esso, ma anche ribadire la necessità di un approccio coeso a tutti i punti cardine della sostenibilità, come delineato dalla CNMI. Questi includono il design, la scelta delle materie prime e i relativi metodi di lavorazione, la distribuzione, le pratiche di marketing e vendita, i sistemi di gestione, il contributo al sistema economico nazionale, l'etica aziendale, la trasparenza e l'istruzione.

Da sinistra: Carlo Capasa, presidente di CNMI, Desiree Boillier, CEO di Value Retail e Jim Fallon, direttore editoriale di Fairchild Fashion Media - Camera Nazionale della Moda Italiana


Nel suo discorso di benvenuto, Capasa ha parlato dei primi giorni in cui CNMI ha fatto salire a bordo, con gli obiettivi di sostenibilità, grandi firme italiane come Giorgio Armani, Gucci, Prada, Valentino, Versace, Bottega Veneta, Fendi, Moncler e altre ancora.

“L'Italia produce il 70% dei beni di lusso del mondo, quindi abbiamo un'enorme responsabilità, che ci dà il diritto di aiutare a stabilire delle linee guida. Si tratta del secondo settore di business più ampio in Italia, con un valore di 100 miliardi di euro di vendite all'ingrosso all'anno, ovvero 250 miliardi di euro sul mercato”, ha spiegato Capasa, facendo anche luce sugli attuali problemi politici nostrani.

Alludendo alla credenza che la cooperazione non sia il punto forte degli italiani, ha sottolineato che inizialmente lo era; i marchi erano diffidenti nel condividere le loro pratiche con tutti gli altri.

“Una volta che hanno iniziato a conoscersi e a discutere di sostenibilità, si sono resi conto che bisogna metterla in pratica tutti insieme, altrimenti non esiste. L'intera catena deve essere eco-sostenibile, con tutta la comunità che deve lavorare di concerto. Ora condividono le nuove innovazioni che scoprono. C'è una nuova collaborazione che nella moda prima non c‘era”, ha proseguito, sottolineando la catena produttiva e distributiva condivisa.

La CNMI ha collaborato con la United Nations Ethical Fashion Initiative e la Ellen Macarthur Foundation per fornire un’intelaiatura di regole e linee guida. Da ciò è stato creato il tavolo di due diligence per gli aspetti di ESG (Environment, Social, and Governance) da parte di EFI in collaborazione con CNMI. 
 
“Ora abbiamo oltre il 92% della catena italiana d’approvvigionamento che utilizza le linee guida relative ai prodotti chimici, vale a dire che 67.000 aziende di produzione e 60.000 di distribuzione le adottano”.

“Dobbiamo condividere le regole; fatto che deve valere per l'intero sistema, non solo per singoli marchi o nazioni. Collaboriamo su queste pratiche e istituiamo un sistema che funzioni per tutti. Possiamo costruirlo basandoci sul Fashion Pact”, ha osservato Capasa aggiungendo: “La moda fa tendenza, quindi se iniziamo come industria, ne seguiranno altre”.

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