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27 ott 2021
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Claudio Marenzi (Herno): “Ridurre la marginalità per allargare l'offerta green”

Pubblicato il
27 ott 2021

Negli ultimi anni i player della moda si sono mobilitati con forza per rispondere al problema dell’inquinamento del pianeta. E nonostante i progressi a livello comunicativo, il settore fatica a trovare il bandolo della matassa sul fronte dei costi. “Se a parità di prodotto, quello green ha un prezzo superiore del 30%, allora nessuno lo comprerà”, osserva il numero uno di Herno, Claudio Marenzi, nel panel sulla sostenibilità del Milano Fashion Global Summit.

Claudio Marenzi, patron di Herno


“Siamo sotto i riflettori perché la moda è considerata la seconda industria più inquinante e negli ultimi anni c’è stata una corsa per rispondere al consumatore sul tema. Sulla coolness della sostenibilità è stato fatto tanto, ma dobbiamo ancora lavorare sul fronte industriale”, spiega Marenzi.
 
“La sostenibilità ha un costo di investimenti per nuove tecnologie, nuovi materiali e processi produttivi, che non possono essere scaricati sul consumatore finale, ma devono essere spalmati su tutta la filiera per evitare l’effetto bio-food, frenato per i costi eccessivi”, prosegue l’imprenditore piemontese. “Le aziende devono affrontare il nodo del giusto guadagno e ragionare su marginalità ridotte per ottenere una maggiore disponibilità e un allargamento di prodotti sostenibili”.

Prima del marketing, “la sostenibilità dovrebbe essere un percorso da intraprendere in senso industriale, legato alla chimica e alla possibilità di avere filati e tessuti riciclabili e biodegradabili. Il monte della filiera l’ha approcciato almeno sei anni fa e oggi l’Italia è il Paese più avanzato in termini di best practice”.
 
Nel 2010 Marenzi ha reso i siti produttivi della sua Herno a impatto zero. “Consumiamo l’energia che produciamo e mappiamo i capi sul territorio. Ma sono stati investimenti di 'sano egoismo'. Manca ancora un modo univoco di definire se un’azienda sia o meno sostenibile. Si deve lavorare di più sull’uniformazione delle certificazioni. In Europa abbiamo molte regole stringenti in tema di sostenibilità mentre in altre aree del mondo, per esempio in Asia, manca questa rigidità. E serve reciprocità perché siamo produttori ma anche ricettori dei prodotti asiatici e viceversa. Il messaggio del prodotto sostenibile che costa molto poco va combattuto”, conclude Marenzi. 

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