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Claudio Marenzi: “Si può crescere anche riducendo la marginalità, ma le PMI vanno aiutate”

Pubblicato il
today 6 nov 2019
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Il patron di Herno Claudio Marenzi è intervenuto in occasione del 24° Fashion Summit di Pambianco Deutsche Bank, dove, incalzato dalle domande di Enrico Mentana, ha rivelato, almeno in parte, i segreti del successo dell’azienda di famiglia.

Claudio Marenzi ed Enrico Mentana sul palco del 24° Fashion Summit di Pambianco e Deutsche Bank

 
“Abbiamo avuto un percorso un po’ particolare: per i primi 40 anni l’azienda ha lavorato con un proprio brand, poi dall’inizio degli anni ’90, per circa 15 anni, ci siamo concentrati sulla produzione conto terzi”, ha raccontato Marenzi. “L’idea di tornare a focalizzarci su un marchio di proprietà mi è venuta, nel 2005, soprattutto per la frustrazione nel vedere che eravamo bravissimi a produrre capi di qualità, ma solo per gli altri”.
 
Una scelta azzeccata, visto che l’azienda è passata dai circa 7 milioni di fatturato del 2005, dei quali il marchio Herno rappresentava poco più di 750 mila euro, agli attuali 125 milioni, realizzati tutti dal brand di proprietà, con un EBITDA del 17%.

“I 15 anni al servizio di altri marchi ci hanno consentito di sviluppare una competenza produttiva unica nel settore dello sportswear, dove spesso tutto, soprattutto in passato, era dato in outsourcing, dal design alla produzione. Produrre direttamente ha ovviamente costi più elevati, bisogna quindi ridurre i margini, ma si può crescere lo stesso”, prosegue Marenzi. “Abbiamo fatto di questo aspetto un nostro plus, puntando tutto sulla qualità. Anche i fondi, entrati in azienda nel 2007 e usciti nel 2012, hanno avuto un ruolo fondamentale nel farmi crescere come imprenditore, soprattutto in ambito finanziario”.
 
Oggi Herno realizza il 70% del proprio giro d’affari all’estero, con il Giappone come primo mercato (25% del fatturato totale): “Ritengo che oggi ci sia la possibilità di replicare storie di successo come la nostra, ma le pmi italiane vanno supportate nel processo di internazionalizzazione. Prima di proporsi all’estero bisogna essere ben posizionati nel nostro Paese; inoltre bisogna essere preparati per affrontare mercati come USA, Cina e Russia, anche dal punto di vista della gestione degli aspetti doganali”, prosegue Marenzi.
 
“Herno attualmente non è presente in Cina per una mia precisa volontà: credo che sia meglio approcciare mercati in cui l’azienda è pronta ad entrare. La Cina è uno dei mercati più bloccati al mondo, tutto si svolge nei deparment store dove i primi due piani sono destinati ai brand del lusso; ma prima o poi ci arriveremo anche noi. Inoltre, oggi siamo presenti pochissimo a livello e-commerce… siamo quindi un’azienda con un alto potenziale di crescita”, conclude sorridendo l’imprenditore.

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