Claudio Antonioli (NGG): “Oggi dire street è come utilizzare la parola classico"

Nel giro di due anni, New Guards Group (NGG) è diventato un player importante del panorama moda, attraverso alcuni dei marchi streetwear più cool del momento, da Off-White a Palm Angels passando per Heron Preston, Unravel Project, Marcelo Burlon County of Milan, Alanui e A_Plan_Application. Fondato nel 2016 da Claudio Antonioli, Davide de Giglio e Marcelo Burlon, questa holding molto discreta registra oltre 300 milioni di euro di giro d’affari e suscita un interesse sempre crescente… FashionNetwork.com ha incontrato uno dei tre fondatori, Claudio Antonioli, patron della celebre insegna milanese Antonioli, che ci ha rivelato, tra l’altro, il funzionamento, la filosofia e la chiave del successo di NGG, ma anche i nuovi progetti del gruppo. A cominciare da Kirin Peggy Gou, la label che la società si appresta a lanciare sul mercato.

Claudio Antonioli - DR

FashionNetwork.com: Com’è nato New Guards Group?
 
Claudio Antonioli: Abbiamo iniziato quattro anni fa io, il mio socio Davide de Giglio e il DJ trendsetter e designer Marcelo Burlon, con il quale abbiamo creato una società per produrre e sviluppare il suo brand di prêt-à-porter. È stata la nostra prima label. In seguito, abbiamo acquisito delle partecipazioni maggioritarie in altri marchi già esistenti, come Unravel Project e Alanui. In altri casi, invece, abbiamo lanciato direttamente dei nuovi brand con dei designer, ma tutte queste società erano separate tra loro. Due anni fa è diventato necessario far confluire queste differenti realtà all’interno di un’unica struttura. Abbiamo così creato nel 2016 New Guards Group, di cui io e Davide Giglio abbiamo ciascuno il 46,5% delle quote, e Marcelo Burlon il 7%.
 
FNW: Come sono gestiti i marchi?
 
CA: La holding New Guards Group controlla le nostre partecipazioni in ciascuna società. Abbiamo la maggioranza in tutte, ma ogni volta con formule differenti. In alcuni casi, il gruppo è proprietario del marchio, in altri, ne detiene la licenza. La ricetta è di aver creato per ogni brand una società operativa nella quale il designer è anche azionista. Le nostre licenze vanno da 15 a 25 anni e riguardano la distribuzione e la produzione, realizzata prevalentemente in Italia e Portogallo. La sede di NGG a Milano ospita gli uffici stile, tutti separati tra loro, così come l’area commerciale, prodotto e marketing. In una struttura come questa, ogni stilista ha il suo proprio ufficio stile su cui si basa senza per forza essere sempre presente sul posto.
 
FNW: Avete creato delle sinergie?
 
CA: Ci sono alcune sinergie che si sono create nella produzione e soprattutto nella distribuzione. Per esempio, abbiamo recentemente aperto diversi store a Hong Kong per Off-White, Palm Angels e Heron Preston. In molti casi, apriamo i negozi insieme a dei partner.
 
FNW : Qual è il peso di NGG oggi?
 
CA: Per il 2018, prevediamo un giro d’affari di 315 milioni di euro e un EBITDA di 62 milioni. La nostra particolarità è di essere sempre riusciti ad autofinanziarci. Non abbiamo debiti e abbiamo una tesoreria di 70 milioni di euro. La società ha sempre realizzato utili, finanziandosi attraverso le vendite dei brand.
 
FNW: Siete stati contattati da degli investitori?
 
CA: È chiaro che con questi numeri siamo già stati approcciati da una serie di fondi di investimento e di società. Ma non c’è nessun accordo.
 
FNW: Prevedete di cedere una parte del capitale?
 
CA: Potremmo prevederlo. Stiamo valutando l’interesse nel farlo o meno.
 
FNW: Qual è la chiave del vostro successo?
 
CA: Conosciamo molto bene il settore. Davide de Giglio si è sempre occupato di produzione. Quanto a me, mi sono ritrovato nel mondo delle boutique molto giovane, a 26 anni. Antonioli è essenziale soprattutto per la ricerca. Con quattro buyer, giriamo per il mondo, partecipando a tutte le fashion week, anche quelle meno conosciute, alla ricerca di nuovi talenti. Da qui è nato il desiderio di supportare questi giovani brand. Quando abbiamo iniziato, quasi per gioco, non pensavamo certo di raggiungere una tale dimensione!
 
FNW: Avete nuovi progetti in vista?
 
CA: Lanceremo presto Kirin Peggy Gou, che sarà presentato a febbraio a Parigi. Abbiamo creato questo marchio con la giovane compositrice di house music Peggy Gou, che è anche DJ e produttrice. Ha 28 anni, viaggia in tutto il mondo ed è invitata su tutte le scene musicali. Ci invia le sue idee e il suo ufficio stile all’interno della nostra struttura sviluppa la collezione. Ci siamo incontrati tramite amici comuni e mi è piaciuta molta. Oltre che della moda, sono un appassionato di musica elettronica, ho anche aperto un club a Milano, il Volt, quattro anni fa. Noi abbiamo la struttura e i soldi. Se un creativo ha delle idee, noi possiamo realizzarle.
 
