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Claudio Marenzi: “Il Pitti Uomo lo facciamo. Assolutamente”

Pubblicato il
19 mar 2020
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5 minuti
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Claudio Marenzi ha parlato con Fashion Network. Il Presidente di Confindustria Moda - e CEO del suo marchio di outerwear Herno - spera ancora che il Pitti Uomo di giugno non sarà cancellato o rinviato. “Noi lo facciamo. Assolutamente”, afferma perentorio. “Abbiamo fatto i conti: se la diffusione del virus avanza in Italia come si è evoluta in Cina, ci aspettiamo che la situazione migliori già a maggio. Comunque sarà un Pitti diverso, con meno presenze del solito”.

Claudio Marenzi


“La nostra è certamente un’ipotesi ottimistica, anche perché bisognerà vedere se a quel tempo saranno autorizzati gli assembramenti di persone (e la Fortezza da Basso ha tanti spazi stretti). Senza cedere a disfattismo o pessimismo, a maggio ci troveremo per fare un punto della situazione, e comunque stiamo studiando dei provvedimenti”, preannuncia Marenzi. “Se si potrà ottemperare a tutte le norme di sicurezza, quella fiera la faremo sicuramente. Certo, se a fine maggio saremo ancora tutti reclusi nelle nostre case o aziende, allora la rinvieremo e ce ne faremo una ragione…”.
 
Intanto, “tra gli imprenditori del tessile-moda che fanno produrre in Cina, due settimane fa sentivo molta negatività. Oggi molta meno. Pare infatti che la Cina ritorni ad una situazione di sostanziale normalità intorno al 20 giugno, secondo le proiezioni”, racconta l'imprenditore piemontese.

Nella riunione di due settimane fa alla presenza di Confindustria Moda, Pitti Immagine, Salone del Mobile, Camera della Moda e Fiera Milano, con l’appoggio dell’ICE, si è affrontato il tema delle manifestazioni accavallate. “All’inizio si pensava fosse un problema, invece potrebbe costituire un momento di rilancio dell’universo italiano della moda e del design”, afferma Claudio Marenzi. Il Salone del Mobile e il Pitti Uomo sarebbero in contemporanea a Milano e Firenze, poi parte la Settimana della Moda a Milano con iniziative comuni previste col Salone, subito dopo arrivano MIDO e Milano Unica a inizio luglio. “L’idea è che questa concentrazione alimenti il rilancio dell’immagine italiana. Chiaramente in fiere che saranno in tono minore, con affluenze inferiori al solito, per un settore fieristico che porta con sé anche un turismo di business, ma che è uno dei più colpiti”, puntualizza. 
 
Herno sta operando al 50% della capacità produttiva, con una cinquantina di persone attive a cucire prototipi e campionari, mentre in sede ci sono 25 persone operative, tra modellisti o impiegati nella produzione. Il marchio di capispalla diminuirà anche la portata delle proprie collezioni. “Chi in smart working, chi direttamente, stiamo gestendo l’approntamento delle collezioni. Ma un po’ tutte le aziende sono a mezzo servizio”, riferisce l’imprenditore. “Il vero tema è se queste collezioni avranno successo, in una stagione molto negativa come sarà la PE 2020”.
 
I siti di vendite online stanno praticando sconti intorno al 20%, alcuni e-tailer inglesi arrivano anche al 50%. Sarà un’arma a doppio taglio per il sistema della moda? “Questa Primavera-Estate 2020 è una stagione compromessa per tutti coloro che hanno wholesale e retail diretti. Negozi chiusi in Italia, Francia, Spagna, in diversi länder tedeschi, e fra poco ci arriveranno anche gli USA, perciò il fatto che si vada molto a comprare sugli e-shop è una conseguenza del fenomeno in atto”, risponde il Presidente di CM. 
 
“Al momento si vende solo sul Web. Il danno per i negozi fisici è certamente elevatissimo. Una guerra dei prezzi negli e-shop è una delle ipotesi, ma poi si tornerà alla normalità. Una riflessione che si può fare è: quanto la psicosi del coronavirus lascerà conseguenze nella propensione ai viaggi e agli acquisti dei consumatori?”, si chiede inoltre il Presidente di Confindustria Moda. “Il web (canale sovrastimato fino a poco tempo fa per quante vendite reali genera in termini assoluti) adesso diventerà davvero uno sbocco importante, e probabilmente la maggiore abitudine ad utilizzarlo sarà un trend positivo che proseguirà. Se tutto ripartisse presto, anche i saldi anticipati a giugno, invece che a luglio, potrebbero essere una misura idonea, anzi una necessità”, aggiunge.
 
