Calzaturiero: produzione in calo del 5% nel terzo trimestre, positivo l’export

Secondo i dati di un’indagine a campione condotta dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, il settore calzaturiero italiano ha registrato nei primi 9 mesi dell’anno un calo del -2,4% della produzione, con una punta del -5% nel terzo trimestre.

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A dare ossigeno al comparto è ancora una volta l’export, che secondo i dati Istat relativi ai primi 8 mesi è cresciuto del 3,7% in valore, sebbene il numero di paia vendute, 143,6 milioni, sia diminuito del 3,1%, per un totale di 2,9 miliardi di euro.
 
“Numeri che ribadiscono l’eccellenza della manifattura italiana sull’alto di gamma”, ha dichiarato Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici. “Se da un lato aumenta del 2,7% l’export in valore verso i Paesi dell’UE (dove sono destinate 7 scarpe su 10 della nostra produzione), dall’altro le vendite extra-UE sono ancora più soddisfacenti e registrano incrementi del 4,7% in valore e del 3,6% in quantità, grazie soprattutto alle esportazioni verso la Cina, che segnano incrementi superiori al 20% sia in volume che in valore. Non mancano però le difficoltà su diversi mercati di sbocco”.
 
Analizzando i diversi territori, la UE, cresciuta in valore, diminuisce del 6% in quantità; la Germania si conferma primo mercato di sbocco (+2,4% in valore), mentre calano Francia (-8,7% in quantità), Spagna (-9,8%) e Paesi Bassi (- 13,9%). Il Regno Unito cala del -1,1% in quantità, ma segna un +5,8% in valore.
 
Sul fronte extra UE, bene Svizzera (+15%) e Far East (+3,6%), con punte del 20% in Cina e dell’11% in Corea del Sud, ma cali per Hong Kong e Giappone (rispettivamente -7% e -3,9%). In positivo anche USA, +4,5% in volume, e soprattutto Canada, con un ottimo +23,4%. Torna a indietreggiare invece la Russia, scesa del -11,3% in quantità. In difficoltà anche Medio Oriente (-7,6% in volume), con segno meno sia per gli Emirati (-1,5%) che per l’Arabia Saudita (-14,7%).
 
Sostanzialmente stabili i consumi delle famiglie italiane (-0,8% in quantità e -0,9% in valore), ad eccezione delle sneaker, cresciute del 3,6% in volume e dell’1,5% in valore.

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