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Calvin Klein: perché il mandato di Raf Simons era destinato a finire

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
today 23 dic 2018
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La notizia della partenza di Raf Simons da Calvin Klein, rivelata di proposito la sera del 21 dicembre, quando tutto l’ecosistema della moda stava per congedarsi per il Natale, non ha sorpreso nessuno. Si trattava infatti di una fine annunciata.

Raf Simons per Calvin Klein - primavera/estate 2019 - Prêt-à-porter donna- New York - © PixelFormula

 
Nonostante critiche unanimemente positive dopo ognuna delle sue sfilate, un budget marketing enorme e il sostegno dei department store e delle star del cinema, lo stilista non ha vinto la sua sfida: attirare una nuova generazione di clienti per il brand americano. Anzi, è successo l’opposto: gli ultimi risultati trimestrali di PVH, il gruppo che controlla Calvin Klein, hanno rivelato che il marchio è stato obbligato a praticare ribassi enormi su decine di migliaia di capi, per limitare i danni.
 
Inoltre, secondo fonti vicine alla vicenda su entrambe le sponde dell’Atlantico, il team direttivo di Calvin Klein sarebbe stato estremamente deluso da Raf Simons, ritenuto troppo autoritario e riservato, e non sufficientemente rispettoso del DNA minimalista e sexy del brand.

A peggiorare le cose, il fondatore della maison, Calvin Klein, avrebbe mosso numerose critiche sulle scelte estetiche di Raf Simons. Secondo alcuni, lo stilista settantenne sarebbe stato particolarmente deluso dallo spettacolare rinnovo del suo famoso flagship store, al 654 di Madison Avenue, orchestrato da Raf Simons. Progettata dal celebre architetto minimalista John Pawson, la boutique completamente bianca era stata concepita come un tempio del design, puro e lineare. Ma Raf Simons ha deciso di cambiare completamente il concept, facendo installare una serie di pareti giallo vivo, drappi di lana rossa e mensole dai colori primari, concepiti da Sterling Ruby, il suo artista feticcio.
 
“Calvin non ha dichiarato nulla ufficialmente, ma ogni volta che passa davanti alla boutique, fa una smorfia”, ha confidato una fonte vicina allo stilista.
 
Il Consiglio di Amministrazione di Calvin Klein sarebbe inoltre stato molto dispiaciuto del potere conferito a Jean-Georges d'Orazio, ex compagno di Raf Simons. Il loro incontro? Jean-Georges d'Orazio lavorava come venditore in un negozio Christian Dior Paris, quando Simons era il Direttore Artistico della celebre maison. Quando lo stilista si è spostato a New York, nell’estate 2016, Jean-Georges d'Orazio l’ha seguito, ed è stato nominato responsabile dei rapporti con la clientela della boutique di Madison Avenue. A Parigi, Bernard Arnault avrebbe rimproverato a d'Orazio di aver spinto Simons a lasciare Dior per iniziare una nuova vita in America.
 
Poco dopo essere arrivato a Manhattan, Jean-Georges d'Orazio era già sul libro paga di Calvin Klein, decidendo anche di installare costosissime opere d’arte nei negozi del marchio. Secondo diverse fonti, i due si sarebbero poi lasciati, rimanendo però in buoni rapporti.

Calvin Klein - primavera/estate 2019 - New York - © PixelFormula


Durante il suo mandato da Calvin Klein, Raf Simons ha continuato a lavorare anche sulle sue proprie collezioni di prêt-à-porter maschile, raccogliendo critiche sempre più positive per le sue proposte tra moda e arte. La sfilata "Bacchanalia" di Raf Simons per il suo marchio, nel febbraio 2018, faceva riferimento a “Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, un film degli anni ’80 sulla dipendenza dalla droghe degli adolescenti berlinesi.
 
“Dare un’aurea chic all’eroina poteva forse avere un senso per il suo brand, ma non aveva niente a che fare con un marchio americano di abbigliamento sportivo”, ha dichiarato un alto dirigente del gruppo PVH.
 
In un primo momento, Raf Simons ha anche presentato la sua collezione eponima a New York, diventando lo show più importante della fashion week uomo, con il risultato di distogliere ancor più l’attenzione dal suo lavoro per Calvin Klein, nonostante abbia poi deciso di sfilare a Parigi.
 
Inoltre, i grandi capi di PVH sarebbero anche stati contrariati dai modi giudicati da megalomane del designer belga. Alcuni manager del gruppo hanno confidato a FashionNetwork.com che Raf Simons si rifiutava categoricamente di condividere gli ascensori con i giovani impiegati. Ovviamente, i collaboratori di Simons hanno negato con veemenza questa affermazione.
 
