Chiara Boni è il primo brand di moda donna a ottenere la certificazione PEF

Da sempre impegnato nel perseguire modalità di produzione il più possibile eco-compatibili, Chiara Boni La Petite Robe, il brand fondato nel 2007 dall’omonima stilista fiorentina, aggiunge oggi un altro importante tassello alla propria strategia green.

La stilista Chiara Boni
 
Grazie alla collaborazione con Eurojersey, da oltre 10 anni suo principale fornitore di tessuti, Chiara Boni è infatti il primo marchio di moda donna al mondo ad aver ottenuto la certificazione PEF (Product Environmental Footprint), che quantifica l’impatto generato da un prodotto durante il suo ciclo di vita, dalla produzione delle materie prime fino al confezionamento, considerando 16 categorie di impatto ambientale, tra cui il consumo di energia, la riduzione dello strato di ozono, la tossicità e l’emissione di polveri sottili, ecc.
 
I tessuti utilizzati da Chiara Boni sono i Sensitive Fabrics, brevetto esclusivo di Eurojersey, composti da poliammide e lycra; le tinture sono certificare Reach e per ogni lotto viene utilizzata esattamente la quantità di tintura necessaria, in modo da evitare al massimo gli sprechi.
 
“Ho sempre amato gli abiti di sartoria senza orli e cuciture fatte a macchina e con Eurojersey ho trovato tessuti in grado di accompagnare il corpo della donna senza bisogno di essere tagliati su misura”, ha raccontato a FashionNetwork.com Chiara Boni. “Tutta la collezione è sviluppata con questi tessuti, in alcuni casi con aggiunta di altri materiali, ad esempio il tulle; anche la maglieria è bordata con i tessuti Eurojersey”.
 
Uno degli abiti certificati PEF

“Chiara Boni è stata la prima a utilizzare il tessuto tecnico, tipico dello sportswear o del beachwear, nell’alta moda”, ha aggiunto Michela Delle Donne, Responsabile Marketing di Eurojersey, che ha ottenuto la certificazione PEF lo scorso aprile. “Già diversi anni fa ha intuito le potenzialità di tali tessuti nel mondo della couture, riuscendo a interpretarli attraverso lavorazioni e tecniche di confezione come, ad esempio, il taglio vivo. Il risultato sono abiti da sera o da cerimonia che possono essere lavati in lavatrice a 30 gradi e non devono essere stirati, perché non fanno pieghe, particolarmente comodi, quindi, in viaggio: possono essere piegati senza problemi in valigia e se lavati si asciugano con gli stessi tempi di un costume da bagno”.
 
Nell’ambito della collezione primavera/estate 2020, Chiara Boni ed Eurojersey hanno realizzato il progetto “Measuring for a Sustainable Future”, misurando l’impatto ambientale di 8 capi iconici e continuativi del brand, di differenti tipologie: abiti corti e lunghi, una tuta, un pantalone e una camicia.

L'etichetta dedicata ai capi certificati PEF - PH: Laura Galbiati - FashionNetwork.com
 
“Sarebbe stato impensabile, in termini di tempo, misurare tutti i capi della collezione e ne abbiamo quindi selezionati otto, ma possiamo tranquillamente sostenere che almeno l’80% della nostra collezione soddisfa i requisiti PEF”, ha spiegato la stilista. “Per noi ottenere la certificazione è stato relativamente semplice, sia perché da anni applichiamo metodologie di produzione sostenibili, sia perché la maggior parte dei nostri capi è formata da un unico componente, il tessuto, senza accessori aggiuntivi come bottoni, zip, ecc, che ovviamente renderebbero più complicata la misurazione dell’impatto ambientale. Inoltre la nostra filiera è 100% Made in Italy e ciò ne rende più semplice la tracciabilità”.
 
Gli otto capi certificati sono facilmente riconoscibili grazie a un’etichetta dedicata che evidenzia 3 dei 16 indicatori PEF: impronta idrica, energetica e di carbonio. Il progetto “Measuring for a Sustainable Future”, che sarà presentato a New York in occasione dell’imminente sfilata della griffe, avrà come testimonial Cara Kennedy Cuomo (nipote di Robert Kennedy), da tempo impegnata sul fronte della sostenibilità.
 

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