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Pubblicato il
23 feb 2022
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Calzolari, non solo collezione ma battaglia ambientale

Pubblicato il
23 feb 2022

"La mia nuova collezione si chiama Ecomachìa. Il termine (che potremmo tradurre con battaglia ambientale, dal greco οἶκος “casa/ambiente” e μάχη “battaglia”) è stato coniato da due studiosi americani, Robert Markley e Molly Rothenberg, per rappresentare, e superare, il classico contrasto tra cultura e natura, società e ambiente: una concezione binaria nata nel XVIII secolo e a loro avviso inadeguata di fronte alla complessità dell’ecosistema in cui viviamo. Non hanno più senso le descrizioni idealistiche della Natura come intrinsecamente armoniosa: gli esseri umani - come tutti gli organismi - sono implicati nella costruzione della natura e, inevitabilmente, anche nella sua contaminazione e distruzione", così Gilberto Calzolari definisce le sue proposte per il prossimo inverno, in calendario a Milano Moda Donna.


Per Calzolari, che ha vinto il Green Carpet Award come Best Emerging Designer nel 2018, oggi non non è più tempo per idealismi, ma di essere consapevoli che tutto ciò che facciamo genera sprechi.

"Da due anni abbiamo vissuto una specie di guerra, e - dice Gilberto - non ne siamo ancora usciti. In questo scenario che ha cambiato tutte le nostre abitudini e le dinamiche del vivere sociale, credo che un designer debba interrogarsi sul senso di quello che fa. Questa collezione rappresenta per me una risposta".


Secondo il designer, oggi più che mai, la ricerca del bello deve passare dalla sostenibilità, utilizzando anche materiali nati per altri scopi. Per questo, una parte della collezione prende spunto dalle divise militari, ma con "un atto di ribellione che vuole riscoprire il femminile e l'individuale in ciò che, storicamente, è sempre stato quanto di più maschile e spersonalizzante". Ecco quindi che autentici capi della seconda guerra mondiale, ripensati e ricomposti, sono diventati femminili e romantici, come la trapunta in nylon usata per coprire le motociclette che si trasforma in una mantella-poncho antivento, o lo zaino da paracadutista verde militare che diventa una gonna aderente mentre il ritaglio di un borsone da guerra capovolto dà forma a una minigonna e un trench militare originale si sdoppia in un tailleur sartoriale.

L’austerità dei capi militari è bilanciata da pezzi più stravaganti e femminili con disegno camouflage astratto: come l’abito asimmetrico oliva, lo chemisier corallo e il total look camicia e gonna portafoglio rame - tutti in seta bio certificata Gots con finissaggio Oeko Tex by Clerici Tessuto. Ma il contrasto tra leggerezza e rigore esplode in tutta la sua forza e iconicità nel cosiddetto outfit “Yeti”: un abito romantico con balze e volant in georgette bio turchese (impreziosito da cristalli Swarovski senza piombo), ingabbiato da un “harness” decorativo realizzato con bretelle da paracadutista e indossato insieme a guanti artici imbottiti di pile e a un cappuccio militare bordato di eco-pelliccia.


Rispetto ai colori accessi e vibranti delle collezioni precedenti, la palette di Ecomachìa è molto più essenziale, e via via che procede, le tonalità militari del verde e del marrone, e i tocchi di azzurro e corallo, lasciano il posto al nero, che trova ampia espressione nel finale, spesso associato con il giallo fluo, quasi a segnalare pericolo.

Ecomachìa è una collezione decisa e combattiva, nata come reazione al periodo che stiamo vivendo, alla ricerca di una bellezza sorprendente e mai scontata.

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