Il Consiglio di Amministrazione ha però altri rimproveri, ben più seri, da fare a Raf Simons: se non amava condividere gli ascensori, apparentemente non amava nemmeno condividere le sue idee con il team commerciale prima delle sfilate. Da Dior, aveva l’obbligo di tenere totalmente informati dei temi e delle evoluzioni delle collezioni il CEO e il Presidente della maison francese, Sidney Toledano e Bernard Arnault. Da Calvin Klein, Simons avrebbe invece protetto gelosamente il suo lavoro dagli sguardi del CEO Steve Shiffman e del Presidente di PVH, Manny Chirico, cosa che ha esasperato il CdA, soprattutto quando i risultati commerciali hanno iniziato a peggiorare.
 
Oltre a D’Orazio, Raf Simons ha portato con sé anche il suo braccio destro Peter Mueller, un uomo rispettato e gran lavoratore. In parte in seguito all’insistenza di Simons, il brand ha congedato molti dei membri del vecchio team creativo. Inevitabilmente, gli stilisti del prêt-à-porter donna e uomo, Francisco Costa e Italo Zucchelli, se ne sono dovuti andare. Ma anche Kevin Carrigan, un designer molto qualificato, sotto la direzione del quale la linea CK, più popolare e accessibile, aveva raggiunto picchi di vendita. Dei 5 responsabili del design di Calvin Klein solo uno, Ulrich Grimm, responsabile degli accessori, è sopravvissuto all’ecatombe causata dall’arrivo di Simons.
 
Alla fine dei conti, però, la logica è semplicemente…matematica. Quando i dati, più deboli, del terzo trimestre sono stati annunciati, Manny Chirico ha dichiarato agli analisti “Siamo andati troppo lontano e troppo velocemente in materia di moda e di prezzo… Nel 2019 faremo in modo che il cliente si senta più connesso al brand, proponendo un prodotto più commerciale e un’esperienza d’acquisto migliorata, al fine di cogliere l’opportunità di crescita nel lungo termine che si presenta a Calvin Klein”.

Calvin Klein - primavera/estate 2019 - New York - © PixelFormula


All’inizio, l’interesse per la collezione di Raf Simons per Calvin Klein era enorme e il numero di punti vendita in cui era distribuita è esploso, passando da appena 30 a 300. Tuttavia, gli abiti non sono stati venduti bene come si pensava. Inoltre, sotto la direzione di Raf Simons, Calvin Klein non ha aperto alcun nuovo flagship store.
 
Senza dubbio, Raf Simons è stato protetto dagli elogi della critica. È stato premiato dal CFDA, gli Oscar della moda, per il suo lavoro sul prêt-à-porter uomo e donna per Calvin Klein. Cosa che però non ha impedito che il CdA di Calvin Klein rimanesse perplesso quando Simons ha fatto sfilare delle t-shirt stampate con il poster del film “Lo squalo”, già vendute a basso costo nelle stazioni balneari del Regno Unito dagli anni ’70…
 
La società Calvin Klein resta florida, con un giro d’affari annuale vicino ai 4 miliardi di dollari e utili di circa mezzo miliardo di dollari. Tuttavia, nel corso dell’ultimo trimestre, l’utile ante imposte e interessi di Calvin Klein è sceso a 121 milioni di dollari (106 milioni di euro), contro i 142 milioni di dollari (125 milioni di euro) di un anno prima, e le azioni del gruppo PVH sono scese dell’8% in una giornata. Il genere di dati che i manager americani odiano più di tutto.
 
 “Calvin Klein è un’azienda molto prospera, ma se guardate il mondo attraverso un prisma trimestrale, allora si, gli ultimi risultati non sono così positivi”, ha ammesso una fonte vicino alla società.
 
Secondo alcune informazioni, il CdA avrebbe anche chiesto a Raf Simons di cambiare fotografo per le campagne pubblicitarie più importanti, sostituendo il suo vecchio amico Willy Vanderperre con Glen Luchford, anche se le perone più vicino a Simons insistono che sia stata una sua decisione, visto che lo stilista belga era rimasto molto colpito dal lavoro di Luchford per Gucci.
 
Qualunque sia la verità, Calvin Klein è una macchina gigante e profittevole. Però, rispetto ai grandi brand di Milano, New York o Parigi, la sua credibilità sul mercato del lusso resta modesta. Le vendite della sua linea di prêt-à-porter alto di gamma restano deboli rispetto a quelle di Dior, Chanel, Armani, Gucci o Prada.
 
E così, nonostante gli applausi e i premi del CFDA, Raf Simons è stato sollevato dal suo posto presso Calvin Klein. Otto mesi prima della fine prevista del suo contratto di tre anni, il genio belga della moda vive un altro divorzio brutale.

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