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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
8 lug 2022
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7 minuti
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Chi dirigerà la creazione della moda uomo di Louis Vuitton e di Nina Ricci?

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
8 lug 2022

Appena calato il sipario sulla settimana parigina dell’alta moda, che ha posto fine alla maratona delle sfilate, nel silenzio ovattato dei backstage dell’universo del lusso si decide il futuro di due grandi maison parigine. Nina Ricci, che si è separata dai suoi direttori artistici Lisi Herrebrugh e Rushemy Botter all'inizio di quest'anno, e Louis Vuitton, che sta cercando un successore di Virgil Abloh per le sue collezioni uomo dopo la prematura scomparsa dello stilista statunitense il 28 novembre 2021. Secondo le nostre informazioni, dopo molteplici percorsi esplorativi, l'una e l'altra avrebbero ristretto le proprie scelte a una limitata rosa di candidati e sarebbero in dirittura d’arrivo per compiere la scelta finale.

Un outfit dell'ultimo show di moda maschile di Louis Vuitton - © PixelFormula


Ai primi di maggio, il brand di streetwear di lusso Off-White, fondato nel 2013 da Virgil Abloh e di proprietà di LVMH, ha annunciato la nomina a suo direttore artistico e dell'immagine dello stylist di moda Ibrahim, detto “Ib”, Kamara. Nato in Sierra Leone e residente a Londra dall'età di 16 anni, colui che è anche il caporedattore della rivista di moda britannica Dazed è stato uno dei collaboratori storici dell’eclettico stilista afroamericano. È stata quindi privilegiata una soluzione in continuità col passato. Ma la successione di Virgil Abloh alla guida del prêt-à-porter maschile di Louis Vuitton sembra seguire una logica diversa.

Per l'importanza della maison - uno dei gioielli, con Dior, della galassia di Bernard Arnault - ma anche e soprattutto per la statura tecnica dell’emblematico stilista e per l'eredità da lui lasciata, la nuova direzione artistica scelta avrà necessariamente un significato simbolico. Con Virgil Abloh, unico designer nero alla guida di un importante marchio del lusso - insieme a Olivier Rousteing di Balmain - LVMH ha fatto un passo avanti. Dal 2018, il suo marchio di punta ha ampliato capacità di attrazione e pubblico arrivando fino alle nuove generazioni, ridisegnando il suo universo attorno alla moda, al multiculturalismo e ai movimenti sociali.

Sono passati sette mesi dalla morte del suo direttore artistico, durante la quale Louis Vuitton ha presentato due collezioni uomo che si sono mosse ancora sulla scia dell'eredità lasciata da Virgil Abloh. Alcuni credono che la casa di moda transalpina potrebbe prendersi ancora del tempo prima di decidere. Del resto, LVMH aveva lasciato passare un anno prima di nominare Maria Grazia Chiuri alla guida di Christian Dior dopo l'addio di Raf Simons. “Non hanno molta fretta, soprattutto perché le vendite stanno andando molto bene e il team sul posto lavora ottimamente”, si lascia scappare un manager del gruppo.
 
D'altra parte, l'attesa si sta facendo pressante e, secondo le informazioni in nostro possesso, una decina di candidati sono stati visti dal gruppo francese. Come ha ammesso alla stampa lo stesso CEO Michael Burke all'inizio di giugno, dopo l'ultima sfilata Primavera-Estate 2023 di Louis Vuitton, il marchio dovrebbe “passare alla fase successiva”. Secondo varie fonti, una manciata di potenziali nomi è rimasta in lizza, con Martine Rose in testa al gruppo. Da quando il boss della griffe parigina è stato visto in prima fila nella sua sfilata londinese di giugno, come rivelato da Vogue Business, la stilista inglese di origini giamaicane è stata proiettata in cima alla lista.
 
A 41 anni, Rose vanta già una grande esperienza. Dal 2007 sviluppa il suo marchio di prêt-à-porter maschile. Adepta dei volumi oversize molto prima che diventassero di moda, con il suo stile all’incrocio tra sport, street e workwear, che attinge alle sottoculture e ad un pizzico di spirito anni Novanta, Martine Rose è abbastanza vicina al linguaggio di Virgil Abloh. Come l'americano, anche lei è apprezzata da rapper e celebrità, e ha realizzato varie collaborazioni con Nike. Il suo curriculum comprende anche un periodo di tre anni, tra il 2015 e il 2017, presso Balenciaga, come consulente per il prêt-à-porter maschile al fianco del direttore artistico Demna Gvasalia.


Un look di Martine Rose per la Primavera-Estate 2023 - © PixelFormula


“Martine Rose è una professionista senza pari nel menswear, una delle migliori espressioni creative del segmento, in questo momento. Ha raggiunto una vera maturità stilistica. Senza contare che ha lavorato con una grande firma del lusso, e questo (fatto non meno importante) mentre continuava a gestire la sua azienda”, sottolinea un importante player del mercato, che la conosce bene. Se venisse nominata, ciò consentirebbe a Louis Vuitton di garantirsi una transizione graduale, innovando grazie al tocco disruptive della stilista, ma anche ponendo per la prima volta nella sua storia una donna a capo delle collezioni per l’uomo.

