Carla Sozzani (10 Corso Como): "È la moda che si è ispirata a Birkenstock, e non il contrario!"

Dopo Berlino e New York, Birkenstock è sbarcata a Milano con la sua “Box”, un container creato in partnership con i più grandi concept store e destinato ai viaggiatori di tutto il mondo. Prossime tappe: Miami con Art Basel, Firenze con il Pitti Uomo, e Shanghai. Nel capoluogo lombardo, il marchio tedesco di calzature si è associato a 10 Corso Como, collocando fino al 30 settembre la sua Box Birkenstock su Piazza XXV Aprile, non lontano dalla boutique multimarca di culto. L’occasione per FashionNetwork.com di incontrare la fondatrice della celebre insegna, Carla Sozzani, per un giro d’orizzonte sulla moda di oggi.

Carla Sozzani - Jonathan Frantini

FashionNetwork.com: Perché questa collaborazione con Birkenstock, il meno “fashion” dei brand?
 
Carla Sozzani: Vi sbagliate! È la moda che si è ispirata a Birkenstock, e non il contrario. Come Hermès, si tratta di un marchio che ha sempre mostrato una stabilità infallibile, a prova di errore. Oggi si può andare dappertutto con i celebri sandali tedeschi. Compreso alla Scala! Esistono da sempre, ma oggi si trovano al centro della scena perché corrispondono perfettamente al bisogno di confort dei consumatori odierni. In più, sono stati recuperati dalla moda, che attinge e s’ispira molto a ciò che si vede per la strada. Come è successo in passato per i jeans, le t-shirt e più di recente le sneakers.
 
FNW: Dopo Berlino e New York, Birkenstock è dunque arrivato a Milano. Come avete trasformato i suoi sandali e a quanto li vendete?
 
CS: Sono venduti a 270 euro. Abbiamo collaborato ancora una volta con l’artista Kris Ruhs, lo storico autore del nostro logo e della nostra immagine. Ci ha dato i suoi disegni e abbiamo immaginato sei loro versioni in pelle stampata, con il nostro simbolo, dei fiori e altri motivi in bianco e nero.
 
FNW: State aumentando le collaborazioni e i co-branding; è diventato qualcosa di importante per vendere?
 
CS: Storicamente noi abbiamo firmato delle collaborazioni ben prima che questo diventasse di moda! Mi ricordo, all’inizio degli anni ‘90, con Coca-Cola, poi Swatch, Superga. Senza dimenticare Comme des Garçons, quando abbiamo aperto insieme un negozio a Tokyo. Le persone si sono interessate sempre di più alle edizioni limitate perché in giro c’è di tutto ovunque. Con Internet tutto è a portata di mano. Oggi i consumatori vogliono qualcosa di speciale, che da altre parti non si trova.
 
FNW: In 26 anni, 10 Corso Como è diventato un marchio a sé. È il prezzo del successo?
 
CS: 10 Corso Como non è mai stato concepito come un progetto di marketing, ma è diventato un marchio a sé stante. Tutto è evoluto naturalmente. Spesso mi è stato chiesto di fare il grande passo, ma non mi sentivo pronta. Poi ho cominciato a produrre dei piccoli oggetti con il nostro logo. Delle magliette, e poi borse, cuscini, gadget… Nel 2012 ho aperto un piccolo pop-up store dedicato, all’interno del negozio di Milano. E adesso ho implementato la formula a Tokyo.
 
FNW: Dunque a Tokyo avevate precedentemente aperto un vero concept store?
 
CS: Sì, con Comme des Garçons. La nostra collaborazione è durata 10 anni, dal 2002 al 2012. Poi si sono spostati su un nuovo progetto con Dover Street Market. Quindi torno a Tokyo, ma con i miei prodotti, firmati con il logo 10 Corso Como.
 
FNW: Dopo Tokyo, quali saranno le vostre prossime aperture?
 
CS: La prossima tappa sarà New York, dove apriremo un grande concept store nel settembre 2018.
 
FNW: Come vede evolvere la moda odierna?
 
CS: Quello che mi piace oggi è che c'è molta più libertà rispetto al passato. Ognuno fa quello che vuole. C’è anche tanto più spazio per i giovani stilisti. In particolare nel sistema italiano, che era molto chiuso.
 
FNW: La boutique Colette chiude in dicembre. C’è un futuro per i concept store?
 
CS: Noi esistiamo da 26 anni e siamo stati i primi ad essere definiti “concept” nel 1991 dal sociologo Francesco Morace. Sì, il concept store ha un futuro! Abbiamo però anche il diritto di voler intraprendere altri progetti, come è accaduto, mi sembra, nel caso di Sarah Andelman (la cofondatrice di Colette, ndr.).
 
FNW: Da poco tempo avete un nuovo proprietario, l’imprenditore Tiziano Sgarbi, che ha fondato Twin-Set con la stilista Simona Barbieri, e che oggi possiede altri marchi come Erika Cavallini. C’è la volontà da parte loro di cambiare il vostro spazio, esponendovi per esempio le loro label?
 
CS: Per quanto mi riguarda, non ci sono cambiamenti. Comunque non mi hanno chiesto nulla. Stiamo solo discutendo dell’affitto.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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