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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
28 set 2022
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Camaïeu liquidato, persi 2.600 posti di lavoro

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
28 set 2022

Terremoto nel panorama della moda francese. Il destino dei 2.600 dipendenti di Camaïeu è ormai noto. Il 28 settembre, dopo tre ore di discussioni, il tribunale commerciale di Lille ha deciso di mettere in liquidazione il marchio di moda femminile, che era stato posto in amministrazione controllata lo scorso agosto, ha annunciato la sigla sindacale CFDT (Confédération Française Démocratique du Travail). I 508 negozi del brand abbasseranno le serrande sabato sera e tutti i dipendenti saranno licenziati entro la fine di ottobre. Il piano di prosecuzione del business delineato dal suo azionista dal 2020, Hermione People & Brands (HPB), non ha quindi convinto.

Un negozio Camaïeu


Dovendo trovare finanziamenti per mantenere l'attività della catena, HPB (proprietaria anche di Go Sport, Gap France, La Grande Récré, Galeries Lafayette in franchising, ecc.) questa settimana ha domandato aiuto allo Stato, chiedendogli un sostegno finanziario urgente di 48 milioni di euro su un totale necessario stimato in 80 milioni di euro. Una richiesta ritenuta irrealistica da Bercy.

Di fronte al grave problema di flusso di cassa, il tribunale ha quindi preferito sospendere le spese. Al termine dell'udienza, il sindacato CFDT parla di “un enorme pasticcio”.

Il 28 settembre il sito di e-commerce di Camaïeu è ancora online, ma non accetta più transazioni. In homepage c'è scritto: “Siamo momentaneamente costretti a sospendere gli ordini per garantire una sufficiente qualità del servizio”.
 
Gli asset del marchio saranno quindi messi in vendita separatamente durante la procedura di liquidazione, che si tratti del marchio, della rete di negozi, delle scorte o del sito logistico.

Nell'ambito della gara indetta dai curatori fallimentari quest'estate, erano state presentate due intenzioni di acquisizione globale, ma i due fondi in questione, Hilco Capital e Gordon Brothers, hanno successivamente ritirato la loro offerta.
 
Il piano di rilancio predisposto da HPB prevedeva la chiusura di 208 negozi e la perdita di circa 500 posti di lavoro.
 
In perdita di slancio da diversi anni, poi impattato dalla crisi sanitaria e persino da un recente attacco informatico, Camaïeu col suo vasto network (non omogeneo in termini di identità) non ha saputo sviluppare il proprio modello di business per rimanere leader del prêt-à-porter femminile in Francia. Una posizione che l’insegna nata nel 1984 ha occupato per molto tempo, superando il 10% di quota di mercato, poi progressivamente ed inesorabilmente assottigliatasi. A fine maggio 2022, secondo Kantar, Camaïeu era solo all'ottavo posto nell’Esagono, con una quota di mercato del 2%, mentre il podio era occupato da Zara (3,4%), davanti a Kiabi (3,2%) e Cache Cache (2,9%).

Nato 39 anni fa, Camaïeu è stato creato a Roubaix da quattro uomini che avevano precedentemente operato all'interno dei marchi della famiglia Mulliez, ovvero Jean-Pierre Torck, Eric Vandendriessche, Jean Duforest e Dominique Debruyne. Il brand è arrivato a contare fino a 1.000 negozi nel mondo, per 1 miliardo di euro di fatturato dichiarato nel 2015.

Camaïeu


Nel corso della sua storia, il marchio ha dato i natali anche a Camaïeu Enfant, che divenne Okaïdi nel 1996 dopo un passaggio di mano, e Camaïeu Homme, che il gruppo Mulliez acquisì lo stesso anno per creare la catena di moda maschile Jules.
 
Dopo un rapido successo, basato su una produzione a circuito corto, fatta anche di numerosi riassortimenti, i guai sono iniziati intorno all’inizio degli anni 2000, quando sul mercato francese sono approdati nuovi player, come H&M e Zara. È stato concretizzato un ingresso in Borsa, poi si sono verificate due offerte pubbliche di acquisto, da parte dei fondi AXA Private Equity nel 2005 e Cinven nel 2007.

L'azienda è uscita dalla Borsa nel 2011, per poi fare i conti con ingenti debiti, che nel 2015 hanno superato il miliardo di euro, mentre il marchio realizzava comunque un fatturato di circa 850 milioni di euro. È allora che Camaïeu ha dovuto passare attraverso diverse fasi di ristrutturazione del debito, per essere infine acquisito dai suoi creditori nel 2018, prima di subire una procedura di amministrazione controllata nel 2020, al termine della quale il gruppo HPB lo ha acquisito. Ma, di fronte alle difficoltà e al mancato pagamento degli affitti, nell'agosto 2022 si è deciso per una nuova amministrazione controllata.

La liquidazione pronunciata il 28 settembre potrebbe non significare la fine totale del marchio, il cui nome potrà essere riscattato dal tribunale nell'ambito della procedura di liquidazione.

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