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Pubblicato il
11 gen 2021
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Cna Federmoda, oltre un'impresa su 3 a rischio chiusura

Pubblicato il
11 gen 2021

Dopo un 2020 da dimenticare, la moda vede altri 10 mesi di sofferenza. Un lungo lasso di tempo che, senza un adeguato intervento dello Stato, rischia di cancellare molti ‘pezzi’ della filiera, composta per lo più da artigiani e piccole medie imprese. A lanciare l’allarme è Cna Federmoda, che pubblica i risultati di un’indagine sulle aspettative per il 2021 delle imprese del settore.

Un laboratorio di abbigliamento - Cna Federmoda


Il 35% del campione dichiara di essere a rischio chiusura nell’anno in corso, mentre un altro 42% non prevede di tornare ai livelli pre-crisi entro i prossimi 12 mesi. L’85% delle imprese chiede al governo aiuti economici e il 31% investimenti in scuola, università, ricerca e sviluppo.
 
“L’anno nuovo inizia con scarsi ordini da portare in produzione, e con una campagna vendite A/I 2021/22 ad oggi posticipata di un mese e mezzo, compromettendo quindi le produzioni 2021”, commenta Antonio Franceschini, responsabile nazionale Cna Federmoda. Per la ripartenza produttiva bisognerà attendere il periodo novembre 2021-febbraio 2022, con la stagione primavera-estate 2022.

La campagna per la P/E 2021 si è chiusa con cali dal 30% al 50% a causa delle difficoltà economiche dei retailer per le mancate vendite 2020, incapaci di pagare la merce consegnata dalla produzione, mentre lo spostamento e la cancellazione degli eventi dedicati alla presentazione delle collezioni fanno prevedere una forte ripercussione sulle produzioni che dovrebbero essere realizzate tra giugno e ottobre 2021, con una ulteriore perdita stimata dal 30% al 50%.
 
Per salvaguardare imprese e livelli occupazionali, Cna Federmoda chiede al Governo risorse a fondo perduto pari al 20% della perdita registrata sul fatturato 2020 rispetto al 2019; estensione fino a fine anno della Cig straordinaria Covid-19 e Fsba; allungamento da 6 anni a 10 anni dei mutui da finanziamenti Covid e l’abbassamento dell’Iva al 10% sui prodotti Made in Italy.
 
La ricetta per il rilancio passa dall’attivazione di strumenti agevolativi a fondo perduto o crediti d’imposta per il supporto alla digitalizzazione di prodotti e collezioni, archivi aziendali e processi produttivi/organizzativi e dal rifinanziamento dello strumento “Finanziamenti per l’internazionalizzazione” gestito da Simest, per ottenere un contributo a fondo perduto del 50% sulle iniziative commerciali internazionali.
 
Infine vengono richiesti anche contributi a fondo perduto, crediti d’imposta o voucher agevolati per introdurre nuove competenze di digital marketing o social communication-advertising e temporary export manager; l’innalzamento dell’aliquota di agevolazione prevista dal credito d’imposta per gli investimenti in innovazione tecnologica, design e ideazione estetica, incrementando contestualmente i massimali, e l’innalzamento del massimale de miminis per l’anno 2021.

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