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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 ott 2018
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Camaïeu, appesantito dal suo debito, cerca un po’ di respiro dai suoi creditori

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 ott 2018

Colpito da un’attività commerciale rivelatasi difficoltosa negli ultimi mesi, Camaïeu vede oggi i suoi vari azionisti e creditori negoziare per cercare di garantire il futuro del marchio di prêt-à-porter ed evitare una crisi di liquidità. La holding Modacin, che controlla finanziariamente le attività di Camaïeu, è stata sottoposta dallo scorso 15 ottobre a un procedimento di salvaguardia da parte del Tribunale Commerciale di Lille.

Uno dei 900 negozi dell'insegna Camaïeu nel mondo - Camaïeu


“Gli azionisti della holding finanziaria hanno chiesto l’apertura di questa procedura perché le trattative con i creditori siano supervisionate, in particolare da un amministratore e da un rappresentante legale”, ci ha spiegato una portavoce dell’insegna francese, confermando notizie pubblicate da Le Figaro e da L’Agefi. Camaïeu è di proprietà di vari fondi d’investimento, nessuno dei quali ne possiede la maggioranza: Polygon (28% del capitale), Cinven (25%), e poi Centerbridge e Boussard & Gavaudan.
 
Dopo aver già rinegoziato i termini del suo indebitamento nel 2016, che allora ammontava a un miliardo di euro, conseguenza di un Leveraged Buy-Out (LBO) operato nel 2007, la società da 718 milioni di euro di fatturato nel 2017 deve nuovamente negoziare nuove linee di credito, o almeno ottenere un'estensione della scadenza del suo debito, che adesso ammonta a circa 460 milioni di euro. “L’obiettivo delle trattative in corso è di trovare la migliore struttura finanziaria possibile, adattata alla situazione attuale del settore, per permettere la continuazione del piano strategico della società, che include in particolare il rinnovamento della rete e lo sviluppo omnicanale”, prosegue la portavoce, la quale sostiene che l'attività di Camaïeu è redditizia, senza, tuttavia, comunicare alcuna cifra.

In gran parte a causa di condizioni meteorologiche sfavorevoli, le vendite degli ultimi mesi hanno penalizzato l’attività di Camaïeu e di conseguenza hanno allarmato i creditori, dal momento che il quoziente finanziario fissato nel 2016 (vale a dire il rapporto tra il livello del debito e l'Ebitda generato) è stato superato. Pertanto, anche la variazione di questo rapporto può essere all'ordine del giorno delle discussioni tra azionisti e creditori.
 
Diverse altre società del settore dell’abbigliamento hanno attraversato delle difficoltà derivanti da un LBO (che corrisponde all’acquisizione di un’azienda tramite un prestito rimborsato dalla performance della società stessa), soprattutto il gruppo Vivarte, il cui perimetro si è eroso nel corso degli anni, e che non è ancora riuscito a ripagare il suo debito. Anche IKKS ha intrapreso un’operazione di ristrutturazione del proprio debito all'inizio dell'estate.
 
Mentre i problemi finanziari di Camaïeu stanno venendo a galla, la catena d’abbigliamento ha cambiato CEO alcune settimane fa, con Nicolas Woussen che ha sostituito Elisabeth Cunin, in carica dal 2013. Entrato nell’azienda del Nord della Francia nel 2017 con la carica di vice direttore generale e responsabile finanziario, Woussen ha quindi preso le redini dei 900 negozi che fanno parte della rete retail del brand, 650 dei quali si trovano in Francia. Nato nel 1984 a Roubaix, il marchio, che ha appena lanciato un servizio di vide-dressing online, impiega 5.200 persone, delle quali 4.000 in Francia.

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