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Ansa
Pubblicato il
26 ago 2021
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Cina verso la stretta contro la concorrenza sleale sul web

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Ansa
Pubblicato il
26 ago 2021

La Cina prepara una stretta contro la concorrenza sleale su Internet, mandando ancora una volta sotto pressione i listini di Borsa, tra Shanghai (-2%), Hong Kong (-1,66%) e Shenzhen (-2,52%), e a cascata i principali titoli del comparto tecnologico già nel mirino, da Alibaba (-4,77%) a Tencent (-4,14%) e a Meituan (-3,52%).

Ansa


L'Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato (Samr) ha diffuso una bozza di regole a copertura di una vasta gamma di aree, disponendo che le piattaforme Internet non debbano usare dati, algoritmi e altri mezzi tecnici per influenzare le scelte dell'utente o fare ricorso a metodi per favorire il cosiddetto "dirottamento del traffico", quella pratica con cui un'azienda cerca di reindirizzare un utente al proprio sito o servizio mentre sta navigando altrove.

Gli operatori non dovranno fornire dati falsi, come il numero di clic relativi a un contenuto, e nascondere recensioni negative a favore solo di quelle positive. Nei casi di violazioni, la revisione dei dati potrà essere compiuta da istituzioni terze.

Le misure definite dall'Antitrust saranno fino al 15 settembre nella fase di "raccolta delle osservazioni pubbliche", quale passo intermedio in vista della loro entrata in vigore definitiva. Le ultime regole sono la prosecuzione della stretta normativa di Pechino a carico dei giganti cinesi dell'hi-tech partita alla fine del 2020, puntando, nelle intenzioni, a fermare le distorsioni su Internet in merito, ad esempio, all'uso dei dati per raccogliere e analizzare le informazioni commerciali dei competitor.

La bozza ha evidenziato la spinta per il rafforzamento della disciplina in materia di concorrenza, anche se restano i timori su eventuali distorsioni punitive a carico dei colossi tecnologici, scivolando sempre nell'influenza della leadership del Partito comunista cinese.

All'inizio dell'anno, l'autorità ha promulgato le linee guida per la cosiddetta 'economia delle piattaforme', eliminando la pratica della esclusività di scelta dei venditori, e ha anche preso provvedimenti contro i giganti della tecnologia cinese: Alibaba ha incassato ad aprile una maxi multa da 2,8 miliardi di dollari a seguito di un'indagine anti-monopolio. Mentre la sua fintech Ant Group, oltre a essere stata costretta a cancellare a inizio novembre 2020 l'Ipo dei record da 35 miliardi di dollari a 48 ore dall'esordio a Shanghai e a Hong Kong, ha dovuto "rettificare le attività", concordando a febbraio con le autorità la trasformazione in holding finanziaria, dovendo rispettare requisiti patrimoniali simili a quelli delle banche.

A inizio luglio, Didi, la risposta cinese a Uber, è finita nel mirino pochi giorni dopo l'esordio al Nyse per criticità sulla sicurezza nella gestione dei dati: un problema che non ha risparmiato neanche ByteDance, la società che controlla la popola app di video clip TikTok. È in corso, poi, un'istruttoria contro la società di consegne di cibo Meituan per "sospette pratiche monopolistiche" verso cui, secondo il Wall Street Journal, sarebbe pronta una sanzione da circa un miliardo di dollari.

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