Accanto a Martine Rose circolano anche i nomi di Samuel Ross e Grace Wales Bonner, altri due talenti molto apprezzati nel panorama londinese. Il primo, 31 anni, ha esordito nella moda con Virgil Abloh, di cui è diventato amico personale e per il quale ha lavorato nei primi anni ’10 del Duemila come assistente creativo, da Off-White e da Yeezy di Kanye West. Nel 2015 ha lanciato il suo marchio, A-Cold-Wall*, proponendo uno streetwear-couture d'avanguardia. Finalista di prestigiosi premi, come l'Andam e il Prix LVMH, Ross è rinomato per la sua maturità e l’approccio concettuale che celebra la cultura di strada londinese, ispirata dalla classe media e operaia britannica, dal suo ambiente e dalle sue abitudini nel vestirsi. Designer poliedrico, ha collaborato anche con Nike… e Louis Vuitton, ridisegnando il famoso baule del brand insieme ad altri talenti in occasione del bicentenario del suo fondatore.
 
Giamaicana da parte di padre e di madre inglese, Grace Wales Bonner, 31 anni, ha fondato il suo marchio nel 2014, mettendo in risalto fin dall'inizio nella propria moda l'identità nera ispirata all'Africa. Molto rapidamente, si è distinta vincendo il Prix LVMH 2016 per i giovani designer. Nota per la sensibilità culturale e l’approccio multidisciplinare, Bonner ha recentemente creato una collezione per Adidas e ha collaborato con Maria Grazia Chiuri per la cruise collection 2020 di Dior.


Tra i pretendenti ci sarebbe anche il californiano Mike Amiri, che sfila a Parigi con il suo marchio di abbigliamento sportivo di lusso, dallo spirito rock glamour, Amiri.

Infine, il gruppo disporrebbe anche di un'altra opzione. Jonathan Anderson è stato infatti citato per mesi come un candidato insostituibile. A 37 anni, lo stilista irlandese è più che mai in ascesa, sia con il suo marchio JW Anderson, lanciato nel 2008, sia con Loewe, la griffe di lusso spagnola di LVMH, di cui guida lo stile dal 2013. Il suo universo inventivo, pur rimanendo molto concreto nella propria offerta, la sua freschezza, la sua capacità di gestire più progetti contemporaneamente (ha collaborato tra gli altri con Moncler), così come la sua passione per l'artigianato e gli accessori costituiscono altrettanti pregi per la posizione da ricoprire. Per non parlare della sua conoscenza del gruppo parigino, che potrebbe trovare in lui la soluzione più rassicurante, dotandosi di un profilo molto innovativo ma dotato di grande solidità.

Intanto, da Nina Ricci sono in corso delle grandi manovre. La maison parigina, di proprietà del gruppo spagnolo Puig, è in piena riorganizzazione da diversi mesi. Dopo la partenza della direttrice generale Charlotte Tasset, all'inizio dell'anno se ne sono andati i direttori artistici Rushemy Botter e Lisi Herrebrugh. Reclutato nel 2018, il duo olandese, all'epoca quasi sconosciuto, aveva appena vinto il Gran Premio del Festival di Hyères. In quattro anni, la coppia ha dato nuova vita al marchio apportandogli freschezza e modernità, ma senza riuscire, a quanto pare, ad aumentarne le vendite. Secondo le nostre informazioni, il processo di selezione di una nuova direzione artistica sarebbe a buon punto anche per Nina Ricci.

La visione di Rushemy Botter e Lisi Herrebrugh per Nina Ricci per la Primavera-Estate 2022 - © PixelFormula


In un primo momento, l'etichetta ha preso in considerazione di cambiare format, basandosi su collaborazioni con diversi talenti creativi. Poi, a maggio, Edwin Bodson ne è stato nominato direttore generale... e Nina Ricci è tornata all'idea di una direzione artistica più classica. “Attualmente sono in corso colloqui con vari candidati. La decisione dovrebbe essere presa presto”, ci confida un dirigente all'interno del gruppo Puig.

La massima discrezione circonda la casa di moda, ma da quanto abbiamo appreso, la scelta sarebbe caduta inizialmente su Bianca Saunders. La britannica di origine giamaicana si è affermata come una delle stiliste più interessanti del momento, rileggendo con grande talento i codici della moda maschile attraverso un guardaroba che si adatta sia all'uomo che alla donna. Vincitrice del premio Andam 2021, ha avuto come mentore per un anno il CEO di Balenciaga, Cédric Charbit, e da gennaio sfila sulle passerelle parigine.

Nina Ricci non avrebbe però finalizzato questa opzione e avrebbe deciso di riaprire le candidature. Tra i contendenti in lizza, varie fonti indicano in particolare EgonLab, etichetta dei francesi Florentin Glémarec e Kévin Nompeix. I due stilisti, specialisti anche del prêt-à-porter maschile, dove rivisitano in chiave punk la sartoria mischiandola allo sportswear, sono stati premiati lo scorso anno dal concorso dell’Andam, vincendo il premio Pierre Bergé. Hanno firmato collaborazioni con marchi come Sergio Tacchini o, più di recente con Crocs, ma soprattutto sono designer proattivi sui temi del metaverso e degli NFT. Un argomento che potrebbe avrebbe un suo peso sul piatto della bilancia, visto che si dice che il tema della digitalizzazione sarebbe al centro dei progetti di sviluppo del gruppo catalano Puig.

La suspense non dovrebbe durare a lungo: secondo una nostra fonte, l'annuncio del prossimo direttore artistico della maison dovrebbe concretizzarsi a settembre.

Con Olivier Guyot e Godfrey Deeny

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