FNW: Qual è la filosofia di NGG?
 
CA: La nostra missione è mettere insieme un gruppo di persone che siano il più possibile unite e capaci di creare un progetto interessante. Il nostro gruppo è un po’ come una boutique. L’idea è di suscitare interesse. Ci sarà quindi sempre del movimento. È un insieme di elementi. Tutto è costruito intorno a un personaggio, alla sua energia. Non ci sono regole, NGG è un mondo libero.

Claudio Antonioli nella sua boutique milanese - DR

FNW: Nel giro di qualche anno, Off-White è diventato un fenomeno. Come è nato il marchio?
 
CA: Con Virgil Abloh, condividiamo la stessa visione della moda. È una persona molto intelligente, inimitabile. È stato molto abile nel creare una visione unica, ha un gusto molto innovativo. Quando lavorava con Kanye West, aveva lanciato un brand chiamato Pyrex. L’ho contattato in quel momento per proporgli di aiutarlo a sviluppare questo marchio, un po’ come avevo fatto con Marcelo Burlon. Ma lui voleva lanciare una nuova label. Così è nato Off-White. Abbiamo sempre limitato la distribuzione, creando attesa. Dall’inizio, non smette di crescere. È diventato il brand più importante del gruppo, con un giro d’affari di 150 milioni di euro.
 
FNW: Non temete che la nomina di Virgil Abloh alla direzione artistica dell’uomo di Louis Vuitton possa penalizzare Off-White?
 
CA: Non vedo rischi perché Virgil Abloh ha mantenuto le distanze tra le due situazioni, che sono molto diverse tra loro. A mio avviso, è un “plus” per il marchio, come lo è stato il progetto Nike x Off-White. Tutto serve al brand, compresa l’attività di DJ di Virgil Abloh.
 
FNW: Tra i marchi del gruppo, può dirci qualcosa di più su A_Plan_Application e Unravel Project?
 
CA: A_Plan_Application è nato con noi e arriva oggi alla terza stagione. Lato stile, è vicino a un universo simile a quello di Margiela, Helmut Lang o Jil Sander. La designer è la scultrice Anna Blessmann, che vive in Inghilterra. Il suo compagno è il celebre grafista Peter Saville, che si è occupato dei rebranding di Burberry e Calvin Klein.
 
La label Unravel Project è stata lanciata nel 2016 da Benjamin Taverniti, figlio di Jimmy Taverniti, un designer francese conosciuto negli anni ’90 per il denim. In seguito si è trasferito in California, dove ha lavorato tra gli altri per Jeremy Scott ed è stato il direttore creativo di Hudson Jeans. Unravel Project è un brand di moda distribuito in circa 200 negozi multimarca e che realizza un eccellente giro d’affari, di circa 20 milioni di euro. Prevediamo di aprire presto una boutique monomarca.
 
FNW: Perchè NGG ha scelto principalmente marchi di streetwear?
 
CA: Noi non siamo street! A un certo punto il mercato l’ha richiesto, ma non è detto che continueremo in questa direzione. La definizione di streetwear è un po’ cambiata nel corso degli anni. Per me dire street oggi è come dire classico. Il mondo evolve. Oggi, quello che è molto contemporaneo è vestirsi in modo comodo e senza regole. Rick Owens, per esempio, potrebbe essere considerato come street. Non bisogna dare delle etichette precise. Siamo nati in un’epoca in cui moda e strada si parlano, ma non ci si può più limitare a questo. L’importante è essere contemporanei e innovatori. La nostra proposta deve essere contemporanea, ma con un tempo d’anticipo.
 
FNW: Come vede l’evoluzione della moda e della creatività?
 
CA: La moda è un’espressione della nostra vita. Questo mondo è stato investito, come tutti i settori, dalla rivoluzione di Internet e della comunicazione. Penso che ci sarà un consolidamento. Oggi, è normale avere un sito e comunicare bene. Internet ha facilitato la comunicazione rendendo gli stilisti più liberi, ma ha anche consentito a chi era più bravo a comunicare di imporsi rispetto a qualcuno di più creativo. Ora siamo arrivati a una situazione più equilibrata.
 
FNW: Quali sono i progetti per Antonioli?
 
CA: L’insegna conta sette boutique: due a Milano, tre a Lugano, una a Ibiza e una a Torino. Siamo costantemente in crescita. L’anno scorso è stato fantastico. Offriamo un mix a 360 gradi sulla moda, da Saint Laurent a Balenciaga, passando per Off-White e i marchi di nicchia. Ho aperto il primo negozio a Milano nel 1983, che si è spostato nel 2003 in via Pasquale Paoli, in zona Navigli; poi l’e-commerce nel 2008. Recentemente, ho comprato degli spazi adiacenti che mi permetteranno di ampliare la boutique milanese per raggiungere una superficie di 700 metri quadrati.

Versione italiana di Laura Galbiati

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