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Pubblicato il
16 giu 2021
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Candiani Denim crea con Vision un racconto unico della sostenibilità manifatturiera del jeans

Pubblicato il
16 giu 2021

La milanese Candiani Denim, una delle principali aziende produttrici di tessuto jeans d’Italia, ha aperto il 14 giugno in Porta Ticinese 22 a Milano uno spazio totalmente dedicato a sostenibilità e circolarità delle materie, chiamato Candiani Vision.

Candiani Vision


Vision è stato concepito come spazio di divulgazione verticale sul denim sostenibile e come luogo di presentazione delle nuove tecnologie ecologiche di Candiani Denim, ma è anche uno store vero e proprio, in cui verranno venduti i jeans Coreva, ovvero quelli con cui la tessitura con sede a Robecchetto con Induno (in pieno Parco del Ticino) ha brevettato e portato sul mercato mondiale la prima tela stretch 100% biodegradabile e compostabile della storia.
 
Per risolvere il problema della sovrapproduzione, ogni singolo jeans viene prodotto soltanto su richiesta e confezionato da maestranze artigiane. Il cliente diventa designer e configura il proprio capo in ogni dettaglio, in un’esperienza coinvolgente.

“Per noi Candiani Vision è il contenitore dell’innovazione Candiani, che vogliamo spiegare al B2C, sostituendo la C di consumatore con quella di cittadino”, spiega a FashionNetwork.com Alberto Candiani, Presidente di Candiani Denim. “Per farlo partiamo dal jeans elasticizzato Coreva, la maggiore delle nostre innovazioni e brevetto tutto nostro, che alla fine del suo ciclo di vita può essere utilizzato per biofertilizzare i campi. Non intendiamo ancora proporre questa iniziativa all’estero, ma intanto Candiani Denim sta intraprendendo diverse operazioni di branding”, sottolinea Alberto Candiani. “Non siamo ancora pronti a concorrere con i nostri clienti, però è vero che a Milano, capitale della moda, non esiste un marchio di jeans milanese vero e proprio …”.
 
L’inedita collezione Uomo e Donna totalmente Made in Italy di jeans Coreva, studiata da Chicco Barina (“designer, amico di Candiani e uomo di prodotto”, sottolinea Alberto Candiani), presenta modelli regular e slim che rappresentano il meglio della cultura denim in fatto di tinte, dal black all’indaco, poi un paio di lavaggi, e varie tipologie di tela, inclusi i cimosati e un cotone naturale ecrù.
 
“Si tratta di una linea molto semplice ed essenziale, perché fa parlare i tessuti. La fascia prezzo dei Coreva è premium, andando dai 160 ai 250 euro. La nostra non è una mera operazione di branding per scalare il mercato B2C, ma è realizzata principalmente per validare l’ingredient brand Coreva e il brevetto”, afferma il Presidente.
 
“I jeans fatti al 100% di cotone avrebbero la possibilità di biodegradarsi totalmente (anche se alcuni utilizzano materiali per tingerli o finirli che possono interferire con questa proprietà). Peccato però che oggi vengano usati ormai solo dai puristi, e che oltre il 70% del mercato voglia i jeans cosiddetti stretch, ‘contaminati’ dalla presenza nel tessuto di un elastomero sintetico. Coreva è stato ingegnerizzato proprio per rispondere a tale quesito”, spiega Alberto Candiani.

La manifattura della linea è realizzata dalla veneta Giada. Le camicie all’80% sono ancora di Giada, al 20% sono di International Promo Studio di Misano Adriatico. “I capi però sono direttamente trattati da noi, che ci siamo dotati di una nuova lavanderia. Un gioiello alla super avanguardia”, tiene a sottolineare il Presidente di Candiani Denim. Per la comunicazione, l’azienda milanese ha voluto collaborare con Wråd.

Alberto Candiani e Matteo Ward


Matteo Ward (il CEO e co-fondatore del brand Wråd e già direttore artistico di “Give a Fokus”, l’hub sostenibile del salone di moda di ricerca White) ha infatti realizzato all’interno di Candiani Vision un allestimento creativo incentrato sul dimostrare la reale circolarità del Coreva grazie alla produzione di piante di menta generate attraverso la progressiva decomposizione organica dei jeans. Un’installazione in cui è visibile l’intero percorso della tela denim che, compostata, diventa quindi materia viva. In store, appaiono anche altri esempi di decomposizione del denim e alcuni wall divulgativi.
 
“Con il team Candiani, dal primo giorno abbiamo lavorato per creare un concept di comunicazione creativa ed esperienza in-store che non si limitino alla comunicazione dei materiali all’interno dei loro jeans e siano capaci di rappresentare la promessa circolare di Coreva, ma che forniscano dei servizi tangibili per allungare la vita del capo”, ha precisato Matteo Ward. “Nello spazio Candiani Vision ci è venuta voglia di costruire un servizio per cittadini che vogliono diventare attivisti per avere un impatto diretto sull’ambiente”.
 