Il decreto ‘Cura Italia’, che inietta 25 miliardi di euro e attiva flussi economici per 350 miliardi va nella direzione giusta, secondo Marenzi. In quel decreto però non c’è la moda, comparto da oltre 65.000 aziende, che insieme valgono oltre 615.000 addetti e più di 95 miliardi di fatturato e che è importantissimo per la promozione dell’Italia nel mondo.
 
“Ciò ha generato alcuni malumori nel settore, ma va ricordato che non sono stati inseriti nel provvedimento nemmeno meccanica e automotive. Tuttavia, in questo momento occorre guardare alla collettività e alla popolazione colpita. Non è il momento delle polemiche. Lasciamo lavorare il Governo, il quale, una volta passata la burrasca, dovrà mettere in campo un grande sforzo economico e mediatico per la promozione speciale dell’Italia nel mondo, come dell’intero sistema moda e lusso”, sostiene Marenzi, il quale aggiunge come tutti, grandi marchi compresi, siano molto attenti e preoccupati per la tenuta della filiera di fornitura e delle piccole aziende.
 
“Chiediamo che il Governo, l’Europa e le banche sostengano le PMI, magari finanziandole con strumenti come il Reverse Factoring. L’atteggiamento corretto di questo momento è sostenere la filiera, a monte e a valle, supportando i propri clienti wholesale. Non solo a parole o con apprezzabilissimi gesti di solidarietà, ma in maniera fattiva”, afferma con fermezza. “La grave situzione si sta ripercuotendo sui grandi marchi, che stanno affrontando enormi spese e tensioni finanziarie. Li invito ad evitare di scaricare questi problemi sui loro stessi fornitori chiedendo sconti e dilazioni o facendo ‘proposte indecenti’ per la loro posizione di forza”.
 
“Meno male che la moda per sua struttura, per il suo DNA, è ’abituata’ a reagire a repentini cali o cambamenti (di gusto, stile, umori, canali distributivi, mercati), basti pensare al nostro tessile che ha una capacità incredibile di rinnovarsi ogni sei mesi”, indica il CEO di Herno, che definisce questa situazione “molto peggiore del 2008. Ci saranno ‘morti e feriti’: tra i marchi, tra i produttori tessili, tra le aziende di semilavorati o di distribuzione. Magari salterà qualche nome imprevedibile. Sarà una situazione molto pesante da qui a un anno”, avverte.
 
Marenzi non esclude poi che al termine di questa sfortunata congiuntura molti piccoli laboratori e realtà che realizzano prodotti unici e di grande qualità potrebbero essere direttamente assorbiti dai loro clienti di riferimento. “Perché hanno risorse molto ridotte e meno possibilità di ottenere finanziamenti bancari. Un fenomeno di concentrazioni simile a quanto accaduto ultimamente nel campo della pelletteria. Ma non accadrà per le grandi realtà del settore tessile”, dice.
 
“Ciò che è importante in questo momento è essere liquidi”, continua Marenzi, “e avere capacità di resistenza ad una situazione che sicuramente vedrà tutte le aziende, piccole e grandi, avere un’enorme sproporzione tra costi e ricavi”.
 
Secondo l’imprenditore a capo di Confindustria Moda, “queste sono mie riflessioni generali personali, ma una delle eredità che questo fenomeno del coronavirus potrebbe portare con sé è il rivedere i parametri generali con cui si giudicano finanziariamente le società”, nel senso che le aziende ‘bancabili’ “possano anche essere società con parametri diversi dall’avere elevati Ebitda e altri margini”, ovvero quelle maggiormente in grado di ripagarsi il debito. “Se si vuole mantenere il sistema di una filiera unica, completa e dove ognuno ha una propria autonomia, quei parametri dovranno essere rivisti”.
 
“Oppure basterà attendere. Credo che questa turbolenza lascerà dei segni, per quello che è successo o ciò che potrà accadere nel futuro. E secondo me - lo affermo da tempo - se continua così, fra una decina d’anni si affermeranno 4 gruppi giganti che si garantiranno il monopolio dell’intera filiera”, conclude Claudio Marenzi.

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