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APCOM
Pubblicato il
8 gen 2009
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3 minuti
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Chiudono simboli dello shopping britannico

Di
APCOM
Pubblicato il
8 gen 2009

Fino a poco tempo fa capitale europea dello shopping, della moda, della musica e dell'avanguardia culturale oggi Londra sembra avviata su una strada buia e in salita, appesantita da una sterlina sempre più debole, spaventata da un'imminente recessione, dal crollo del mercato immobiliare e dall'ormai inarrestabile sequela di annunci di tagli occupazionali con la chiusura di alcuni dei simboli delle high streets inglesi, come Woolworths e Zavvi.



Uno scenario a cui governo e istituzioni hanno risposto col pugno fermo: prima con l'intervento dello Stato nel salvataggio delle banche e oggi con un'ulteriore riduzione dei tassi di interesse che, all'1,5 per cento, toccano un nuovo minimo record negli oltre tre secoli di storia della Banca d'Inghilterra.

Misure che serviranno forse per arginare gli effetti della crisi economica che ha fatto ripiombare il Regno Unito nel periodo buio dei primi anni '90, ma che serviranno a poco per risollevare gli animi degli inglesi, ridotti - secondo un recente sondaggio - ad essere i più pessimisti in Europa, con 9 consumatori su 10 che promettono di spendere meno nel 2009.

Ma al di là dei numeri, il polso del clima inglese lo si percepisce benissimo camminando lungo le high streets delle principali città: un susseguirsi di cartelli con la scritta in gigantografia "Saldi" oppure "Chiusura attività" rendono benissimo l'idea e fanno un certo effetto se si pensa ai gloriosi anni in cui la costosissima Cool Britannia attraeva magnati russi e petrolieri sauditi, oltre ad essere meta dei giovani - moltissimi italiani - in "cerca dell'America".

La lista delle vittime eccellenti della crisi lungo le high streets somiglia a un bollettino di guerra: se Woolworths, catena centenaria di vendita al dettaglio finita in bancarotta è ormai passata alla storia, giganti del settore quotati in borsa, come Marks& Spencers, annunciano consistenti tagli al personale (il 15 per cento).

Altri simboli dello shopping inglese finiti nella macina della crisi sono Waterford Wedgwood, specializzata nella vendita di porcellane cinesi, che dopo 250 anni di onorata attività finisce in amministrazione controllata.

Poi ancora la catena Zavvi, ex Virgin Megastores, leader nel settore dell'intrattenimento che va a fare compagnia a Whittard and Chelsea, con i suoi deliziosi tè e caffè, finita anch'essa nella mani di società di consulenza, proprio come Viyella, uno dei grandi nomi dell'industria del tessile britannico che quest'anno festeggia i suoi 225 anni di vita con lo spettro della chiusura.

Uno scenario particolarmente mesto sollevato solo dalla presenza dei turisti, soprattutto europei, in cerca di occasioni grazie alla ormai quasi parità euro-sterlina (fatto mai accaduto nella storia della valuta europea) e dai vantaggiosi saldi di Natale, iniziati quest'anno in anticipo proprio per ridare fiato agli esercizi commerciali.

E così alla luce di queste fosche previsioni - si parla di una recessione che durerà almeno due anni - gli inglesi mettono da parte ogni velleità di acquisto e riscoprono l'arte del DIY (Do it yourself), mentre la crisi economica impietosa continua a macinare vittime in tutti i settori: proprio oggi la Nissan ha annunciato oltre mille esuberi e secondo l'ente turistico statale del Paese il settore rischia di perdere 50mila posti di lavoro.

Fonte: APCOM