“Con i ragazzi delle scuole mi vedo ogni settimana e c’è da parte loro un’onesta e genuina voglia di sapere dove stia la verità nel concetto di sostenibilità nella moda”, prosegue Ward, “ma percepisco la loro difficoltà, perché il sistema industriale veicola una visione molto limitata della sostenibilità o di una eco-sostenibilità spesso fuorviante o sbagliata – inconsapevolmente o consapevolmente, e allora si parla di greenwashing. In una fase di transizione come questa, in cui mancano standard, leggi e una definizione universalmente accettata di cosa significhi moda sostenibile, ognuno si crea le proprie verità. Alcune di esse sono reali, altre no, e il problema è che quando la comunicazione fuorviante viene alimentata da una finanza più o meno illimitata può generare danni enormi, ambientali e sociali”.
 
“Banalmente, se d’improvviso milioni di persone restituiscono dei capi per acquistarne altri ad un player che millanta di poterli riciclare, vai a disincentivare il potere d’acquisto ad iniziative magari meno supportate da possibilità economiche alle spalle perché siano spinte dal marketing o da iniziative di comunicazione. Qualcosa si muove, insomma, ma troppo lentamente”, puntualizza Ward, che ha ancora in cantiere l’idea di aprire uno spazio aperto al pubblico, di scambio e confronto sulla sostenibilità, per il suo design studio Wråd.
 
Nell’intento di Candiani, l’iniziativa Vision dimostra oggettivamente la concreta possibilità della circolarità produttiva nell’industria manifatturiera della tela denim, da sempre considerata una delle più inquinanti e ‘sprecone’ del comparto moda. Ma non solo: Candiani Vision va a creare un sistema di racconto unico dell’ecosostenibilità della manifattura del jeans, unendosi al Candiani Denim Store (l’innovativo negozio-jeanseria del brand aperto a Milano in Piazza Mentana 3, nel distretto delle 5Vie, che prevede la vendita dei prodotti in tela jeans dei marchi  ai quali l'azienda ha fornito la materia prima) e il nuovo spazio Candiani Custom, vera e propria prima micro-fabbrica cittadina di confezione di jeans su misura sita a fianco del negozio, allo stesso indirizzo, spazi che a loro volta si trovano a pochi passi da Porta Ticinese. In queste location, le migliori tele denim della tessitura italiana vengono presentate attraverso capsule collection di brand internazionali e persino confezionate e personalizzate in loco nella mini-factory “che non ha altri esempi nel mondo, un vero esempio di jeans non a chilometri zero, ma a centimetri zero”, dice Alberto Candiani.
 
Il progetto coinvolge diverse PMI italiane (Tonello, Sip Italy, MIC, Okinawa, Cadica e Nearchimica). Grazie alle loro avanzate tecnologie, alcune sviluppate in esclusiva per Candiani Custom, si realizza un progetto di reshoring del jeans che riunisce tutti gli step di filiera sotto un unico tetto, in centro a Milano.

Un jeans Coreva - Candiani Denim


La customizzazione del proprio jeans prevede, oltre alla verifica del modello ideale e al rilevamento delle misure, la scelta della tela, il suo lavaggio o il trattamento laser. Inclusi tutti i dettagli, dai bottoni e i rivetti al colore delle cuciture, dall’etichetta esterna ad eventuali ricami. Lo spazio di Candiani Custom rivisita un interno milanese degli anni ’60, e presenta una zona showroom dedicata alla scelta degli ingredienti della personalizzazione e alla parte produttiva.
 
Alla sede di Robecchetto (160.000 mq di cui 110.000 destinati alla produzione e 50.000 di verde), l’azienda nata nel 1938 dal bisnonno di Alberto Candiani, Luigi, somma una piccola struttura di ricerca situata nel cuore di Los Angeles, capitale del denim made in USA, da sempre il mercato più importante dell’azienda lombarda.
 
Nel 2020 Candiani Denim ha visto scendere il giro d’affari del 32%. “Si tratta più o meno di una perdita in linea con quella dell’intero settore moda. È stata una bella mazzata, ma la buona notizia è che stiamo avendo un ottimo 2021, che ha già raggiunto i parametri del 2019. Il mercato americano (che rappresenta il 40% delle nostre vendite) è letteralmente esploso facendo quel rimbalzone che ci si attendeva, ma che è andato anche oltre le aspettative. Ci aspettiamo un fatturato simile a quello del 2019 a fine 2021 (ovvero nei dintorni dei 100 milioni di euro, ndr.)”, conclude Alberto Candiani, il quale rivela che Matteo Ward continuerà a collaborare con Candiani Denim per iniziative di comunicazione a 360 gradi.

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