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30 gen 2020
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Carlo Barberis porta al 95% l’export e punterà su USA e Cina nel prossimo biennio

Pubblicato il
30 gen 2020

Carlo Barberis è arrivato ad esportare il 95% della produzione lo scorso anno. Il 70% del fatturato dell’azienda di gioielli (che a fine 2019 ha avvicinato i 2 milioni di euro ed è salito del 6% circa) è ottenuto in Asia, primo sbocco nel suo complesso. “I nostri mercati storici negli ultimi 20 anni sono proprio stati quelli asiatici”, conferma infatti  a FashionNetwork.com l’Amministratore Delegato Francesco Barberis. Sul fatturato asiatico un terzo viene espresso dai Paesi estremo orientali (soprattutto il Giappone), un terzo dal Medio Oriente, un terzo da quelle nazioni asiatiche che in passato erano repubbliche sovietiche.

Carlo Barberis, "Leaves"


L’attività dell’azienda valenzana di alta gioielleria è quasi totalmente integrata in-house, dal design alla realizzazione finale dei prodotti. Alcune competenze specifiche sono concesse in outsourcing, ma a laboratori che fanno sempre parte dell’indotto valenzano. Carlo Barberis vende i suoi prodotti in tutto il mondo, Oceania esclusa, e in Africa solo da un cliente in Egitto. C’è anche una divisione non-branding di contoterzismo: articoli non griffati venduti da gioiellieri specializzati.
 
“La società è stata fondata da mio nonno Carlo nel 1929, mia nonna Valeria nel 1940 è entrata in azienda ed è lei che di fatto ha iniziato a disegnare i nostri gioielli”, ci racconta Francesco Barberis. “La seconda generazione è stata composta da mio padre Giovanni e mia zia Francesca, che è l’attuale direttrice del design e si trova alla guida di un pool di disegnatrici. Io sono Amministratore Delegato dal 2001 e guido la società, che ha una decina di dipendenti, affiancato da mia sorella”.

Carlo Barberis, "Rouches"


Ora Carlo Barberis è diffuso presso 50 selezionatissimi retailer, ma in molti di questi casi si tratta di grandi department store che nei calcoli aziendali vengono contati uno, ma in realtà vendono i prodotti del brand in decine delle loro succursali. “Nei department store non abbiamo una presenza fisica, eccetto in un paio di casi di punti vendita in Giappone, ma di fatto presidiamo il mercato attraverso di essi, organizzandovi almeno una cinquantina di eventi mirati all’anno per una clientela top di nicchia”, conferma infatti l’AD.

Per il prossimo biennio, Francesco Barberis preannuncia strategie volte all’approccio di due mercati top: USA e Cina. “Vogliamo riapprocciare la distribuzione negli Stati Uniti, ma in maniera diversa da quella tradizionale, che spesso richiede ingenti investimenti. E in molti casi le catene dimostrano di non voler investire molto in shop-in-shop di aziende nuove, anche se hanno grandi potenzialità”, afferma Barberis. Un altro progetto, ma dai contorni strategici diversi, è allo studio in Cina, ma l’Amministratore Delegato non ne vuole rivelare ancora i dettagli.

Carlo Barberis, "Times Square"


Oltre a realizzare pezzi unici esclusivi, Francesco Barberis produce 4-5 collezioni all’anno. Alla fiera del gioiello di Doha (Qatar) e attraverso eventi in Medio Oriente presenterà le collezioni più “prêt-à-porter” tra marzo e maggio prossimi. “Dopo oltre 40 edizioni, abbiamo invece deciso di non partecipare a Baselworld quest’anno, in quanto riteniamo che il loro progetto non sia consono al nostro taglio d’attività, perché è diventato un salone davvero troppo watch oriented. Lo è sempre stato in fondo, ma mai come da quest’anno”, conclude Francesco Barberis.

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